L'armonia delle parole

Quando le parole, sapientemente accostate, sono armonia.

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venerdì, 30 novembre 2007

Laggiù in fondo

Quasi una fiaba, ma amara, come il lavoro di chi non vede il sole.
 Laggiù in fondo
 
Laggiù in fondo
di Renzo Montagnoli
 
Da quando avevano scoperto il giacimento di antracite ed era stata avviata l’attività di estrazione tutti gli uomini del paesino avevano lavorato nella miniera, una generazione dietro l’altra, e anche ora che la vena stava inaridendosi nessuno pensava di lasciare quella pericolosa attività e di emigrare all’estero, come avevano fatto quelli della valle vicina. Il rischio era sembra incombente, la fatica ogni giorno più improba, ma il legame con la propria terra, con le origini era più forte di qualsiasi considerazione.
Anche Fasulin, benché avesse solo 14 anni, ogni giorno scendeva nel pozzo a sudare, a respirar polvere di carbone per 12 ore, perché così aveva fatto suo padre, e prima ancora suo nonno, e perché la fame era sempre tanta. Aveva cominciato a 10 anni, quando ancora le mani avevano quella morbidezza e quel colorito roseo dell’età, e ora si erano già indurite e nelle unghie si annidava il nero del carbone, così tenace che nemmeno a lavarle con la spazzola veniva via.
Era stato il bisogno a farlo scendere in miniera, ma in lui c’era anche una vocazione, nata nelle lunghe sere d’inverno intorno al focolare, quando il nonno e gli altri vecchi raccontavano le storie del mondo sotterraneo. Lui se ne stava ad ascoltare per ore, gli occhi sgranati, quasi rapito da quelle vicende di elfi, di folletti che animavano le buie gallerie del sottosuolo. E anche se alla fine dicevano che non era vero, ma solo una favola, lui stava zitto, mentre i suoi occhi vedevano profondi cunicoli animati da lucine volteggianti, da omini verdi che cantavano canzoncine allegre e melodiose.
Quando, in uno dei tanti incidenti, gli venne a mancare il babbo e la sera si ritrovò di colpo solo con il nonno da tempo inabile e con la mamma, stravolta dal dolore e da una vita di stenti, fu giocoforza proporsi di andare a lavorare giù in miniera. Lo presero subito, visto che se rendeva la metà di un adulto, però lo pagavano un quarto del salario, una miseria appena sufficiente per sopravvivere. Ma lui andò, perché almeno la grande fame non fosse di casa e anche perché voleva entrare in quel mondo di fantasia che tanto sognava. Gli diedero come istruttore il vecchio Giamba e così cominciò una dura realtà che Fasulin volle vedere come una fiaba.
- Per i primi tempi, scenderemo poco e non scaverai, ma aiuterai a spingere i carrelli pieni di carbone. Così, poco a poco, ti abituerai all’oscurità, alla poca aria e imparerai i segreti della miniera.  
- Sì, parlami dei segreti, voglio sapere.
E Giamba si lasciava andare a raccontare cose strampalate, a cui nemmeno credeva, leggende che aveva ascoltato da bambino e che la dura realtà aveva quasi cancellato dalla sua mente.
- Sembra che sotto non ci sia nessuno, ma la miniera è più popolata del paese. Ci sono gli gnomi, piccolissimi e dispettosi, che ti tirano i capelli. E poi gli elfi…
- Come sono gli elfi? Descrivimeli, per piacere.
- Sono difficili da vedere.
- Ma tu li hai visti, vero?
- Sì, una volta, in una delle gallerie più profonde. C’era un gran buio, ma poi è comparsa una gran luce, insieme a una musica allegra, come quella che si suona per ballare nella festa del paese. Mi sono guardato intorno e a non più di tre metri da me l’ho visto.
- Era brutto?
- No, no, sembrava un bambino come te, tutto vestito di verde; mi guardava e cantava, con una vocina sottile, ma melodiosa. E’ stato solo per un attimo, ma poi è ritornato subito il buio e con esso il silenzio.
Fasulin era rimasto come imbambolato, come se davanti agli occhi vedesse l’immagine descritta dal vecchio. Quella sera neanche mangiò quel poco che c’era e corse subito a coricarsi; benché rotto dalla fatica, si trattenne dal dormire subito, sforzandosi di vedere nel buio della stanza quell’immagine che si era impressa nel cervello in modo indelebile.
- Sono cattivi gli elfi?
- No, sono buoni, come i bambini. Di cattivo c’è solo l’orco.
- Com’è?
- Non lo vedi, ma senti il suo puzzo di gas e quando si arrabbia esplode come un tuono e fa crollare tutto. L’ha già fatto diverse volte e molti di noi sono rimasti laggiù, senza poi poter tornare in superficie.
- Come il mio papà?
- Sì, come lui. Quando senti quel puzzo, corri più che puoi, cerca di risalire e l’orco non ti prenderà.
Fasulin restò muto, ma nei suoi occhi si vedeva la paura. Quella sera andò a coricarsi molto tardi, mentre gli continuavano a rimbombare nella mente le parole del vecchio Giamba. Inspirò profondamente, ma l’aria della camera non puzzava e allora, vinto dalla sonno, chiuse gli occhi. 
Progressivamente si abituò alla vita della miniera, al duro lavoro di tutti i giorni e quando arrivò a 14 anni, abbastanza robusto per usare il piccone, i padroni decisero di farlo scendere nel pozzo più profondo. Per Fasulin fu una giornata memorabile: ora anche lui era un minatore come tutti gli altri, con un salario pieno, anche se misero, e, nel suo caso, con la possibilità di scendere in quel mondo che la sua fantasia tanto vagheggiava.
Stranamente, però, non accadde nulla e né ebbe ad avvertire il puzzo dell’orco, né tanto meno gli si presento l’occasione di vedere gli elfi.
Di questo mondo sotterraneo parlava continuamente con Giamba, che stava ad ascoltarlo e ogni tanto scuoteva il capo. Un giorno si stancò, lo prese da parte e gli disse:
- Senti, ragazzino, non ti sembra che sia venuto il tempo di non credere alle favole? Il lavoro è già bestiale, la miseria tanta, e mi pare che sia giunto il momento che tu apra gli occhi: non c’è l’orco, non ci sono gli elfi, ci sono solo leggende che incantano i bambini e che a noi grandi, quando le raccontiamo, fanno dimenticare quanto sia grama la vita che conduciamo. Sono il sogno di un momento e nulla di più.
- No, sono il sogno di tutti i miei giorni, di tutte le mie notti, e solo così non sento la fatica, ho meno fame e quando torno a casa la sera non vedo quel povero vecchio mezzo scemo di mio nonno e mia mamma che sembra vecchia ancor più di lui. Io ci credo e sento che invece è tutto vero quello che mi hai raccontato e un giorno lo vedrò.
Ma i giorni passavano e, se anche il sogno permaneva, agli occhi di Fasulin la miniera si presentava sempre come un buio budello in cui ammazzarsi di fatica.
Poi, in una nebbiosa giornata di novembre…
- Giamba, sento il puzzo dell’orco!
Il vecchio si fermo, inspirò profondamente e avvertì l’acre odore del gas.
- Via, via tutti, il gas!
Cominciarono a correre verso la bocca del pozzo, Fasulin davanti e Giamba, meno in forze, dietro. Erano già risaliti, come gli altri, di un centinaio di metri quando avvenne l’esplosione. Un lampo accecante percorse i cunicoli, bruciò senza pietà gli uomini che si trovavano sul suo cammino e le travi di sostegno delle volte, che cominciarono a cadere.
Poi tutto finì e Fasulin si trovò, solo, in una galleria che piegava verso il fondo, chiusa dall’altro lato da una montagna di detriti. Si guardò intorno, ma non vide nulla, se non il buio più assoluto. Rimase fermo, incerto sul da farsi. Passarono le ore, ma i soccorsi non arrivavano e forse non erano nemmeno partiti, perché quando l’orco si arrabbiava non c’era nulla che l’uomo potesse fare. Decise, allora, di muoversi e, poiché era buio fitto, procedette a carponi lungo il cunicolo che degradava verso il basso. Andava piano e non poteva sapere né quanta strada avesse percorso, né quanto tempo fosse passato.
In superficie, intanto, intorno all’imboccatura del pozzo sostavano i parenti, i compagni degli altri turni, in attesa del ritorno alla luce della squadra di soccorso. Quando emerse dalle viscere, il capo non potè far altro che scuotere le braccia, perché non avevano trovato che morti, in pratica gli operai di un intero turno, fatta eccezione per uno: Fasulin. La madre, impietrita dal dolore, se ne stava in silenzio, guardava quel buco nero da cui suo figlio non sarebbe più tornato.
Laggiù, intanto, Fasulin continuava ad avanzare, avvertendo però già i segni della stanchezza, il freddo che gli saliva dai piedi e lo faceva tremare. Infine, non ebbe più la forza di andare avanti e si rannicchiò contro la parete. Il buio era completo e cominciò a pensare che la sua illusione altri non era che il sogno disperato di evadere da una realtà senza speranza.
“Aveva ragione Giamba: non c’è nulla per i poveri come noi, nemmeno la possibilità di continuare a sognare. Al mondo non siamo altro che un bruscolino nell’occhio del tempo: troppo piccoli per apparire, troppo miseri per renderci conto di vivere. E’ inutile che il prete ci dica che nostro sarà il regno dei cieli: siamo talmente in basso che Dio non ci potrà mai vedere.”
La stanchezza, il freddo e la poca aria cominciavano a prendere il sopravvento, il tutto acuito dallo scoramento, perché si rendeva conto che nessuno sarebbe venuto a prenderlo, che i soccorsi erano una speranza su cui non era possibile contare.
Cercava di tenere gli occhi aperti, di penetrare quel buio così assoluto che stava entrando in lui, ma le palpebre cominciavano ad appesantirsi, il cuore rallentava sempre più i battiti, il respiro diventava affannoso. Provò a levarsi in pedi, ma cadde; gli occhi gli facevano male, gli sembrò di gelare del tutto; ansimando tese una mano verso il nulla e le palpebre gli si chiusero. E fu allora che una luce vivissima illuminò la galleria, mentre le volte furono percorse dal suono di una canzoncina che tanto gli ricordava una ninna nanna che la mamma gli sussurrava da piccolo. Spalancò gli occhi: eccoli, li vide. Vestiti di verde, sorridenti, gli elfi erano intorno a lui, e più dietro ancora c’erano tanti volti noti e fra questi Giamba e suo papà che sembravano invitarlo.
Si sentì straordinariamente leggero mentre le sue gambe percorrevano i pochi passi che lo separavano da loro.
   
 
 
 
 
 

                                                                                              

postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:08 | link | commenti (11)
categorie: narratori e racconti

Comunicato del 30 novembre 2007

L’aggiornamento di Arteinsieme.
 
 
Livorno e i corsari del XVI secolo, su babilonia61.
 
 
La vecchia bambina, un racconto di Sabrina Campolongo.
 
 
Una vergogna senza precedenti Marco Ahmetovic testimonial di Giuseppe Iannozzi.
 
 
La maldicenza insiste…da Remo Bassini.
 
 
Un articolo di Milvia Comastri sulla situazione in Tibet.
 
 
Satisfiction, ritorna il blog.
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:57 | link | commenti
categorie: comunicati
giovedì, 29 novembre 2007

Salice

Sarà perché sostare sotto la sua ampia chioma dà un senso di protezione, ma in effetti il salice infonde una grande quiete.
 salice1
Salice
di Gloria D’Alessandro

Maestosamente sommerso
tra ciglia di strade.
Malinconico e cupo
da tanta tristezza emanante
lamenti di piccole foglie
impazzite dal vento.
Umilmente chinato
al saluto solare.
All'ombra del suo rispetto
la serenità
del suo profumo
mi avvolge
con l'assillo
della quiete.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:53 | link | commenti (3)
categorie: poeti e poesie

Forse il più bel romanzo di Camilleri

La pensione EvaLa pensione Eva
di Andrea Camilleri
Arnoldo Mondadori Editore
Narrativa – romanzo
Pagg. 158
ISBN: 978-88-04-56892-6
Prezzo: € 6,00
 
Dopo la lettura, gradevole, ma sinceramente nulla di più, del “Il colore del sole”, non mi sarei aspettato, prendendo in mano questo “La pensione Eva”, di imbattermi in un gran bel romanzo, uno dei migliori in assoluto fra i numerosi scritti da Camilleri.
In verità lo scrittore siciliano tende a puntualizzare in una nota finale: “Quanto scritto intende essere semplicemente una vacanza narrativa che mi sono voluto pigliare nell’imminenza degli ottanta anni.”
Se questa è una vacanza narrativa, consiglio vivamente a Camilleri di prendersene altre.
La nota prosegue:”Oltretutto, alla lettura credo che presenti difficoltà minori di altri miei romanzi. E persino il titolo è diverso dai miei soliti.
Effettivamente, nonostante lo strano linguaggio che caratterizza tutta la produzione di Camilleri, risulta assai più comprensibile del solito.
Sempre leggendo la nota: “Desidero avvertire che il racconto non è autobiografico, anche se ho prestato al mio protagonista il diminutivo col quale mi chiamavano i miei famigliari e i miei amici. E’ autentico il contesto. E la pensione Eva è veramente esistita…”.
La precisazione è doverosa, in quanto si ha l’impressione che il racconto sia autobiografico e forse, in parte, lo è, perché certi turbamenti adolescenziali sono propri di tutti gli esseri umani.
Se la trama principale è la nascita, il successo e poi la fine, drammatica, di una casa di tolleranza che ha la sede a Vigata, si allacciano altre vicende, non sempre secondarie, che hanno il pregio di fornirci una visione viva e realistica di un’epoca.
Tutto ruota, in effetti, intorno alla figura di Nenè che si presenta fin dall’inizio con i suoi dodici anni e che poi chiude la narrazione al raggiungimento della maggiore età.
I turbamenti sessuali di questo fanciullo, i giochi con la cuginetta, le paure di non essere abbastanza uomo sono raccontate con mano leggera, senza mai indulgere al laido, anzi non è infrequente un sorriso di comprensione alla luce della naturale innocenza del protagonista.
Non deve comunque stupire che Camilleri, a ottanta anni, si sia messo a scrivere dell’amore carnale, perché vi sono degli illustri precedenti e tanto per citarne uno mi permetto di fare il nome di Garcia Marquez con “Memoria delle mie puttane tristi”. In effetti, sono dell’opinione che, giunti a una certa età, riesca più facile scrivere proprio dei turbamenti giovanili, vivi mentalmente nel ricordo, ma privi ormai della pulsione fisica del ricordo stesso.
Questo Nenè, che si scopre, o meglio si illude di essere Casanova, ci condurrà dentro la famosa pensione, ci renderà partecipi di avventure varie, mentre la voce narrante ci porterà gradualmente a conoscere la tragedia, nell’isola, della seconda guerra mondiale, in pratica fino allo sbarco anglo americano.
La descrizione degli eventi bellici è quanto di meglio ci si possa attendere: poche, sapienti incisive immagini e il lettore percepisce chiaramente lo stato di tensione derivante dai bombardamenti, lo sfascio di un regime e la psicosi della gente ormai in balia degli eventi.
Non stupisce, poi, la simpatia dell’autore per le ospiti della pensione, persone deboli, con storie familiari spesso tragiche, e come è ben noto Camilleri ha sempre un occhio di riguardo per gli umili e i diseredati.
L’ambientazione è resa in modo mirabile, la mano è felice e lieve nel trattare argomenti un po’ scabrosi, la trama è avvincente, i vari personaggi sono azzeccati, la lettura è agevole.
Insomma, non è possibile pretendere di più da un libro.
 
 
                                             Renzo Montagnoli
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:51 | link | commenti
categorie: consigli di lettura

Comunicato del 29 novembre 2007

Rino ci parla degli ultimi Asburgo di Spagna.
 
 
Cinzia Pierangelini si interroga sull’anima.
 
 
Intelligenza emotiva su Katherjne’s Road.
 
 
Chavez e la società politica dello spettacolo su Letteratitudine.
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:47 | link | commenti
categorie: comunicati
mercoledì, 28 novembre 2007

Un po' di quiete

Penso che ogni tanto sia giusto abbandonarsi a versi che portano a una quiete serena ed ecco allora:
 Chiesa SAntonio Casarsa della Delizia
 
Al vespro
di Renzo Montagnoli
 
         S’accheta il villaggio
         nel sole che cala
         e s’appresta al riposo.
 
         Osterie assonnate
         che s’aprono alla sete
         di uomini stanchi del giorno.
 
         Piazzette che si riempiono
         di bimbi festanti
         di mormorii di donne
 
         di parole sussurrate
         che rapide corrono
         di orecchio in orecchio.
 
         Lontano il suono di una campana.
         E’ l’ora del vespro
         e nere vecchine s’affrettano.
 
         Sul sagrato s’apre la porta della chiesa
         ad accogliere quel che resta del giorno.
         Il tempo di una preghiera e già è sera.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:01 | link | commenti (5)
categorie: poeti e poesie

Comunicato del 28 novembre 2007

Per l’intervista delle jene, Masso vs Mel.
 
Fausto Gliozzi, su rossiorizzonti.
 
Patrizius folgorato dalla pittura.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:54 | link | commenti (1)
categorie: comunicati
martedì, 27 novembre 2007

Il vento

Il vento
Il vento
di Antonello Bianchi
 
Io sono il vento,
il vate dai mille versi.
Io sono il vento,
il pittore dai lunghi pastelli.
Io sono il vento,
il musico dalla voce possente.
Io sono il vento,
il geometra dai molti righelli.
Io sono il vento,
il giullare dal naso rosso.
Io sono il vento,
il balordo dalle cento verità.
 
Io sono il vento,
solito sciocco che si leva mai tra i piedi,
anonimo fabbro delle idee.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:26 | link | commenti (2)
categorie: poeti e poesie

Comunicato del 27 novembre 2007

Fotografia e poesia sul blog di Antonello Bianchi e Daniela Caracappa.
 
 
Suppellettili di viaggio di Filippo II, su babilonia61.
 
 
Tre belle novità per “Le fiabe di Gramos”, su balenebianche.
 
 
Amici da lontano, una bella poesia di Cristina Bove.
 
 
Cinque minuti con…Patrizia Garofalo, di Ivan Fedeli.
 
 
La creatività dell’essere umano (uomo…), su Acme del Pensiero.
 
 
Un capolavoro letterario: Ultimo parallelo, di Milvia Comastri.
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:23 | link | commenti
categorie: comunicati
lunedì, 26 novembre 2007

Il tacere del pendolo

Il tacere del pendoloIL TACERE DEL PENDOLO per web
di Antonello Bianchi
Introduzione di Daniela Caracappa
Edizioni Il Foglio
http://www.ilfoglioletterario.it/
ilfoglio@infol.it
Poesia - silloge
Pagg. 70
ISBN: 978 - 88 - 7606 - 165 – 3
Prezzo 10,00
 
Ma qual è il colore del tempo di cui si parla nel tacere del pendolo? Non è grigio, grigio è il colore delle cose spente, delle cose sopite, del silenzio, dell’oblio. Non è nero o bianco, nulla è definito e certo. Non è blu, esso è il colore della tranquillità e le poesie sono ricche di costruttivo tormento. Il colore del tempo del tacere del pendolo è rosso; il colore delle passioni, passioni d’amore e d’intelletto, il colore del coraggio ma anche quello della sofferenza, il colore del sole al tramonto che porta con sé la giornaliera domanda: che ne sarà di noi domani? […] La raccolta contiene 27 poesie a tema divise in 5 sezioni: questa impalcatura rende la lettura facile, fluente, completa, appassionante. L’autore tratta anche temi teoretici attingendo spesso dal suo saggio Allegoria dell’io, piattaforma della sua prospettiva speculativa che permea la sua poetica e che sovente viene citata nelle note a piè di pagina aiutando il lettore a comprendere e a goderne di più lo stile. (dall’introduzione di Daniela Caracappa)
 
 
COME ORDINARE
1) Direttamente dal sito dell’editore: www.ilfoglioletterario.it - e a mezzo mail ilfoglio@infol.it - Spediamo contrassegno con soli due euro di spese postali, ma si può anche fare un bonifico anticipato o un versamento su ccp 19232586.
2) Nelle librerie convenzionate
www.ilfoglioletterario.it/acquista.asp
3) Via Ibs www.internetbookshop.it  o www.365bookmark.it
4) Tramite il distributore regionale per TOSCANA e UMBRIA: Promedi Firenze di Andrea Nocentini & c. s.a.s. - via del Botteghino,85 int.- 50018 – Badia a Settimo – Scandicci (FI) - Tel.0557223711 fax 0557310943 -promedi@interfree.it     
5) Tramite il nuovo DISTRIBUTORE NAZIONALE: ediQ Distribuzione - Gerenzano (Va) - tel.02.9689323 - fax 02.9689323 - cell. 347.4140016 - e-mail: commerciale@ediq.eu - www.ediq.eu - www.ediq.it
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7) In tutte le fumetterie PANINI, STARSHOP e PEGASUS.
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12) PEGASUS DISTRIBUZIONE per FUMETTERIE: mega@alastor.sm <mega@alastor.sm>.
13) STARSHOP DISTRIBUZIONE per FUMETTERIE: Star Shop :: Nicoletta Fiorucci <nicoletta.fiorucci@starshop.it>.
13)LS Distribuzione Editoriale - Servizio BIblioteche - Via Badini, 17 - 40057 Quarto Inferiore (BO) - tel. 051 768165 - 051 6061167 - fax 051 6058752 - www.lsc.it - paparo@lsc.it - info@lsc.it
 
 
 
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Corrispondenza: CASELLA POSTALE 171
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Redazione: via Boccioni 28
57025 PIOMBINO (LI)
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postato da: RenzoMontagnoli alle ore 22:44 | link | commenti (2)
categorie: freschi freschi