L'armonia delle parole

Quando le parole, sapientemente accostate, sono armonia.

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venerdì, 31 agosto 2007

Comunicato del 31 agosto 2007

A breve ricomincia la scuola… sul blog di Laura et Lory.
 
 
In ricordo di Raffaele Crovi su Letteratitudine.
 
 
A Filippo Tuena a al suo Ultimo parallelo il Premio Viareggio su Satisfiction.
 
 
Una bella intervista di Giuseppe Iannozzi a Laura Costantini.
 
 
Bello e di notevole interesse Nei panni di… su rossiorizzonti.
 
 
E su balenebianche Call center, un bellissimo racconto di Sabrina Campolongo.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:52 | link | commenti (2)
categorie: comunicati

Il grigio della noia

grigiedistesebigGrigie distese
di Fabrizio Manini
Introduzione di Taylor Grant Hawkes
Copertina di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
http://www.ilfoglioletterario.it/
lupi@infol.it
Poesia - silloge
Pagg. 118
ISBN: 88-7606-076-6
Prezzo: € 10,00
 
Non so se succede anche a voi, ma a me capita sempre così.
Prendo in mano una silloge e comincio a leggere; all’inizio trovo sempre un po’ di difficoltà, una sorta di atteggiamento di cauto approccio che, per fortuna, viene superato con un semplice ragionamento, che consiste poi in un atto di umiltà, quasi una sottomissione al messaggio del poeta di turno.
Per comprendere e apprezzare la poesia si deve necessariamente avere la massima disponibilità ad ascoltare quanto l’autore ci dice.
La stessa cosa è accaduta con Grigie distese e, lirica dopo lirica (in totale sono 101), sono arrivato alla fine con la piena consapevolezza di aver letto un’opera di notevole gradimento. Di norma, in questi casi, esce spontaneo un aggettivo, che può essere bella, magnifica, stupenda, ma che in questo caso è stato il frutto di un nuovo conio, e così mi è sfuggito dalle labbra un’intensa, quasi a voler qualificare, più che la soddisfazione, l’intera sua costruzione. Preciso che intensa è stato il primo della serie, perché poi è seguito un mirabile e infine un realistica.
Subito dopo, scatta l’inevitabile domanda: perché?
Questa volta, complice il caldo afoso, che rallenta i riflessi e impigrisce la mente, prima di rispondere con le mie considerazioni a questo quesito di rito, quasi inavvertitamente ho incautamente letto, cosa che invece di solito faccio solo dopo aver scritto la recensione, l’introduzione di Taylor Grant Hawkes, poeta e saggista americano.
Ebbene, queste poche righe sono state scritte in modo talmente esauriente che ho finito con il pormi un’altra domanda: che scriverò ora?
Per farla breve, ho deciso, nella circostanza, di mutare completamente il mio modus operandi e dopo questa premessa, forse un po’ lunga, anche barbosa, ma a mio avviso indispensabile, di seguito potrete leggere la mia recensione.
La noia, non quella che ci prende ogni tanto, quando siamo insoddisfatti temporaneamente della nostra esistenza, è alla base di questa silloge.
E’ una noia che trova origine in un contesto esistenziale:
 
Anche oggi/chiude gli occhi/chi non trova posto/nel tacito patto/di esistenza/fra il milite ignoto/e la trincea del nulla. (NOIA I).
 
Del resto già il titolo dell’intera raccolta è di per sé esplicativo. Fra tutti i colori quello più opprimente è il grigio, un colore non colore, una massa uniforme che ci isola dagli altri e che separa noi dalla realtà, come una nebbia persistente. Se poi aggiungiamo una distesa di questo colore, possiamo comprendere come l’isolamento sia totale, come profondo e insanabile sia il senso di solitudine di chi riesce a vedere oltre le immagini, a differenza di chi opera sulle apparenze.
E’ un rifiuto insanabile di fare parte di qualche cosa in cui non si crede, è una lenta presa di coscienza di ciò che si è, di quello che non si è e di nient’altro.
 
A un eroe inutile/è concessa solo/ la forza di odiare/i giorni che si ripetono (da Noia LXXXIII).
 
In un trauma interno, in un conflitto fra la comprensione del proprio stato e il ripudio della possibilità di essere parte del mondo omologandosi, scaturisce un’ emozione catartica quale l’odio.
E’ il passo indispensabile nell’enfasi cosciente della sensazione, ossessiva, del tempo che scorre per giungere a un lucido stato di pazzia, con cui si finisce con l’accettare quel destino, quel fardello che altri portano senza sapere.
La silloge termina con una lirica stupenda, un omaggio di un essere rassegnato alla nemica, ma in fondo amica, perché propria del suo sentire: sempre, eternamente la noia.
E così, con la splendida Ballata della noia si conclude un’opera non solo di elevato livello stilistico, ma di pregnante, rilevante analisi psico-filosofica, dove le risultanze dell’introspezione diventano una visione più generale della vita, di quello che gli altri sono incapaci di avvertire.
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:49 | link | commenti (2)
categorie: consigli di lettura
giovedì, 30 agosto 2007

Comunicato del 30 agosto 2007

Rino ci parla su babilonia61 di Giovanni Battista Piranesi.
 
 
Sabrina Campolongo in veste poetica su balenebianche.
 
 
Sul blog di Cristina Bove, che sarà temporaneamente assente per alcuni giorni, ci sono i suoi saluti e una sua bella poesia intitolata Dalle scogliere e ispirata dai miei Canti celtici, di cui fra un po’ vi parlerò.  
 
 
Non la solita intervista su I sognatori.
 
 
Su Letteratitudine  Ancora Guenter Grass.
 
 
Da Remo Bassini proseguono le discussioni sul Sud.
 
 
Su rossiorizzonti Poetici regali, con segnalazioni di blog dove trovarli e assaporarli, nonché una mia poesia: Il lascito.
 
Traboccanti le notizie dal Pappamento su Un poeta a perdere.
 
 
Con l’occasione ringrazio tutti i blogger e titolari di siti che hanno voluto riprendere, ed esporre presso di loro, il manifesto di Una fiaba per Gramos.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:47 | link | commenti (1)
categorie: comunicati

Poesia

Che cosa ci si può attendere da una poetessa veramente brava come Cristina Bove? Ovviamente una bella poesia e, allora, eccola.
 
Avisio14
Le voci amiche
di Cristina Bove

Le voci amiche
sono puntelli ai muri
lesionati
delle case del cuore
malandate
sono dei frangivento
per i fiori sul filo della sera
sanno formare un argine
coi ritmi della musica
e le parole trasformare
in palpiti…
Le voci amiche
sanno piantonare
le dimore dell'anima
e vietare
il transito al dolore…
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:32 | link | commenti (4)
categorie: poeti e poesie
mercoledì, 29 agosto 2007

Una fiaba per Gramos

Luglio 2007 014
Una fiaba per Gramos
 
Gramos ha 12 anni.
Gramos vive in Kosovo.
Gramos è affetto da una malattia rara, la tirosinemia.
Gramos può sopravvivere soltanto con una dieta speciale e un farmaco che costa 1400 euro ogni 60 giorni.
Gramos RISCHIA DI MORIRE, se nessuno lo aiuta. Finora le “porte istituzionali” a cui ha bussato gli hanno offerto solo vaghe promesse.
Gramos ha bisogno di noi.
Non chiediamoci “Perché NOI?”
Quanto tempo spendiamo ogni giorno a immaginare un presente diverso, a parlarne?
Questa è la nostra occasione per FARE un presente diverso. Un’occasione d’oro. Quella di salvare la vita di un bambino.
SCRIVENDO una fiaba, per cominciare.
ACQUISTANDO un libro, poi.
Un libro che raccoglierà le migliori fiabe che ci invierete. Il contributo di scrittori e blogger che vorrano regalare una storia a un bambino che ha ferocemente BISOGNO di credere alle favole. Il contributo di chi vorrà costruire per lui un AQUILONE da fare volare sempre più in alto.
 
 
 
REGOLAMENTO
 
Possono partecipare tutti.
Scrittori, appassionati di scrittura, blogger. Il limite di battute fissato è di 6000 caratteri spazi inclusi, ma non saremo fiscali, il tema è assolutamente libero. Lasciate viaggiare la fantasia, però ricordate che state raccontando una storia a un bambino. In età scolare, diciamo, per garantire una certa omogeneità.
Un comitato di lettura farà delle scelte, se sarà necessario.
Non ci piace l’idea di rifiutare un regalo, e se sarà possibile non lo faremo. Però l’obiettivo è raccogliere DENARO per dare un futuro a Gramos, e questo non lo perderemo di vista.
 
Le fiabe dovranno essere inviate come allegato, in formato word, all’indirizzo:
 
balenebianche@fastwebnet.it
 
entro il 30 settembre 2007. L’oggetto della mail dovrà essere “Una fiaba per Gramos”.
Gli scrittori selezionati riceveranno successivamente una dichiarazione da firmare, in cui chiederemo loro di cedere i diritti d’autore sulla propria fiaba all’associazione di volontariato City Angels.
Saranno loro, infatti, le nostre mani, quando arriverà il momento di consegnare il dono ai medici che si prendono cura di Gramos.
Il libro verrà pubblicato, in tempi brevissimi (perché Gramos NON PUO’ aspettare) attraverso Lulu.com.
Ogni autore selezionato si impegna ad acquistarnealmeno una copia, (mi sembra proprio il minimo, no?), perchè le nostre parole diventino cibo e medicine.
 
Questo è un concorso atipico, ve ne sarete resi conto. Poche certezze, per ora, ma molta voglia di fare. E molta passione.
Ringrazio Morgan Palmas, blogger e city angel, che per primo mi ha parlato di Gramos, che sarà il referente della raccolta fondi e che fisicamente consegnerà il denaro che riusciremo a raccogliere, girando anche un video a testimonianza di questo importante momento.
Ringrazio Renzo Montagnoli e Francesco Giubilei per l’entusiasmo dimostrato e il prezioso aiuto che hanno spontaneamente offerto per trasformare questo sogno in un progetto.
E un grazie speciale a Remo Bassini, scrittore, giornalista, editor nonché blogger, che ha accettato di mettersi in gioco con noi, scrivendo la prefazione del libro.
 
Sabrina Campolongo
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 11:59 | link | commenti (3)
categorie: una fiaba per gramos

Brividi italiani

serial_killer_italianiSerial Killer Italiani
Cento anni di casi agghiaccianti
da Vincenzo Verzeni a Donato Bilancia
di Gordiano Lupi
Editoriale Olimpia Firenze
Saggio
Pagg. 294
ISBN: 88-253-0091-3
Prezzo: € 16,50
 
 
Gli assassini seriali sono sempre esistiti e non sono quindi un fenomeno recente. Questo bel saggio di Gordiano Lupi conferma che gli omicidi in serie per opera di uno stesso individuo non erano sconosciuti nemmeno nel XIX secolo, come testimoniato dalla vicenda di Antonio Boggia, il mostro di Milano. E quel che è peggio è che, se si sono più accentuati negli ultimi decenni, frutto anche di indagini più accurate che hanno portato a evidenziare la presenza di un'unica mano dietro delitti apparentemente senza punti di contatto, il futuro non potrà che confermarci che non si tratta di un fenomeno di moda, ma di un pericolo sempre presente. Non a caso l'ultimo capitoletto porta un titolo chiaro e lampante: i killer che verranno.
Ciò premesso, il saggio in questione presenta più di un punto d'interesse che tende a differenziarlo da altre opere analoghe più frequenti in periodi recenti.
L'autore non ha volutamente cercato di suscitare emozioni forti, intense, quasi angoscianti nel lettore; il tono distaccato della narrazione è infatti sempre imperniato su tre cardini fondamentali: quando, come e perché.
Quando accadde, anzi accaddero gli eventi delittuosi; come avvennero e infine il perché ebbero a succedere.
Questo percorso logico farebbe presupporre una certa noiosità nell'esposizione che invece non si riscontra perchè giustamente l'autore ha inteso delineare razionalmente un quadro della situazione senza eccessivi approfondimenti, tipici di un criminologo, ma con risposte basate sul comune senso della logica, lavoro non certo facile, considerato che la quasi totalità degli omicidi seriali presentano accentuati disturbi psichici.
Da questo lavoro di indagine nasce così una sorta di resoconto giornalistico, compassato, che potremmo definire all'inglese, in cui si lascia ampio margine alla fantasia del lettore per immaginare scene che altrimenti potrebbero, pur nella loro drammaticità, gravare eccessivamente sulla struttura, di fatto impedendo lo scopo dell'opera.
Il saggio, infatti, ha come obiettivo quello di rendere edotti di un fenomeno ricorrente, al di là di miti e leggende, affinché si abbia sempre ben presente che certi fatti esistono e che traggono origine, prevalentemente, da traumi giovanili che, associati a un'indubbia predisposizione, posso diventare scatenanti di comportamenti illogici e violenti. Insomma, non si può parlare di comuni delinquenti, visto che, salvo rari casi, lo scopo di questi omicidi seriali non è l'arricchimento attraverso l'azione delittuosa.
Il tutto, e non è poco, perché il volume conta 291 pagine, è riportato con lo stile mai greve di Gordiano Lupi che sempre si è potuto apprezzare.
Si arriva così velocemente all'ultima pagina attraverso una piacevole lettura che offre altresì il pregio di un'acquisizione di conoscenza in un campo che costituisce florido supporto per gli autori di romanzi noir, in cui spesso la fantasia è assai inferiore alla realtà descritta così bene in quest’opera.
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:36 | link | commenti (1)
categorie: consigli di lettura
martedì, 28 agosto 2007

Ancora poco e poi...

IL FOGLIO LETTERARIO & EDIZIONI IL FOGLIO
Editoria di qualità dal 1999
Sito internet: www.ilfoglioletterario.it
 
Presentano il nuovo romanzo di Gianfranco Franchi, “Pagano”.
Pagano
 
Pagano è una Vita agra dei tempi moderni. La storia di un intellettuale che vive sulla propria pelle tutto il disagio di chi è costretto a campare con lavori interinali e contratti di collaborazione, precario a vita. Franchi s’incazza ripensando ai sessantottini che dicevano di voler cambiare il mondo mentre davano del fascista a chi non la pensava come loro. Adesso gli eredi di tanti estremisti si sono imborghesiti nei diesse per regalare ai giovani soltanto speranze precarie. Pagano è un antiromanzo anarchico, politico quanto basta ed esistenziale, che racconta la formazione di un uomo alle prese con le sconfitte della vita. Pagano è un’invettiva lanciata da un’isola che non si lascia popolare, un invito a ragionare tenendo i televisori spenti, un sogno fantastico da non lasciare perduto. Pagano è la storia di ognuno di noi. Basta avere il coraggio di andarla a cercare”.  (Gordiano Lupi).
 
“Antiromanzo, certo, ma anche summa di tutta la letteratura passata e anticipazione visionaria di quella che verrà, nel suo sotteso scoramento raccontato con uno stile superbo, Pagano ci scuote dal nostro piccolo torpore polveroso, e ci scuote con uno schiaffo. Anzi. Con una serie di schiaffi e di accerchiamenti. È bellissimo ed è anche terribile, è il nostro tempo precario appeso a un filo già mezzo tagliato rivisto attraverso il caleidoscopio non consolatorio di un letterato che ha fatto sue le considerazioni di Samuel Beckett sul fallire e sulle rovine. (…) Questo è un romanzo che solo un miope, un prevenuto, un corporativo consorte di qualche potentato d’accatto non può non riconoscere come fondamentale. A che cosa, a quale tempo (e a quale ritmo) può essere solo il lettore a dirlo, come sempre, quando si parla di letteratura, come sempre quando un libro ha iniziato il suo viaggio (o meglio il suo camminare sul filo, il suo volo obliquo, il suo arrancare, il suo pellegrinaggio, o anche messa a nudo, apoteosi, preghiera laica, esaltazione, via crucis di soste e attese, telematiche risoluzioni e presidi di amici, di estimatori silenziosi e attoniti, esattori di rimasugli incancreniti dei frantumi passati, detrattori ammutoliti, sudori, pacche sulle spalle, mani che agganciano, sudore, sangue e altra scrittura, subito, tutto in agguato). Licenziate (pre)giudizi e conformità alle scenografie del banale e tenete caro questo libro dopo, come vi ho suggerito, almeno una seconda lettura”. (Francesca Mazzucato).
 
“La tesi avanzata in Pagano urla di fatto che il re è nudo. Afferma niente meno che l’Italia non ha più unità, se mai ne ha avuta una è proprio quella paventata da Pasolini, edonista, subculturale, intimamente fragile perché partorita esclusivamente dalla televisione e dai consumi. E sostiene che in fondo gli italiani sono un’affatturazione mal riuscita, diciamo pure che non esistono, mentre esistono il territorio, il dialetto, i cento campanili, il mosaico dei quartieri-paese (ciascuno con il suo genius loci?). Con naturale perspicacia rafforzata da incursioni forse rare ma azzeccate nella storiografia, Franchi coglie e addenta il cuore del problema. E i suoi morsi fanno male. Ha capito perfettamente cioè che gli italiani non si sono più ripresi, non hanno più trovato una profonda identità collettiva dal tempo di quella guerra civile che ha lacerato l’Italia nel 1943-45 e, non a caso, è stata poi a lungo bandita dalle memorie ufficiali” (Patrick Karlsen)
 
***
 
Gianfranco Franchi, “Pagano”, Edizioni Il Foglio, Piombino 2007. Prefazione di Gordiano Lupi. Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen. Impaginazione, grafica di Marco Fressura.
Collana: Autori Contemporanei Narrativa. Direttore Gordiano Lupi.
ISBN 978 - 88 - 7606 - 158 – 5
www.ilfoglioletterario.it
 
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato libri di poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003) e narrativa: Disorder (Il Foglio Letterario, 2006). È stato coordinatore di due riviste letterarie universitarie, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003. Dal 2003 è responsabile del portale indipendente di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo Lankelot.eu, dove scrive recensioni di libri, film e dischi. Vive a Roma. Collabora con diverse testate, web o cartacee.
 
 
COME ORDINARE
 
1) Direttamente dal sito dell’editore: www.ilfoglioletterario.it - e a mezzo mail ilfoglio@infol.it - Spediamo contrassegno con soli due euro di spese postali, ma si può anche fare un bonifico anticipato o un versamento su ccp 19232586.
2) Nelle librerie convenzionate www.ilfoglioletterario.it/acquista.asp
3) Via Ibs www.internetbookshop.it  o www.365bookmark.it
4) ediQ Distribuzione - Gerenzano (Va) - tel.02.9689323 - fax 02.9689323 - cell. 347.4140016
e-mail: commerciale@ediq.eu - www.ediq.eu - www.ediq.it
5) Tramite il distributore regionale per TOSCANA e UMBRIA: Promedi Firenze di Andrea Nocentini & c. s.a.s. - v   ia del Botteghino,85 int.-    50018 – Badia a Settimo – Scandicci (FI) – Tel.0557223711 fax 0557310943 -promedi@interfree.it     
6) Tramite il distributore nazionale BOOKS SHOP CONNECTION - Direzione Commerciale: Via degli Abeti n° 346 - 61100 Pesaro (PU) - Italia -  Tel. 0721 25508 - Fax 0721 25508 - E-mail: bscitalia@interfree.it - Sito: www.bscitalia.net
7) In ogni libreria italiana di buona volontà (ovvero che non venda solo Faletti e Dan Brown e che sia disposta  a comporre lo 0565 45098 opure a scrivere una mail a ilfoglio@infol.it e a ordinarli)
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9) DA CASALINI LIBRI - FIRENZE - distributore per la TOSCANA - Casalini Novità <acatella@casalini.it>
10) Presso ALESSANDRO DISTRIBUZIONI - Bologna - http://www.fumetto-online.it - ad@alessandrodistribuzioni.it
10) Telefonando voi stessi allo 0565 45098, scrivendo una mail a ilfoglio@infol.it o una lettera (se non siete telematici) in via Boccioni 28 - 57025 Piombino (LI)
11) PANINI DISTRIBUZIONE per FUMETTERIE: Riccardo Cantarelli <RCantarelli@Panini.it>; Panini Distribuzione <eventura@panini.it>.
12) PEGASUS DISTRIBUZIONE per FUMETTERIE: mega@alastor.sm <mega@alastor.sm>.
13) STARSHOP DISTRIBUZIONE per FUMETTERIE: Star Shop :: Nicoletta Fiorucci <nicoletta.fiorucci@starshop.it>.
 
COMPRARE UN LIBRO DI UN PICCOLO EDITORE NON E’ IMPOSSIBILE, BASTA VOLERLO!
 
 
 
EDIZIONI IL FOGLIO
UFFICIO STAMPA
056545098
Corrispondenza: CASELLA POSTALE 171
Posta Centrale di via Volta - Piombino
Redazione: via Boccioni 28
57025 PIOMBINO (LI)
 
 
IL FOGLIO LETTERARIO & EDIZIONI IL FOGLIO
Rivista fondata nel 1999 /Casa Editrice fondata nel 2003
Associati a FIDARE – Federazione Italiana degli Editori Indipendenti – www.fidare.it
Sito internet: www.ilfoglioletterario.it
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 21:15 | link | commenti (1)
categorie: notizie letterarie

Comunicato del 28 agosto 2007

Le statue cittadine della storia su babilonia61.
 
Parlare del sud da Remo Bassini.
 
I diritti (disattesi?) dei bambini su rossiorizzonti.
 
Notizie dal pappamento…sullo Svernacoliere.
 
Interessante riflessione sui concorsi letterari su I sognatori.
 
Help 2.0 su balenebianche.
 
Chi scrive e chi è scrittore su Caffè Storico Letterario.
 
Dialoghi cosmici da Cristina Bove.
 
E' online l'ottavo capitolo di Le colpe dei padri, di Laura Costantini e Loredana Falcone.
 
Help 2.0 anche da Morgan.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:08 | link | commenti (1)
categorie: comunicati

Drinnnn...drinnn

Ammetto che è un racconto semplice semplice, ma spero che vi possa almeno strappare un sorriso.
 telefono
 
           Il suono del telefono
 
                        di Renzo Montagnoli
 
 
Piena notte, non s’ode volare una mosca e io dormo beato, quando…quando uno scampanellio acuto mi percuote i timpani, s’irradia a raggiera nel cervello, mi fa spalancare gli occhi.
Quel suono stridente mi è familiare, un trillo discontinuo e allora comprendo che è il telefono.
Chi sarà mai, di notte? Tutti i peggiori pensieri si accavallano, un incidente, un parente che sta male o anche peggio.
Trepidante allungo la mano, cerco sul comodino e finalmente trovo la cornetta, la sollevo, accosto il microfono con mano tremante alla bocca e chiedo:
- Pronto, chi parla?
Nessuna risposta.
Reitero la domanda, con voce più ferma: nulla.
E il telefono continua a squillare, imperterrito.
Non capisco o non voglio capire, tiro un paio di moccoli pensando a uno scherzo di pessimo gusto,
ma poi, sempre con quella cornetta in mano e il trillo imperterrito, focalizzo che c’è qualche cosa che non va.
Faccio per accendere la luce, ma mi accorgo sgomento che la stanza è illuminata; eppure, sono sicuro, lo giuro, non avevo nemmeno toccato l’interruttore.
- Che succede?
Non è una domanda, è quasi un urlo sgraziato.
Mi volto e vedo l’aria interrogativa di mia moglie.
- Non lo so. Il telefono ha preso a squillare e continua, inoltre la luce si è accesa da sola.
- Ma cosa dici! Com’è possibile?
- Senti anche tu: ho la cornetta in mano e non smette di suonare. Anzi, adesso sento anche altri rumori, calpestio di passi per le scale, voci concitate in strada.
- Sarà successa una disgrazia.
- Vado a vedere.
Mi vesto alla meglio e m’avvio alla porta di casa, non senza aver potuto fare a meno di constatare che i due computer non sono spenti, che i televisori gracchiano a tutto volume, che la lavatrice è in funzione come il forno elettrico della cucina a gas, che il campanello squilla. Quel che è peggio, però, è che anche il cellulare, che tengo sempre spento, trilla come un ossesso.
Raggiungo barcollando la porta e la apro: lungo le scale c’è tutto il condominio.
La vecchietta che sta di fronte a me si agita:
- Suona tutto, si è acceso tutto. E’ opera del demonio!
Passo avanti e incontro Luigi, quello che abita nell’appartamento sopra il mio.
- Senti, senti che roba: è un concerto! Stavo facendo…, insomma ci siamo capiti. Sono lì sul più bello e squilla il telefono; mi sono bloccato, un vero e proprio choc. Pensi che ne porterò le conseguenze, che non mi funzionerà più come una volta?
Lo guardo allibito e non rispondo, scendo lungo le scale in un frastuono infernale, perché non è solo il mio condominio, ma tutta la via che è animata con gente che interroga, che strepita, che cerca di capire quello che sfugge a ogni umana comprensione.
Un gruppetto è intorno a Mario, un dipendente dell’Enel.
- Scusa, Mario, ma tu che sei nel campo, sta facendo un esperimento il tuo padrone?
- Non è che dopo il black-out dello scorso anno vogliate provare qualche nuova diavoleria?
Mario si stringe nelle spalle – Ma cosa volete che sappia, io. Lavoro in ufficio, nel reparto commerciale.
- Eh no, qualcosa devi sapere, perché sei stato uno degli ultimi a scendere. Parla, perdiana, parla, altrimenti ti faccio vedere anche le stelle!
E’ un energumeno che dice queste parole e per sottolinearle agita i pugni.
Mario non sa che dire, ma poi gli viene un’idea, un lampo di luce – L’Enel non c’entra, suonano anche i telefonini.
- E’ vero! – gridano in coro, felici di aver depennato un possibile colpevole.
Si fa fatica a sentire quel che dicono a causa del rumore assordante, anche perché ora si sono messe in moto le automobili, da sole ovviamente.
La signora Beatrice, tutta casa e chiesa, anzi più chiesa che casa, perché acida com’è non ha trovato uno straccio di marito, si mette in ginocchio e comincia a pregare sgranando il rosario.
Non si capisce che preghiere reciti, perché biascica le parole e con tutto il frastuono intorno nemmeno Caruso riuscirebbe a farci udire il suo do di petto.
Ho dimenticato l’orologio e allora chiedo l’orario.
- E’ la mezza passata, anzi sono le dodici e ventuno minuti.
Faccio un rapido calcolo, ovviamente non corretto: è circa dieci minuti che ho lasciato l’appartamento, cinque minuti per vestirmi e altri cinque per rendermi conto da quando mi sono svegliato; quindi, il fenomeno sarebbe iniziato a mezzanotte.
Chiedo conferma ad altri e anche loro, dopo un conteggio simile al mio, arrivano alle stesse conclusioni.
La signora Beatrice, che prega, ma ha orecchie buone e allenate, lancia un urlo: - E’ il giorno dell’apocalisse! Nostradamus l’aveva previsto.
Poi le prendono delle convulsioni, strabuzza gli occhi e si lascia cadere sul selciato.
Luigi, sì quello del coitus interruptus, si china per soccorrerla, ma lei gli si avvinghia come una piovra.
- Se devo morire, come tutti, è giusto che una volta in vita mia lo faccia. Vieni qui, bel Luigi!
Ma lui con fatica si divincola, si rizza in piedi e in preda a una tensione incredibile grida “un basta” con una tonalità tale che sovrasta il frastuono e scommetto che l’odono perfino a diversi chilometri di distanza.
Il suo volto è livido, schifato per quella richiesta di amplesso, incavolato per una notte che doveva essere di piacere e che invece…
Incredibile, ma vero: l’urlo ha avuto un effetto dirompente e ogni rumore è cessato, le auto si sono spente, come i telefoni, i cellulari, tutti gli apparati elettrici insomma.
Restano accese solo le lampade dei lampioni e illuminano visi stanchi, tirati, ma soprattutto sbigottiti.
Non ci diciamo nulla, ma piano piano lasciamo la strada, rientriamo nelle abitazioni.
Quando arrivo in camera da letto non dico niente a mia moglie e del resto che potrei dirle di logico.
Lei, invece, ha un’idea: - E’ stato un esperimento degli americani.
Non rispondo, scivolo sotto le coperte, giro l’interruttore e la luce si spegne. Riuscirò a dormire?
 
Un altro suono, la mano che corre al telefono, solleva la cornetta, ma il trillo continua; sempre a tentoni la mano si sposta, trova la sveglia, schiaccia il pulsante e tutto torna silenzio.
Mi alzo, mi lavo, mi vesto, perché c’è da portar fuori la cagnetta per i suoi bisognini mattutini. Come esco dalla porta trovo la vecchietta che, come d’uso, quando sente un rumore s’affaccia.
Le dico: - Che notte!
E lei per tutta risposta:- Che vuole mai, quando si è vecchi si dorme poco e infatti mi sono svegliata alle tre.
- Alle tre, non prima?
- Sono vecchia, ma non sono rimbambita. Se dico che erano le tre è perché erano le tre.
Scendo le scale e sento che qualcuno cerca di raggiungermi: è Luigi che va al lavoro.
- Ti ho disturbato, per caso, ieri sera?
- Tu Luigi mi avresti disturbato?
- Sì, insomma, il cigolio del letto, magari qualche gemito. Invecchio, ma lì sono sempre in forma.
- Non hai da dirmi niente altro?
- Non vorrai che ti racconti tutto, porcellone.
E si allontana canticchiando.
C’è qualche cosa che non quadra e spero di trovare Mario, compagno di quest’orario perché pure lui ha il cane.
Eccolo, lo raggiungo e facendo finta di niente provo a dirgli: - Dormito bene?
Quello mi guarda insonnolito, poi borbotta: - 8 ore di fila.
Resto esterrefatto e se non impazzisco ci manca poco.
Incontriamo la signora Beatrice, di ritorno dalla Messa. Sempre vestita di nero, con quel viso certo non bello, ma mai sorridente, sembra una cornacchia.
La salutiamo e lei nemmeno risponde, abbassa gli occhi e accelera il passo.
Mario, che non l’ha in simpatia, si lascia scappare la frase del giorno: - Dicono che è ammalata, ma io so qual è la cura per guarirla. Solo che non si trova un medico adatto nemmeno a pagarlo a peso d’oro.
Adesso ho fretta di rientrare, ho la mente confusa. Come i cani hanno finito, ritorno sui miei passi, accelerando e quando rientro in casa trovo mia moglie già sveglia.
- Caro, ho dormito meravigliosamente.
Abbozzo un sorriso e lei se ne accorge.
- Tu invece hai passato una brutta notte. Parlavi, non si capiva che dicevi, ma parlavi. Hai anche gridato. Non devi aver digerito bene: troppa peperonata alla sera. Alla nostra età dobbiamo stare attenti.
Tiro un sospiro di sollievo: era stato solo un incubo, un tremendo incubo.
All’improvviso squilla il telefono, sollevo lesto la cornetta, chiedo chi parla e nessuno risponde.
Resto sbigottito, mentre il trillo continua.
- Renzo, ti decidi, o no, ad andare a rispondere al telefono in cucina?
Grande moglie, la mia!
Quando si dice che basta una parola e così ho ritrovato la serenità.   
 
        
(da “Storie di paese “ – Seconda serie)
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:41 | link | commenti (11)
categorie: narratori e racconti
lunedì, 27 agosto 2007

Comunicato del 27 agosto 2007

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