L'armonia delle parole

Quando le parole, sapientemente accostate, sono armonia.

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giovedì, 28 febbraio 2008

In memoria di Mario Luzi

In memoria di Mario Luzi
In memoria di Mario Luzi
                   di Renzo Montagnoli
 
 
Il 28 febbraio 2005 veniva a mancare Mario Luzi e Dario Fo, commentandone quello stesso giorno la scomparsa, diceva: “ E’ morto il Senatore, perché il Poeta resterà sempre con noi”. Sono poche parole, ma dense di significato e che concretizzano quel desiderio di tanti che la memoria prosegua nel tempo, quasi a sconfiggere la morte.
Mario Luzi ha vissuto da poeta, ottenendo un significativo riconoscimento per i suoi meriti solo nell’ottobre 2004, allorché, in prossimità del suo novantesimo compleanno, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi lo nominò senatore a vita. Fu quindi solo per un breve periodo che Luzi poté fregiarsi di questa onorificenza, così come non riuscì a essere insignito del premio Nobel per la letteratura, pur essendo stato candidato più volte.
Ma Mario Luzi, di una spiritualità che rasenta il misticismo, non inseguì mai dei riconoscimenti: la celebrità stonava con quel suo desiderio di stare lontano dai fatti quotidiani, preferendo una vita di raccoglimento nella quale gli eventi che costituiscono spunto per la poesia sono ben altri.
E’ davvero particolare la storia di quest’uomo che, contro la volontà del padre che voleva farne un avvocato, preferisce laurearsi in letteratura francese con una tesi su Mauriac e intraprende poi una vita di insegnamento, prima nelle scuole medie per approdare poi, e non in tempi brevi, all’università.
E intanto scrive e pubblica volumi di poesie. E’ attratto in particolare da quella corrente letteraria nata nel corso della prima guerra mondiale per opera di Ungaretti e che solo nel 1936 prenderà il nome di ermetismo.
Non è tuttavia mia intenzione tracciare un’analisi della produzione e dell’evoluzione poetica di Mario Luzi, anche perché, al riguardo, Fabrizio Manini ha scritto una bella monografia, che potete trovare qui.
Infatti il mio è solo un tentativo di collegarmi alle manifestazioni di commemorazione che si tengono in questa giornata per ricordare la voce forte, ma silenziosa di un poeta, uno dei tanti mi si potrà dire, ma con una particolarità: in Mario Luzi l’osservazione della realtà è una trasfigurazione di sentimenti e di sensazioni che, in esemplare distacco, si versificano in una costante evoluzione che porta a una progressiva chiarezza del risultato, pur mantenendo intatta l’eleganza dell’esposizione.
E come è possibile allora ricordare degnamente un grande della letteratura, perché Luzi è uno dei massimi poeti del secolo trascorso, se non proponendo almeno un paio dei suoi lavori, colti forse non a caso, ma che ne dimostrano, senza alcun dubbio, la valenza?
 
   Natura
 
La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l'amore.
 
 
A mia madre dalla sua casa

M'accoglie la tua vecchia, grigia casa
steso supino sopra un letto angusto,
forse il tuo letto per tanti anni. Ascolto,
conto le ore lentissime a passare,
più lente per le nuvole che solcano
queste notti d'agosto in terre avare.

Uno che torna a notte alta dai campi
scambia un cenno a fatica con i simili,
infila l'erta, il vicolo, scompare
dietro la porta del tugurio. L'afa
dello scirocco agita i riposi,
fa smaniare gli infermi ed i reclusi.

Non dormo, seguo il passo del nottambulo
sia demente sia giovane tarato
mentre risuona sopra pietre e ciottoli;
lascio e prendo il mio carico servile
e scendo, scendo più che già non sia
profondo in questo tempo, in questo popolo.
 
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:25 | link | commenti (9)
categorie: editoriale

Milvia Comastri a Granarolo (bo) il 2 marzo 2008

Domenica 2 marzo 2008 alle ore 10,30
 
presso la libreria Biblion in Granarolo (BO) – via San Donato, 104/A,
 
nell’ambito di
 
Composta di parole - Quattro incontri sul tema cucina e Letteratura ideato e proposto dal gruppo di lettura “Liber – The”
 
 
                            Milvia Comastri
 
 
presenterà il suo libro
 
     Donne, ricette, ritorni e abbandoni
               
 edito da Pendragon.
 
 
Con l’occasione ripropongo la recensione che ho scritto il 27 aprile 2006.
 
Donne, ricette, ritorni e abbandoni   di Milvia Comastri – Edizioni Pendragon
 
Non è un libro di cucina, ma un volume che raccoglie racconti, più o meno brevi, dove la preparazione del cibo rappresenta un comune denominatore; poi, ci sono anche ricette, più o meno invitanti, a seconda dei gusti di ognuno, ma quel che conta è la gradevolezza, non al palato, delle storie che vengono rappresentate da Milvia Comastri con linguaggio fresco, con annotazioni argute, vicende anche semplici, ma raccontate con garbata partecipazione.
Personalmente mi hanno favorevolmente impressionato due racconti, se pur antitetici e su questi intendo spendere una parola.
Il compleanno di Amalia Gargiulo ha un sapore di cose antiche, di calore familiare che non può che coinvolgere; una vita di speranze di due emigranti, il ritorno al paese natale, la morte di lui, la sofferenza intima di lei - a cui darà una svolta imprevedibile - ancora adesso, mentre scrivo, mi provocano un brivido di emozione. Mi sembra di vedere Amalia intenta a cucinare e a ricordare, quasi sento la sua voce mentre conversa con il marito morto. Una vicenda triste, che non scivola però mai nel melodramma e che fa ben comprendere quanto ampio e potente sia il significato della parola amore.
Buon anniversario, tesoro! L'amore fra due coniugi non c'è più, lui la tradisce, lei apparentemente ne soffre, ma continua a far finta di niente. L'apparentemente ha un senso perché invece la vendetta sarà un piatto di straordinaria efficacia. Scritto quasi con la cadenza di un thriller, anche se di morti ammazzati non ce ne saranno, è di una originalità incredibile e alla fine viene quasi spontaneo applaudire l'azione di rivalsa della donna nei confronti del marito.
Ecco, sono solo due dei racconti; non è che gli altri non siano piacevoli, anzi si leggono volentieri e tutto d'un fiato. Ho voluto ricordare solo questi perché ritengo che possano rappresentare adeguatamente l'intera opera.
Concludo con un'ultima annotazione: non credo che ci sarà bisogna di augurarvi buona lettura, perché sono certo che lo sarà e che magari vi soffermerete, come me, un po' di più sulle pagine in cui si parla di Amalia Gargiulo e del particolare anniversario di Eleonora e di Aldo.
 Donne e ricette
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:22 | link | commenti (7)
categorie: avvenimenti

Nel cristallo un vino astrale

cristallo
Sperando vivamente di non fare cosa sgradita, o fuori luogo (se così fosse me ne scuso), con certo orgoglio vi porto a conoscenza della pubblicazione (fresca fresca) di un e-book contenente un’antologia di poeti contemporanei con testi riguardanti il vino.
il titolo è “Nel cristallo un vino astrale” e gli autori antologizzati sono:
Maria Luisa Spaziani
Maurizio Cucchi
Giuseppe Conte
Ferruccio Benzoni
Antonella Anedda
Umberto Piersanti
Paolo Ruffilli
Franco Buffoni
Silvio Ramat
Gian Mario Villalta
Giorgio Bàrberi Squarotti
Ennio Cavalli
Roberto Pazzi
Roberto Deidier
Rosaria Lo Russo
Erminia Passannanti
Maria Pia Quintavalla
Alessandro Agostinelli
Antonio Spagnuolo
Arnold de Vos
Claudio Mancini
Tita Paternostro
Giuseppina Tundo Carrozzi
Feliciano Paoli
Maria Luisa Bigai
Domenico Cipriano
Claudia Ruggeri
Rossano Astremo
la rivista editrice è
http://www.whipart.it
l’articolo di presentazione con link al pdf è
http://lnx.whipart.it/letteratura/4440/
nelcristallounvinoastrale-vino-poesia.html
grazie
Alessandro Canzian
http://alessandrocanzian.leonardo.it/blog
 
Sono andato a vedere, anzi sono andato a leggere e devo dire che è un’antologia molto ben riuscita, anche con degli inediti di notevole livello, come questo di Ennio Cavalli:
 
VINO
 
Il buono del vino
è il rosso
è il bianco
è bere un colore
come Van Gogh che si attaccava
ai pennelli.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:11 | link | commenti
categorie: notizie letterarie

Comunicato del 28 febbraio 2008

L’aggiornamento di Arteinsieme.
 
Buone Azioni e Buone Letture, sul blog di Valentina Demelas.
 
Dal blog di Gery Palazzotto, su Esquisse il blog di Antonio Consoli.
 
Dubbio amletico, su balenebianche.
 
Il flopfestival, da Giuseppe Iannozzi.
 
Ci penso io, da laura et lory.
 
Pap condicio…, di Patrizius.
 
Comunicato stampa: Le colpe dei padri.
 
Incontrarsi e (NON) dirsi addio, un altro scoop di Milvia Comastri.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:05 | link | commenti (3)
categorie: comunicati
mercoledì, 27 febbraio 2008

Il giorno dopo

E’ risaputo che mi piace scrivere racconti di ambientazione bellica, soprattutto afferenti il primo conflitto mondiale. Però non è sempre detto che la guerra sia in primo piano, perché a volte è già finita, oppure, come in questo caso, fa da sfondo alla vicenda.
 
Il giorno dopo
             Il giorno dopo 
                                             di Renzo Montagnoli
 
 
La città quella sera era pressoché deserta; pioveva in quel precoce autunno che non vedeva il sole da diversi giorni. I rari passanti frettolosamente arrancavano allo scarso riparo delle grondaie con un unico desiderio: ritrovare il riparo e il caldo del focolare domestico.
Solo un’ombra s’aggirava lentamente, senza meta, protetta solo da una mantellina e da un elmetto, incurante degli scrosci, quasi non le importasse nulla di eventuali malanni, non improbabili con quell’umidità ed il freddo tignoso che penetravano fino alle ossa.
Mario alzò il bavero, poi si asciugò il viso e proseguì il suo cammino: era la sua ultima sera di libertà, il suo ultimo giorno di certezze, poi l’indomani sarebbe partito per quell’inferno di cui tutti parlavano e da cui pochi erano tornati: il Carso.
La guerra durava ormai da due anni e l’annuncio trionfante che sarebbe stata breve era stato rapidamente cancellato.
Vent’anni era l’età di Mario, un’età di gioie, di speranze, di innamoramenti; questo in altri tempi, non in quelli dove l’unica certezza era che la vita poteva essere tremendamente breve.
Era tutto il giorno che girovagava senza una meta, con la disperazione che può avere chi sa che la vita finirà da lì a poco.
Aveva ascoltato con angoscia i racconti dei soldati in licenza, in particolare del cugino che non riusciva a capacitarsi di essere ancora vivo. Frasi mozze, pronunciate con voce soffocata, accompagnate da un percettibile tremito del viso.
 
“ Fango, fango, o pietraie, ma ovunque morte; il tormento dell’attacco, il balzo fuori dalla trincea, chi cade intorno a te, le mitragliatrici fiammeggianti che ti puntano, l’immane esplosione dei proiettili delle bombarde.
Mario ascoltava e, mordendosi il labbro, pregava che non fosse vero, che fosse frutto di esagerazioni, ma poi si accorse sgomento che i racconti del cugino collimavano con quelli di altri reduci, e in tutti colpiva quel tremito del viso, quella sorta di espressione attonita, rassegnata.
- Vedi, arrivi ad un punto che ti rassegni; speri solo di non soffrire. I primi caduti ti lasciavano sgomento, poi sono diventati talmente tanti che….; non c’è posto per le amicizie, perché non potrebbero durare. E poi tutta quella sporcizia, il cibo scotto, i piedi permanentemente nel fango, i pidocchi che ti tormentano… A volte penso che l’inferno non potrà che essere meglio.”
 
Quando aveva ricevuto la cartolina dal distretto l’aveva letta solo come chi può leggerla uno che è già preparato alla fine dei suoi giorni, e quel giorno di pioggia che volgeva alla notte l’aveva trascorso come fosse stato l’ultimo della sua vita, perché il giorno dopo sarebbe partito per un viaggio senza ritorno.
Aveva camminato a lungo senza una meta, fermandosi solo in ogni osteria a farsi un goccio, nella speranza che l’alcool ottenebrasse la sua mente.
Quando preparano un attacco non ce lo dicono, ma lo comprendiamo, perché si raddoppiano le dosi di acquavite. Ci vogliono ubriachi, senza volontà, perché se il cervello funziona chi mai si sognerebbe di correre incontro alla morte certa.”
 
Che cos’era stata la sua vita? Aveva cominciato da giovane a fare il garzone nella macelleria sotto casa; ore e ore di lavoro mal pagate, rimbrotti continui, la miseria di una famiglia con tanti fratelli, e un solo sogno: fuggire via, ovunque, senza pensare, per ricominciare, crearsi una vita giorno dopo giorno, metter su famiglia; la famiglia, lui che non aveva mai baciato una donna! Che schifo di vita: nulla di bello da ricordare e allora tanto valeva la pena di terminare presto, anche se era ingiusto. E domani…
 
Isabella uscì dal lavoro e si affrettò verso casa, riparandosi il capo, per quanto possibile, con la borsetta.
Lavorava dieci ore al giorno in una modisteria, fatiche continue, assai poco retribuite, ma le permettevano di non pensare a quel marito caduto in uno dei primi mesi di guerra dopo solo un anno di matrimonio.
“Quanto l’aveva amato! Era stato il suo primo uomo ed in lui aveva apprezzato la gentilezza, non disgiunta da una evidente forza interiore. Il loro era stato un rapporto forzatamente breve, ma intenso, ed il ricordo che ne serbava le faceva palpitare il cuore. Quand’era partito per il fronte era stato capace di trasmetterle la sua forza che aveva placato l’angoscia e la trepidazione che la pervadevano.
 L’aveva accompagnato alla tradotta e nel momento del commiato - Amore mio, torna, torna. Tieni questo mio fazzoletto e se lo appoggerai sul tuo cuore sentirai battere anche il mio - gli disse fra le lacrime, che lui aveva asciugato con quel piccolo pezzo di tela che profumava di violetta. Era poi partito, ma il fazzoletto era rimasto fra le mani di lei. Altre lacrime lo avevano inzuppato quando era giunta più tardi la notizia della morte avvenuta in combattimento. Da allora l’aveva sempre tenuto nella borsetta, così da non separarsene mai.”
Isabella girò l’angolo e venne urtata da uno sconosciuto, un militare.
- Mi scusi, signora.
- Va bene - e si chinò a raccogliere la borsetta caduta a terra.
Nel rialzarsi osservò lo sconosciuto: un giovane, forse della sua età, fradicio di pioggia e con uno sguardo triste.
- Non l’ho vista; è che sono frastornato; sa…, domani parto per il fronte. Se posso…, non so…, se vuole…; qui piove e fa freddo; le andrebbe di bere un caffè?
Non era una cortesia, era una supplica ed Isabella se ne accorse; non sapeva che fare, non le sembrava decoroso entrare in un’osteria con uno sconosciuto, ma anche lui sarebbe partito il giorno dopo e chissà quali tormenti l’affliggevano.
- Sì.
Lì vicino c’era un’osteria, un ambiente fumoso dove l’odore acre del vino si mescolava al puzzo dei toscani.
Entrarono e presero posto ad un tavolo traballante, uno di fronte all’altro.
Mario guardava la donna alla luce della lampada che pendeva dal soffitto: non poteva essere definita una bellezza, ma in lei c’era un innato senso di dolcezza che le dava splendore, e poi emanava una forza interiore che si poteva scorgere nel suo sguardo mite, ma fermo, quasi che gli eventi della vita fossero per lei nulla più che un ricordo dal quale trarre spunti per proseguire.
Un lungo silenzio li accomunava, ma gli occhi finirono per incontrarsi e quelli spenti e tristi di Mario si accesero di una nuova luce che non passò inosservata ad Isabella.
- Sono vedova; mio marito è caduto nei primi mesi di questa tremenda guerra; da allora è la prima volta che sono seduta ad un tavolo con un uomo.
- Capisco e anche per me è la prima volta che sono davanti ad una donna, una bella donna.
- Non esageri, sono una come tante.
- No, lei è diversa, lei è la cortesia, la dolcezza..., è tutto quanto di bello c’è al mondo; lei è la vita.
Isabella sorrise per i modi impacciati di Mario, ma quel ragazzo le faceva tanta tenerezza, con quella sua aria sperduta, quel timore per il domani che si poteva leggere nei suoi occhi. E poi, non sapeva il perché, ma sentiva per lui un’attrazione che non riusciva a giustificare.
Bevvero distrattamente il caffè, o meglio quel liquido nero e caldo che avrebbe dovuto essere caffè, ma non sentirono il gusto, perché i loro sensi erano tutti orientati in un’unica direzione.
Il pendolo dell’osteria battè le dieci. - Mi scusi, si è fatto tardi; devo andare - e si avviò verso la porta. Mario la rincorse; uscirono in strada entrambi e sotto la pioggia si guardarono ancora una volta. Fu solo un attimo, un brevissimo istante, ma le loro labbra si incontrarono.
- Ci sarò anch’io domani alla partenza - gli gridò Isabella e corse via.
Mario rimase fermo sotto la pioggia che gli sembrò diventata amica.
Il giorno dopo la Stazione Centrale era affollata per la partenza della tradotta. Mario continuava a guardarsi intorno, la cercava, doveva vederla. E come promesso, lei venne.
- Come ti chiami?”
- Mario Stuani.
- Io Isabella Damato; ti ho portato un dolcetto e nel pacchetto c’è anche il mio indirizzo: mi scriverai?
- Ma certo che ti scriverò, ogni giorno, sarà come parlare con te.
Questa volta il bacio fu più intenso, insieme con un abbraccio forte e fremente.
Il treno fischiò.
Mario si ritrasse. – Aspetta - e frugando nella borsetta la donna ne trasse il fazzoletto. - E’ mio, ma adesso è tuo.
- Lo porterò sempre con me, me lo metterò sul cuore. - Saltò come trasognato sul predellino.
Il treno si mosse e cominciò a prendere velocità. Mario continuò a guardarla fino a quando non scomparve dalla sua vista.
Si mise il fazzoletto sul cuore; si sentiva raggiante: era passato dalla rassegnazione al desiderio di vivere.
Quel ritaglio di tela lo accompagnò per i lunghi anni della guerra, si sgualcì, si intrise di fango, ma rimase sempre lì e alla vigilia del Natale del 1918 ritornò alla sua padrona.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:52 | link | commenti (3)
categorie: narratori e racconti

Comunicato del 27 febbraio 2008

Antonio Messina ha recensito i Canti celtici.
 
Ricordando Honore’ Daumier.
 
A 4 mani, un bel racconto da Cristina Bove.
 
Ultimissime dal popolo delle formiche, su laura et lory.
 
Morgan turista non per caso.
 
Piccoli particolari (effetti collaterali della stupidità), una riflessione di Milvia Comastri e che condivido in toto.
 
Satisfiction menstyle, il nuovo blog di Gian Paolo Serino.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:41 | link | commenti (1)
categorie: comunicati
martedì, 26 febbraio 2008

Non dell'abbandono

Versi incisi a colpi secchi, quasi frecciate che provengono dall’animo e che hanno il pregio dell’immediatezza.
 
 
             Non dell’abbandono
              di Patrizia Garofalo
 
                 Avesti colpa
                 Ma delle parole
                 Che seguirono
                 Pastose
                 Bugiarde
                 Imbevute
                 Come una lingua
                 All’ultimo bicchiere
 
               (da “ Dare voce al silenzio”
               – 2007, Edizioni Il Foglio)
 
Non dell
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 08:31 | link | commenti (3)
categorie: poeti e poesie

Patrizia Garofalo a Vicenza il 7 marzo

Il 7 marzo 2008 dalle ore 21 a villa Lattes – Via Thaon di Ravel 44 – Vicenza
 
                      Patrizia Garofalo
 
presenterà la sua silloge di poesie
 
                   Dare voce al silenzio
                   (Edizioni Il Foglio, 2007)
 
         a cura di Alberto della Rovere
 
Leggi su[CaRtaCaNta] l’intervista all’autrice
Leggi su[CaRtaCaNta] la recensione dell’opera.
Con l’occasione ritengo opportuno riproporre anche la mia recensione, perché si tratta di una silloge sicuramente molto valida.
 
Dare voce al silenzio
DARE VOCE AL SILENZIO
di Patrizia Garofalo
Edizioni Il Foglio
Poesia – Silloge
Pagg. 115
ISBN: 978-88-7606-142-4
Prezzo: € 10,00
 
Il silenzio
Affretta
I passi del tempo
E
Inghiotte parole
 
Infreddolito
Ornato di neve
Si è dissolto
Muto
 
Non avevo mai letto una lirica di Patrizia Garofalo, ma aprendo quasi per caso, come un segno del destino, il volume contente la sua silloge alla pagina 53, laddove il mio dito si è inserito senza nessuna volontà, quasi attratto, ho trovato la poesia di cui sopra.
Sarebbe riduttivo dire che questi pochi versi mi hanno fortemente impressionato, perché in effetti è stata una piacevolissima sorpresa il constatare la straordinaria vena creativa e stilistica.
Poche, pochissime parole composte in perfetto equilibrio, in una sintesi di raro effetto che mi ha condotto a un giudizio positivo e che ha trovato poi conferma anche nelle altre liriche, pur se questa mi sembra, ma è ovviamente solo la mia opinione, la più riuscita.
Del resto, Il silenzio, è citato anche in chiusura della esauriente prefazione di Attilio Mauro Caproni, come un passo necessario per l’autore, una volta che ha svelato a se stesso e agli altri l’inconscio del suo animo, una sorta di abbandono che non è rifiuto, ma autonomia di realizzazione concreta di ciò che è il proprio pensiero.
La silloge si dipana in una sorta di diario, in un susseguirsi di puntualizzazioni, di trasposizioni della propria vita interiore, una sorta di autoanalisi da cui scaturisce l’immagine che, pur dentro di noi, ci è sconosciuta prima di intraprendere questo lavoro di indagine.
In effetti, tutto quanto non appare esteriormente ci è spesso ignoto, è una sorta di silenzio che occupa l’animo e che attende solo la nostra verifica per risuonare, quasi un grido di liberazione del nostro io.
Una tematica quindi complessa, non facilmente sviluppabile, e ciò nonostante l’autrice è riuscita nel compito e in modo anche egregio.
Per quanto concerne l’aspetto stilistico mi limito ad osservare come nell’essenzialità del verso assumano rilevanza, anche formale, le parole, studiate, meditate e infine armonizzate al fine di giungere a un equilibrio di sonorità e di tempi.    
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 08:26 | link | commenti (1)
categorie: avvenimenti

Comunicato del 26 febbraio 2008

La rosa e la spiga, di eventounico, sul Giardino dei poeti.
 
 
Avevo vent’anni: il ruolo del libro ieri e oggi, su letteratitudine.
 
 
Tre poeti e tre poesie sulla primavera, su rossi orizzonti.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 08:20 | link | commenti
categorie: comunicati
lunedì, 25 febbraio 2008

Il punto della situazione

                  Il punto della situazione  
                      Il punto della situazione
             di Cristina Bove e Renzo Montagnoli  
 
Sono ormai quattro mesi, anche qualche giorno in più, che hanno visto la luce due volumi delle edizioni Il Foglio.
(mi riferisco a Fiori e fulmini, di Cristina Bove e ai Canti celtici di Renzo Montagnoli).
Ci sembra quindi doveroso fare un punto della situazione, delineare che cosa hanno rappresentato e rappresentano per noi queste due pubblicazioni.
Già con Due voci verso sera avevamo precisato che il nostro desiderio, più che di avere fra le mani un libro stampato scritto da noi, era di lasciare una traccia del nostro passaggio su questa terra, evidenziando i valori precipui della vita perché essa possa essere considerata veramente tale.
Confermiamo anche ora questa impostazione, perché, lungi dal pensare che i nostri scritti potessero cambiare lo stato delle cose, che anzi va aggravandosi, siamo rimasti dell’idea che due voci fuori dal coro dell’acquiescenza o dell’indifferenza possano rappresentare un mezzo per tenere deste le coscienze. Il poeta ha la fortuna, ma anche la sfortuna, di vedere oltre le apparenze che sempre più spesso vengono spacciate per realtà, è una Cassandra che non può restare indifferente a una crescente accentuata disumanizzazione.
Le testimonianze che abbiamo ricevuto, i commenti positivi che ci sono stati esplicitati, gli incoraggiamenti che abbiamo avuto ci confortano in questo lavoro, perché lasciano intravvedere la speranza che tutto non è ancora perduto.
E se vogliamo ragionare in termini puramente materialistici, i riscontri assai positivi di vendite ci dicono che queste due opere sono state apprezzate.
Certo la critica ufficiale ci ha snobbato, ma questo non è motivo di rammarico, ma eventualmente di compiacimento e né potevamo pretendere il contrario, essendo due voci fuori dal coro.
Più d’uno penserà che stiamo facendo un po’ di pubblicità ed è anche vero, ma dovete considerare che opere scomode vengono volutamente ignorate da chi intesse le trame di un mondo omologato al nulla.
Abbiamo avuto la fortuna di incontrare un editore serio e onesto come Gordiano Lupi, che ha creduto in noi, nel nostro lavoro, assumendosene il rischio, e questo per noi è già stato un premio alle nostre fatiche, ma restiamo dell’idea che la diffusione di Fiori e fulmini e di Canti celtici debba andare ben oltre l’interesse economico, ma che possa rappresentare l’occasione nel lettore di ritrovare un mondo quale dovrebbe essere e non è, un risveglio di coscienza attuato attraverso una gradevole lettura.
Rinnoviamo, quindi, l’invito a leggere queste due sillogi, restando anche disponibili a chiarire quei punti che vi dovessero risultare non chiari o scarsamente comprensibili, ma pensiamo che la nostra esposizione, lungi da arrampicate sugli specchi o da contorsionstiche elucubrazioni, potrà invece essere l’occasione per riflessioni, magari da fare insieme.
Di seguito riportiamo un paio di poesie, tratte dai due volumi, affinché possiate avere un’idea di ciò che stiamo parlando, e le modalità per ordinare le opere.
 
 
Da Fiori e fulmini, di Cristina Bove (pagg. 180 - € 15)
 
         SE UN GENIO
 
Se un genio alla sprovvista mi prendesse
sbucando da un’oliera e tutto serio
uscito dal beccuccio promettesse
di assecondare qualche desiderio
gli chiederei giustizia senza inganni
per tutti vita senza malattie
libertà dal dolore e dagli affanni
dagli abbandoni lutti e carestie
 
gli chiederei di rendere palese
quel mistero che tutti ci attanaglia
che il pensiero fumoso sempre rese
o cieco nella luce che l’ abbaglia
in fuga verso immagini di santi
o verso abissi di disperazione
per consegnarci, geni e lestofanti
nudi alla morte senza un’esclusione
 
Dopodiché per ultimo desio
gli chiederei di riferire a Dio
che siamo stanchi di fornirgli prove
e che di mondi, stelle e ch’altro move
vorremmo infine la rivelazione
sapere se fu caso o fu ragione
o la necessità che sul più bello
lo spinse a farci un cuore ed un cervello
così che mai si sfugga all’inferenza
d’essere vivi nell’impermanenza.
 
 
 
Da Canti celtici, di Renzo Montagnoli (pagg.90- € 10)
 
Il mormorio del vento
 
È il vento che porta le voci,
sommessi mormorii,
quasi salti di ruscelli,
una nenia lontana
che invoca un ricordo,
che non placa la sete di gole
serrate dalla polvere del tempo.
Erano genti che calcavano
quest’umida terra,
una brughiera coperta d’erica.
Erano uomini vissuti prima di noi,
il seme di queste piante
che troppo presto dimenticano le radici
e vogliono correre verso il nulla.
Non uomini,
oggi,
ma spettri.
 
 
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6) In ABRUZZO, BASILICATA, CALABRIA, CAMPANIA, MOLISE E PUGLIA siamo
distribuiti da ERMES DISTRIBUZIONI - via Risorgimneto 9 - 71100 Foggia - tel
e fax 0881713378 -
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7) In ogni libreria italiana di buona volontà (ovvero che non venda solo
Faletti e Dan Brown e che sia disposta a comporre lo 0565 45098 opure a
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ilfoglio@infol.it e a ordinarli)

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9) DA CASALINI LIBRI - FIRENZE - distributore per la TOSCANA - Casalini
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10) Presso ALESSANDRO DISTRIBUZIONI - Bologna -
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11) Telefonando voi stessi allo 0565 45098, scrivendo una mail a
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28 - 57025 Piombino (LI)

12) PANINI DISTRIBUZIONE per FUMETTERIE: Riccardo Cantarelli
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RCantarelli@Panini.it>; Panini Distribuzione <eventura@panini.it>.

13) PEGASUS DISTRIBUZIONE per FUMETTERIE:
mega@alastor.sm <mega@alastor.sm>.

14) STARSHOP DISTRIBUZIONE per FUMETTERIE: Star Shop :: Nicoletta Fiorucci
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15)LS Distribuzione Editoriale - Servizio BIblioteche - Via Badini, 17 -
40057 Quarto Inferiore (BO) - tel. 051 768165 - 051 6061167 - fax 051
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postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:24 | link | commenti (5)
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