L'armonia delle parole

Quando le parole, sapientemente accostate, sono armonia.

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lunedì, 31 marzo 2008

Il Book di Modena

Buk1
Il Book di Modena
  di Renzo Montagnoli
 
Prima esperienza per la città di Modena di una rassegna della piccola e media editoria, il Book ha avuto il suo battesimo il 29 marzo e si chiuso nella prima sera del 30.
Ospitata nel Foro Boario, edificio ottocentesco a suo tempo destinato appunto alle contrattazioni del mercato bovino, poi oggetto più recentemente di idoneo restauro, questa fiera del libro ha visto la presenza di una cinquantina di case editrici ed è stata confortata da un costante e ragguardevole afflusso dei visitatori in entrambi i giorni del programma.
Come alcuni di voi già sanno ho partecipato anch’io, in qualità di autore dei Canti celtici e di anche di promoter per la poesia della Casa Editrice Il Foglio Letterario, ed è stata un’esperienza interessante, confortata da un più che lusinghiero successo di vendite per l’editore Gordiano Lupi, come anche si evince facilmente dagli smaglianti sorrisi nella fotografia che segue e che offre un’immagine dello stand n. 4, appunto quello presieduto nei due giorni.
Buk9
Oltre a Gordiano Lupi, alla moglie Dargys e alla loro piccola figlia Laura, sono stati presenti attivamente il simpatico e vulcanico Vincenzo Trama (A quella vecchietta del metro se la rivedo le spacco il culo), Francesco Dell’Olio (Un angelo seduto fra i rifiuti e altre piccole storie quotidiane), Francesca Barbolini (Benvenuti in Casa Simpson, che lo ha presentato il 29), Andrea Villani (Il cielo sotto), Renzo Montagnoli (Canti celtici) e un entusiasta Francesco Giubilei che si è dannato, con eccellenti risultati, per diffondere il n. 7 di Historica e Le colpe dei padri di lauraetlory.
Purtroppo devo dire che al successo di vendite del Foglio la poesia ha contribuito ben poco (se non vado errato, solo una copia dei Canti celtici, peraltro quando ancora non ero presente).
La gente osserva i libri scritti dai poeti, magari li sfoglia, ma poi finisce con l’allontanarli, quasi fossero tentazioni peccaminose e non sani oggetti del desiderio.
Se poi il visitatore scrive anche poesie, non li degna di uno sguardo e questo è un atteggiamento piuttosto diffuso fra tanti miei colleghi per i quali esiste solo una poesia: la loro.
E invece non è così, perché ciò è sintomo di un pernicioso senso di autoesaltazione, di certezza incrollabile in una verità di cui gli altri non sono e non possono essere partecipi.
Per scrivere, com’è ovvio, si deve anche leggere e questo vale anche per la poesia.
Si parla tanto della solitudine del poeta, ma non corrisponde a realtà, perché si tratta invece della solitudine di un individuo e non di un’artista.
Perché rifiutare di leggere quello che scrivono gli altri? Perché ritenere di essere gli unici depositari di una verità che non lo è, ma è solo il frutto di un assurdo autocompiacimento?
Il primo passo per migliorare è confrontarsi con gli altri, ma se si nega questa indispensabile premessa si resta eternamente in un limbo di irrealtà.
Nonostante ciò, posso dire di essermi divertito, perché ho avuto modo di conoscere altri autori, di scambiare due parole con i visitatori e di respirare quell’aria di vitalità di cui il libro stampato pare esserne il contenitore, pronto a liberarla non appena si sfoglia.
Ho trascorso così un paio di pomeriggi che mi sono talmente piaciuti tanto da augurarmi che la rassegna si ripeta anche negli anni a venire.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:28 | link | commenti (6)
categorie: editoriale

Il Suono del silenzio 2008

PUBBLICAZIONE DELL'ANTOLOGIA
IL SUONO DEL SILENZIO 2008


Selezione editoriale internazionale (V edizione)

La TA.TI. Edizioni, allo scopo di selezionare nuovi
autori per la sua collana di poesia, progetta la
pubblicazione dell'antologia Il suono del silenzio
2008(1).
Il libro consterà di circa 100 pagine in formato14 x
21cm., rilegato in filo di refe.
Gli autori dovranno inviare minimo una, max tre poesie dattiloscritte, inedite, di massimo 30 versi, a tema libero, in cinque copie, di cui una corredata di nome,cognome, indirizzo, numero di telefono, indirizzo e-mail, se in possesso, e firma.
È possibile inviare anche un breve curriculum di
massimo 10 righe, che sarà pubblicato(2).
Il materiale inviato non sarà restituito. I dati
personali dei partecipanti saranno tutelati a norma
della legge sulla privacy.

Non è richiesta alcuna tassa di lettura.
Tutti i diritti resteranno di proprietà degli autori.

Ai poeti selezionati, che saranno informati tramite
lettera o e-mail, sarà offerta una vantaggiosa
proposta editoriale.

AL POETA CHE INVIERÀ LA MIGLIORE LIRICA SARANNO PUBBLICATE GRATUITAMENTE 20 COPIE DI UNA SILLOGE DI 48 PAGINE.

Le poesie dovranno essere inviate per posta [o per
e-mail (in una sola copia) a:
tatiedizioni@yahoo.it]

ENTRO IL 2 MAGGIO 2008 A:

TA.TI. Edizioni
Via Silvio Pellico, 32              
22070 Limido Comasco (Co).

Il giudizio della commissione giudicante è
inappellabile e insindacabile.
La partecipazione al concorso implica l'accettazione
incondizionata del presente bando.

Per ulteriori informazioni: tel. 031-935838, e-mail:
tatiedizioni@yahoo.it

(1)L'antologia, contenente le liriche dei poeti che
avranno ordinato almeno una copia del libro, sarà
pubblicata anche sul sito Internet della casa editrice.
(2) I curricula più lunghi di dieci righe non saranno
pubblicati.

postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:22 | link | commenti
categorie: concorsi letterari
venerdì, 28 marzo 2008

Divorata viva

Se per Pasqua e pasquetta non vi siete abbastanza abbuffati, se ancora avete fame, se non siete schizzinosi, se …
 
Divorata viva
Divorata viva
        di Renzo Montagnoli
 
E' bello stare a prendere il sole, comoda, sotto questo cielo al quale mi sembra di essere appesa. Certo, ci si scalda e la mia pelle, giorno dopo giorno, si è arrossata; sì, la mia pelle, così spessa fino a poco tempo fa, bianca, quasi diafana, tanto che ero diventata verde dalla rabbia. E io sempre lì ad attendere l'arrivo dell'estate, con il suo caldo a volte soffocante, ma che mi dà tono, mi fa sentire più matura. Ora la mia pelle è liscia, vellutata, tanto che mi fa sembrare più desiderabile.
Tutto il giorno resto a immobile per assorbire anche l'ultimo raggio e passo il tempo a guardarmi intorno; ci sono altre come me, ma non sono così belle, non hanno un colorito così ben uniforme, e soprattutto non hanno una linea invidiabile come la mia, tutta curve sinuose che, non per vantarmi, rasentano la perfezione.
Penso proprio che più d'uno potrebbe dire che sono un bel bocconcino e direbbe semplicemente la verità; al riguardo sono ancora vergine, ma comincio a sperare che un giorno o l'altro di questa lunga estate possa venire per me l'occasione propizia, quella che sognano anche le altre che mi stanno intorno.
Intanto, continuo a godermi questo dolce far niente, a guardare il panorama semplicemente meraviglioso, con una vista mozzafiato sulle montagne coperte di pini che cambiano colore più volte nel corso della giornata: azzurrine all'alba, nelle ore centrali verde chiaro, che diventa scuro all'imbrunire. Per me è diverso, perché il mio rosso è sempre uguale, sia di giorno che di notte.
Questa mattina mi sono risvegliata un po' frastornata, probabilmente per l'incubo che ho avuto; ho sognato che venivo ghermita da un vecchio peloso e bavoso, un essere viscido e strisciante. Cercavo di sfuggirgli, ma era tutto inutile, tremavo come una foglia e poi…poi per fortuna la luce dell'alba mi ha risvegliata.
Ora mi sono calmata, anche se il cuore, ogni tanto, batte più forte; beh, bando alle chiacchiere e vediamo di cominciare la quotidiana seduta solare.
Oh, oh…che vedo mai?
Oggi abbiamo ospiti e che ospiti!
Stanno arrivando due bei giovanotti e mi pare stiano venendo proprio verso di me.
Beh, ad essere sincera, uno non è male, ma l'altro è semplicemente un sogno: alto, snello, biondo, occhi azzurri, lineamenti perfetti.
Parlottano; voglio sentire quel che dicono.
- Ne ho una voglia pazza.
- Io no.
Penso sia meglio così, perché è quello meno bello che non ne ha voglia.
Ecco, si avvicina il mio Adone, mormora qualche parola; mamma mia, ho capito bene o sto sognando? Ha detto: bella, veramente bella.
Appoggia la mano su di me, la passa delicatamente sulla pelle; il suo contatto mi procura un brivido di piacere e spero se ne sia accorto.
Mi guarda fisso, con quegli occhi stupendi che scioglierebbero anche un sasso; si avvicina ulteriormente, appoggia le labbra su di me, fa scivolare la lingua sulla mia pelle, mi provoca un delirio dei sensi.
Bella! Mi dice ancora, poi mi stacca da qua.
Sento il calore della sua mano, più forte di quello del sole, più lieve di quello di una piuma; è incredibilmente bello, ho paura di svenire; avvicina la sua bocca, evidentemente per baciarmi, si passa la lingua sulle labbra, i suoi occhi esprimono una voluttà ormai senza limiti.
Sì, sono sua e lo sarò per sempre; sono la più bella, la più adorabile, meglio di me non c'è nessuna, l'ho stregato e ormai è mio, solo mio!
Ma che fa?
Apre la bocca, mette in mostra i denti, bianchi, scintillanti; vedo la sua lingua rossa che serpeggia, sento il suo alito su di me; oh, come ho desiderato tanto questo momento, come ho sempre sognato di lasciarmi andare, di essere di preda di qualcuno.
Dai, prendimi, non aspetto altro; sono tua, solo tua!
Accosta la bocca e attendo il sublime piacere.
Ahiiii! Mi ha dato un morso, mi ha strappato un pezzo e lo mastica avidamente; non sono una masochista e questo invece è un sadico.
Eccolo di nuovo, con quella bocca enorme che si avvicina sempre di più, con quei denti tesi a ghermire il mio corpo.
Ahiii! Un altro morso: è un dolore insopportabile; vedo la mia carne sparire fra le fauci, i movimenti della masticazione, poi, come una serpe, questo mostro deglutisce, con il pomo di Adamo che si contrae, sussulta, mentre una parte di me raggiunge il suo stomaco.
Mi volto all'intorno, ma non c'è nessuno che mi aiuta e le altre, impassibili, si crogiolano al sole.
Possibile che non gliene importi niente di me, possibile che l'invidia per la mia bellezza sia così forte dal rimuovere un minimo di pietà umana? 
Sì, è possibile, perché ognuno pensa solo a se stesso.
Rivolgo un ultimo sguardo al sole, al paesaggio intorno, mentre i pensieri si accavallano, si scompongono nel tormento della vita che se ne va. Sono passata dall'estasi al supplizio senza che potessi essere certa di quello che mi stava accadendo e nel giro di pochi minuti la felicità è stata cancellata dall'orrore.
Di nuovo la bocca che si avvicina, che si apre per inghiottirmi; non ho nemmeno più la forza di urlare, mentre odo il rumore dei denti che affondano su di me e vedo la luce del sole annebbiarsi, incupirsi, sfuggire inutilmente al buio che avanza.
 
- Buona, era buona?
- Squisita, non ho mai mangiato una mela così.
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:17 | link | commenti (6)
categorie: narratori e racconti

La Certosa di Parma

La Certosa di Parma
di Stendhal
Newton Compton EditoriLa Certosa di Parma
Narrativa romanzo
Pagg. 320
ISBN: 88881830404
Prezzo: € 5,00
 
 
Recensione di Renzo Montagnoli 
 
 
Quando lessi per la prima volta questo romanzo è stato all’incirca una quarantina di anni fa; all’epoca ero uno studentello che si sentiva quasi importante per avere fra i suoi autori preferiti Henry Beyle e la Certosa di Parma aveva tutto quanto può rendere interessante la lettura a un giovane spensierato: passione, intrighi, duelli, insomma un cappa e spada in piena regola.
A distanza di così tanto tempo la rilettura è andata quasi inconsciamente a cercare un’altra visione dell’opera, perché troppo semplicemente era facile attribuirle i connotati di un romanzo d’avventura, fuori dai canoni letterari propri di Stendhal .
E allora mi sono soffermato su quelle pagine che da giovane mi avevano destato minor interesse e così ho scoperto l’autentica grandezza di quest’opera, scritta in poco più di un mese e mezzo quasi alla fine della vita del suo autore.
Stendhal non aveva affatto l’intenzione di realizzare solo un romanzo d’avventure; il suo scopo è stato ben più elevato e non a caso l’ambientazione è in uno stato assolutista quale era il Ducato di Parma. La sua è una ferma condanna alla politica, che tutto piega alla ragion di stato, tanto che mi verrebbe spontaneo dire, rifacendomi a quanto osservò Balzac, entusiasta dell’opera, La Certosa è il romanzo che avrebbe scritto il Macchiavelli se fosse vissuto a quell’epoca e fosse stato messo al bando dai poteri imperanti.
Insomma, secondo me, tutti i romanzi di Stendhal, ma soprattutto questo, sono delle vere e proprie dissertazioni di amoralismo politico.
E ciò è tanto più vero se si osservano i tre personaggi principali:
 
Fabrizio Del Dongo
Vive come distaccato dalle azioni che compie, è un essere per certi versi più spregevole del Julien Sorel de Il rosso e il nero, perché, benché ne abbia tutte le opportunità, reputa di scarso peso occupare una nicchia ben precisa nell’umanità, al punto, anche, di essere incapace di amare.
 
La Sanseverina
E’ una romantica pura, passionale al massimo, nel suo amore per Fabrizio che si accresce tanto più quando deve essere protettiva e allora sboccia immediata l’arguta trama politica, intesa sì come una necessità per porre rimedio ai gesti inconsulti del giovane Del Dongo, ma anche come gioco necessario per poter a pieno titolo essere parte di un mondo di sottili intrighi, di rivalità, di capovolgimenti di fronte, di alleanze tradite e riprese.
In poche parole per essere colei che conduce la politica.
 
Il conte Mosca
Il politico per eccellenza che si adopera per accontentare tutti senza scontentare nessuno. A suo modo è una figura simpatica e sembra di vederlo questo aristocratico cavalcare le varie fazioni con la dignità che gli è propria, ma la mancanza di rispetto per se stesso. Preciso che la personalità del Mosca è quella di una brava persona, ma che manca di ideali, tanto che, fedele servitore del Principe, finisce con il suggerire soluzioni inapplicabili, in modo che qualche cosa abbia momentaneamente a cambiare per riconfermare alla fine l’immobilismo più assoluto.
 
Questi tre personaggi, apparentemente diversi nel comportamento, finiscono con l’essere accomunati dalla tragicità di non credere a nulla, di vivere il loro rapporto a tre come se al mondo esistessero solo loro, in una totale mancanza di ideali a cui cercano di supplire tramite i rapporti personali, alla ricerca di una felicità impossibile in chi può far progetti e invece vive, o meglio vegeta, alla giornata.
 
C’è, inoltre, un quarto personaggio a cui Sthendhal guarda con la più viva simpatia, desiderando in cuor suo di potergli somigliare: Ferrante Palla, un liberale condannato a morte in contumacia, un po’ vanesio, se non pazzo, e che del politico è esattamente l’opposto, con una fede incrollabile nel suo ideale, tanto da esser disposto a tutto, anche a sacrificare la vita. E’ innamorato della Sanseverina, anche se sa che questo sentimento sarà senza speranze, ma è egualmente felice, perché, come crede nei suoi principi liberali, crede anche fermamente nel suo amore. Da notare che questa figura, simpatica nelle sue vesti di Robin Hood, assume toni ridicoli, quasi a diventare una parodia della libertà e della giustizia, a cui solo chi non è savio di mente può credere come realizzabili, sembra dirci Stendhal.
 
 
 
Stendhal, pseudonimo di Henri Beyle, nasce a Grenoble il 23 gennaio 1783 e muore a Parigi il 23 marzo 1842. Convinto sostenitore della rivoluzione, alla caduta di Napoleone assume un atteggiamento di condiscendenza con la restaurazione intervenuta, in contrasto con le sue idee, ma indispensabile per poter vivere; preferisce soggiornare lontano dalla Francia, in Italia, dove svolge l'attività di Console, di scarso interesse, ma abbastanza remunerativa per consentirgli di dedicare la maggior parte del suo tempo alla narrativa. Fra le sue opere ricordiamo Lucien Leuwen, Cronache italiane, La badessa di Castro, Dell'amore, la Certosa di Parma e la sua migliore Il rosso e il nero.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:13 | link | commenti
categorie: consigli di lettura

Comunicato del 28 marzo 2008

Fra scimmie e cappi si riesce a ridere da Patrizius.
 
A primavera Rino non ha solo rinnovato l’abbigliamento, ma addirittura l’armadio.
 
Francesco Giubilei in fiera…, ma ci sarò anch’io accanto a lui.
 
Da Milvia Comastri, in viaggio per Galassia Gutenberg, un mio racconto un po’ particolare.
 
Sgratt, sgratt…da Cinzia c’è Il cappotto di legno.
 
1982 di Roberto Alajmo su Letteratitudine.
 
Il metronomo di Cristina Bove.
 
Ricordo che il 29 e il 30 Marzo a Modena, al Foro Boario, si terrà la prima edizione di Buk Modena, una fiera della piccola e della media editoria. Allo stand del Foglio Letterario saranno presenti, fra gli altri, il sottoscritto e Francesco Giubilei.
Se qualcuno si trova nei paraggi, oppure ha in mente di fare una visita alla manifestazione, ci venga a trovare, perché non potrà che farci piacere.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:04 | link | commenti (2)
categorie: comunicati
martedì, 25 marzo 2008

Il Foglio Letterario al Buk - Fiera del libro di Modena

IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI
Associazione Culturale
Editoria di qualità dal 1999
DA SEMPRE CONTRO L'EDITORIA A PAGAMENTO
Sito internet: www.ilfoglioletterario.it
 
Myspace:http://www.myspace.com/edizioni_il_foglio
 
IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI
presente a
BUK - Fiera del Libro di Modena
29-30 marzo 2008
FORO BOARIO - STAND NUMERO 4
Potrete incontrare i nostri autori e sfogliare i nostri libri!
Nasce a ModenaBuk, esposizione della piccola e media editoria, una nuova occasione di incontro tra lettori, editori e autori all’interno di una storica e prestigiosa cornice quale il Foro Boario di Modena. Buk mette al centro dell’attenzione il libro come meraviglioso strumento di conoscenza e libertà. Buk è organizzata dal Comune di Modena e patrocinata e sostenuta da: Provincia di Modena - Regione Emilia Romagna -Servizio Biblioteche. In collaborazione con associazione ProgettArte e Infinito edizioni.Buk si terrà il sabato 29 e la domenica 30 marzo 2008. Gli orari della manifestazione sono i seguenti: sabato 29 apertura alle ore 10,00 e chiusura alle ore 22,00. Domenica 30 apertura alle ore 10,00 e chiusura alle ore 20,00. Gli spazi espositivi sono allocati all’interno del Foro Boario di Modena.
 
Come arrivare. In auto: Uscita autostrada Modena Nord - Tangenziale Mistral Direzione Centro Uscita 10 - Indicazioni per Centro - Parcheggio Parco Novi Sad - www.autostrade.it - www.comune.modena.it- In treno: Da Piazza Dante (antistante Stazione FS) - A piedi per Via Ganaceto, Corso Cavour, Parco Novi Sad - www.trenitalia.com - Con mezzi ATCM Linee urbane: - Linea 1 e 6 : Fermate Largo Porta Sant'Agostino - Viale Berengario - Stazione autolinee/Viale Monte Kosica -  Linea 7 : Fermate Largo Porta Sant'Agostino - Stazione autolinee/Viale Monte Kosica- www.atcm.it - Distanza dall'aeroporto di Bologna/Borgo Panigale km 40.
 
A BUK IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI PRESENTA:
Sabato 29 marzo - ore 16 - Sala Sciascia
con Gordiano Lupi, Francesca Barbolini e Cecilia Lazzeretti
Francesca Barbolini - Benvenuti in casa Simpson - Fenomenologia di una famiglia media americana
euro 12 - pag. 130 - ISBN 88 - 7606 - 126 - 6
casasimpsonbig
 
Gialli, eccessivi, irriverenti, sconclusionati, corrotti ed oziosi. Stupidamente affascinati da tutto ciò che è kitsch, dal trash, dal consumismo sfrenato, dalla pubblicità volgare, dai beceri luoghi comuni. Probabilmente i più ordinari - senza mai esserlo sul serio - e meno politically correct protagonisti animati di una sit-com celebre a livello mondiale. Questo sono I Simpson: Francesca Barbolini ci conduce fra vizi, virtù e meschinità di una famiglia americana sui generis, valutandone il fenomeno mediatico attraverso l’analisi critica del cartoon, del linguaggio visivo e verbale, delle tematiche sociali affrontate, dello smisurato merchandising derivante. Un saggio competente e straordinario, che sorprende soprattutto per l’amorevole, sincero tributo ai geniali personaggi creati da Matt Groening. Con la prefazione di Antonio Genna, cultore di serial televisivi statunitensi, articolista per Tv Sorrisi e Canzoni e Telefilm Magazine, nonché ideatore del sito web Simpsoniana.
 
NUOVO TITOLO IN USCITA PER LA FIERA DI MODENA
 
Alejandro Torreguitart - Adiós Fidel - All'Avana senza un cazzo da fare
Pagine 184 - Euro 15,00 - ISBN 978 - 88 - 7606 - 177 - 6
 
Cop_Adio_Fidel_5 
Il titolo della raccolta è Adiós Fidel, preso da un recente racconto politico, prontamente integrato da All’Avana senza un cazzo da fare, perché il cuore delle storie riguarda la vita quotidiana. All’Avana, in tempi di periodo speciale, c’è poco da fare, a parte inventare il modo di mettere insieme il pranzo con la cena. E allora seguiamo Alejandro nelle peripezie a caccia di mulatte, mentre si esibisce con il gruppo, quando pensa al romanzo da pubblicare e nei ricorrenti sogni di fuga. Nella parte politica l’autore ironizza sugli eventi cubani più importanti, ma spesso si lascia prendere la mano dal dramma, piange per la fucilazione di poveri ragazzi che scappano, ricorda la fanciullezza accanto alla madre e attende la morte di un nonno comunista malato di tumore. Il sarcasmo del giovane cubano imperversa nei racconti migliori e non risparmia nessuno, da Chávez ad Alarcón, passando per Perez Roque e Carlos Lage, per arrivare a Fidel e Raúl. (Gordiano Lupi).
 
ALCUNI STRALCI DAI RACCONTI
 
E a me viene a mente una sera dopo una festa sul Malecón, c’era ancora Juliana allora, ridevo, scherzavo, dicevo che un giorno avrei sequestrato la lancita e sarei fuggito a Miami, come una volta qualcuno lo aveva già fatto, non è mica lontana Miami, dicevo. La sera d’estate, quando il rum è finito, mi capita spesso di stare appoggiato a quel muro di vecchio granito a guardare le stelle, forse aspetto un soffio di vento, qualcosa che mi dia una speranza, chissà. Il vento porta sapore di mare ed è già abbastanza. Dài che lo facciamo, diceva Juliana. Un giorno o l’altro. Lei adesso è fuggita, è scappata davvero a Miami. Un uomo, una lancia, una cosa qualunque, fuggire. E io sono qui che rimpiango e magari mi capita spesso di dire domani lo faccio, un giorno di questi che non so proprio trovare un motivo per andare avanti, un giorno lo faccio. 
 
Forse è meglio suonare, guarda. Basta che non venga fuori il solito italiano stronzo a chiedere Hasta siempre, ché un giorno o l’altro la batteria gliela suono sulla testa a questi comunisti che sanno un cazzo cos’è il comunismo. 
 
Gli eroi non fuggono, restano fedeli a una città perduta, si adattano al quotidiano per sopravvivere, ché motivi per scappare ne avrebbero tanti, ma restano attaccati alla loro terra solo per il terrore della nostalgia. 
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HISTORICA - IL FOGLIO LETTERARIO PRESENTE A BUK con FRANCESCO GIUBILEI
 
Carissimi,
Finalmente, dopo una lunga attesa, ho ricevuto le prime copie di "Historica-Il Foglio letterario" in formato cartaceo. Rassicuro quindi tutti gli abbonati: la rivista verrà spedita a giorni. Per tutti gli altri ricordo che la rivista è acquistabile a soli 5 euro, spese di spedizione a nostro carico. Per noi è importante anche l'acquisto di una sola copia. Sostenete una nuova rivista culturale indipendente, acquistate "Historica-Il Foglio letterario", passate la voce ai vostri conoscenti, alle librerie della vostra città. Cinque euro per voi non sono nulla, per noi invece vogliono dire tanto. Cinque euro per 108 pagine ricche di articoli, racconti, recensioni, poesie e vignette, più due inserti gratuiti: il "Lega blogger letterari magazine" e un frammento scelto con la rubrica "Contorsioni" di Barbara Gozzi. Per ricevere comodamente a casa vostra la rivista basterà rispondere a questa e-mail indicando il vostro indirizzo o chiamare il 347 6708013.
Saluti
Francesco Giubilei
direttore editoriale
http://historicailfoglioletterario.menstyle.it
 

LA COLLANA POESIA CONTEMPORANEA   PRESENTE A BUK con RENZO MONTAGNOLI
 
Fiori e fulmini di Cristina Bove  - euro 15,00- pag. 180
ISBN 978 - 88 – 7606 – 163 - 9
Questa raccolta comprende un centinaio di poesie, solo una parte delle numerose che nel corso della sua vita l’autrice ha saputo creare, senza mai essere ripetitiva. L’animo di Cristina è uno specchio in cui si riflettono visioni che rimbalzano sulla carta pregne di intime considerazioni, una presa di coscienza che solo il confronto fra la realtà e il sentimento trasfigura in messaggi, ora soffusi, spesso silenziosi, e quasi mai in urla liberatorie (dalla prefazione di Renzo Montagnoli).
 
Canti celtici di Renzo Montagnoli  - euro 10,00- pag. 90
ISBN 978 - 88 – 7606 – 162 - 2
Davanti ad un mondo tramontato, la dolorosa meraviglia dell'autore trova un originale riequilibrio nel sogno e nella sua permanenza sostenendo con intensità empatica l'irrazionalità del vagheggiamento come unica soluzione al vivere. Profondamente attaccato alla sua terra solitaria, estesa, nebbiosa, percorsa da canneti e barene e stagni e alberi secolari, l'autore la ripercorre nelle sue liriche con la precisione di una memoria che non stacca mai sia nella ritmica del canto, sia dalla luce, elementi dominanti della silloge (dalla Prefazione di Patrizia Garofalo).
 
Ad Istanbul, tra pubbliche intimità di Enrico Pietrangeli – Euro 10 – Pagg. 86
ISBN: 978 - 88 - 7606 - 164 – 6.
La poetica di Enrico Pietrangeli è costruita su un’idea antica ed epica di eroismo dove l’autenticità è fissata dalla sequenzialità degli eventi scaturiti dalla macrostoria. Il percorso a ritroso è scandito da fatti bellici, dalle grandi guerre all’11 settembre, ma è anche un tributo a maestri di poesia del passato, da Baudelaire a Rumi fino ad Ungaretti al quale è dedicata, oltre che una poesia, la chiusa della silloge: “M’illumino di provvisorio”. Ad Istanbul, tra pubbliche intimità rivela, già nel sottile calembour del titolo, la disinvolta ‘pruderie’ che cerca sinergie tra ciò che eticamente inibisce lo sguardo di sé e ciò che umanamente spinge un ‘io’ svestito e indifeso a guardare il mondo al di là di se stesso e a creare equilibri, a volte persino sinistri o indecenti, con i potenti fermenti della realtà: “permango nel terrore che altri/possano guardarmi dentro:/nudo, impaurito, bambino./Sono un sassolino sul selciato,/scalciato, altrove abbandonato”. (dalla Prefazione di Simonetta Ruggeri)
 
Il tacere del pendolo di Antonello Bianchi – Euro 10 – Pagg. 70
ISBN: 978 - 88 - 7606 - 165 – 3
Ma qual è il colore del tempo di cui si parla nel tacere del pendolo? Non è grigio, grigio è il colore delle cose spente, delle cose sopite, del silenzio, dell’oblio. Non è nero o bianco, nulla è definito e certo. Non è blu, esso è il colore della tranquillità e le poesie sono ricche di costruttivo tormento. Il colore del tempo del tacere del pendolo è rosso; il colore delle passioni, passioni d’amore e d’intelletto, il colore del coraggio ma anche quello della sofferenza, il colore del sole al tramonto che porta con sé la giornaliera domanda: che ne sarà di noi domani? […] La raccolta contiene 27 poesie a tema divise in 5 sezioni: questa impalcatura rende la lettura facile, fluente, completa, appassionante. L’autore tratta anche temi teoretici attingendo spesso dal suo saggio Allegoria dell’io, piattaforma della sua prospettiva speculativa che permea la sua poetica e che sovente viene citata nelle note a piè di pagina aiutando il lettore a comprendere e a goderne di più lo stile. (dall’introduzione di Daniela Caracappa)
 
Matrice e realtà di Livia Bidoli – euro 10,00 – pag. 98
ISBN: 978 - 88 - 7606 - 106 – 6
La poesia di Livia Bidoli nasce dal desiderio di afferrare la vita a piene mani, lasciando che la pelle bruci al sole, che gli occhi si accechino di luce, che le mani affondino nella terra umida e il sorriso sia battuto dal vento. Le parole vogliono stare a guardia dell’esistenza che nasce, assumerne la forma, mimetizzarsi con ciò che è (e forse sarà) senza mai la tentazione di dare spiegazioni, ma sempre e solo partecipando di quell’esistenza, facendosene in qualche modo matrice (dalla prefazione di Paola Gaglianone).
 
Logica sentimentale di Luca Frudà euro 12,00 – pag. 182
ISBN 978 – 88 – 7606 – 167 - 7
Forse la poesia è scienza dell’animo, forse l’anima è il luogo dei sentimenti, Logica sentimentale nasce da questi dubbi e da alcune labili certezze. Sono quelle logiche a cui il cuore non sfugge, con importanti eccezioni. Leggiamo la breve lirica che apre la raccolta, intitolata Il dolore di sempreL’animo è sempre solo/ si soffre il dolore di sempre/ la solitudine che tace/ ma che è onnipresente. Nella lirica Il premio, invece, il poeta si descrive al lettore: Così come/ ogni volta che ho amato/ senza esserne ricambiato/ ecco come attendo/ al mio scrivere./ Per questo mio amare/ con parole del cuore/ l’unico premio/ è la solitudine. Un libro dove il sentimento è sviscerato e approfondito in ogni sua implicazione. Terza raccolta poetica di Luca Frudà edita da Il Foglio, dopo I segreti e Sole notturno, ancora in catalogo. L’autore ha pubblicato anche il saggio critico di buon successo: I Malavoglia: semantica e genesi del titolo.
 
Dissolvenze di Antonio Messina
euro 10,00 – pag. 90 - ISBN 978 – 88 – 7606 – 173 – 8
Si avverte nelle liriche dell’autore la necessità di cogliere a pieno brevi attimi prima della corruzione del tempo; le liriche infatti non si concretizzano in un “compiuto” riconducibile a un agito personale concluso. Il musicante-poeta segna parole nello spartito del vivere, lo pennella, colora e gli dà voce, girovago e cantore di strada sparge semi di note, dispensa minuti di respiro. Il suono è intrinseco alla parola che si sussegue leggera, spaesata, questuante a volte per essere raccolta e amata, ampiamente conoscitrice di altri “strumenti espressivi” all’interno dei quali trova la sua libertà e dissolvenza. L’affanno di appartenenza affiora nei paesaggi rarefatti, scossi dal vento, coperti di neve, senza consolazione, immagini desiderose di avere forma e di trovare un ruolo “oltre l’incertezza dell’amore /prendimi”. Il tempo consuma, frammenta, sbriciola, da qui il desiderio del poeta di un ‘incisione’, di un segno che nel marmo resista al tempo, di una scultura in divenire come unico modo per eternizzare i sentimenti anche in gestualità immobili che l’autore affida al suono multicorde del vento, altro elemento questo che regola la melodia delle liriche. Antonio Messina, dopo la raccolta di racconti La memoria dell’acqua e il romanzo Le vele di Astrabat, vere e proprie prose poetiche, ritorna al suo antico amore per i versi con una silloge intensa, figurativa e anche surreale.
 

 
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postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:54 | link | commenti (5)
categorie: avvenimenti

Farang

Ricchezza e povertà, perversione e innocenza.
Farang1
Farang
   di Cesarina Bo
 
 
Darinee sorride con i suoi denti candidi, i capelli neri lisci, gli occhi dolcissimi. Per tutti è Pu che in thai significa granchio: soprannome che le è stato dato da bambina quando, di fronte a sconosciuti, arretrava fino a nascondersi dietro alle sottane di sua madre.
Ora, però, non indietreggia più. Ha dodici anni e da pochi mesi fa la cameriera in un ristorante a Pat-Pong. Si sente grande ed è felice. Guadagna quasi cinquemila bath al mese e riesce a mandarne più della metà alla famiglia, dopo aver pagato la sua parte d’affitto per una stanza in una vecchia casa di periferia e la sua quota per le spese comuni.
Le piace immaginare sua madre mentre apre la busta: il sorriso che le appare sul volto segnato dalla fatica, la trasforma per incanto facendola tornare bella come quando era giovane; tra le lacrime benedice la figlia lontana, poi prende da sotto il letto la scatola in cui custodisce gelosamente i suoi poveri tesori e vi nasconde la busta, prima di tornare al lavoro nel campo di riso.
Le manca la famiglia, però sa d’essere fortunata rispetto alle sue amiche rimaste al villaggio. Quando é partita le avevano fatto una bella festa e non le avevano nascosto l’invidia per quel suo inatteso successo.
 
Pu indossa la divisa di cameriera, si guarda allo specchio e si ammira. In quel momento entra una delle ragazze che divide con lei la stanza e l’avverte che, di sotto, c’è suo cugino che la sta cercando. Corre per le scale strette, con il cuore in gola, mentre si chiede che cosa possa mai volere: forse è successo qualcosa a sua madre o a uno dei suoi fratellini? forse il proprietario del ristorante si è lamentato di lei?
Phom Yao è appoggiato ad un palo dall’altra parte della strada, con l’immancabile sigaretta accesa tra le labbra. E’ lungo e secco, esattamente come lo descrive il suo soprannome. Si guarda intorno con aria indolente e annoiata mentre aspetta che Pu gli si avvicini.
La ragazza lo saluta con piccolo inchino e rimane ferma con gli occhi bassi, in attesa. Non ha confidenza con quell’uomo conosciuto pochi mesi prima, quando, inaspettatamente, si era presentato in visita a casa sua: di ritorno da un viaggio, aveva colto l’occasione per salutare quei lontani parenti che non vedeva da anni. Sua madre lo aveva ricevuto con tutti gli onori come il più importante tra gli ospiti. Pu era rimasta in disparte, intimorita dalla presenza di quell’estraneo: non era abituata a vedere gente sconosciuta. Phom Yao l’aveva invitata a farsi avanti e a mostrarsi: rivolgendosi alla madre si era complimentato per la bellezza di Darinee. Prima di andarsene, poi, aveva accennato alla possibilità di farle ottenere un posto da cameriera in città. A quel punto sua madre aveva iniziato, in una litania senza fine, a ringraziarlo e a benedirlo.
 
Il cugino le chiede se si trova bene al ristorante. Pu annuisce e sorride. Phom Yao si accende un’altra sigaretta e dice:
“Pu, c’è un mio amico, un farang. E’ un francese, simpatico e gentile. Vuole passare qualche ora con te: ti ha notato al ristorante e gli sei piaciuta.”
Darinee non risponde.
“Ti dà mille bath e, in cambio, dovrai essere solo un po’ carina. Non sei più una bambina e, nel caso te ne fossi dimenticata, mi devi un favore. Poi, se il proprietario venisse a sapere che hai rifiutato un piacere ad un suo cliente non ci penserebbe due volte a licenziarti…”
Sa che per le sue nuove amiche è consuetudine andare con i farang tanto che la deridono per la sua riservatezza e le dicono che è una stupida.
Sa che mille bath sono tantissimi. Potrebbe finalmente comprarsi quelle calze di nylon, quelle così leggere da sembrare di seta.
Sa che è in debito con suo cugino: a lui deve il posto da cameriera.
Sa che non può perdere il posto di lavoro.
Phom Yao si allontana soddisfatto: è stato un compito facile, il suo. Ora può dire al farang che non ci sono problemi di sorta ed intascare la somma di denaro pattuita per il lavoro. Fischietta, mentre cammina lungo il marciapiede e si congratula con se stesso per il proprio intuito: non appena aveva visto la cugina, giù al villaggio, aveva capito che sarebbe stato un ottimo affare. Al giorno d’oggi accontentare i farang sta diventando sempre più difficile, riflette: vogliono merce nuova e sempre più giovane. Come fosse cosa facile!
 
Nella penombra della camera Pu è legata al letto. Sa che è inutile urlare: in quel luogo nessuno oserebbe disturbare un farang e nessuno ci farebbe caso. L’uomo l’ha posseduta violandola in ogni modo. Adesso alterna sulla sua pelle il freddo della lama di un coltello con la carezza lieve di una calza di nylon fatta scivolare sul viso, sui seni, in mezzo alle gambe tenute divaricate. Si diverte a vedere il dolore e il sollievo, in successione casuale, negli occhi di Pu.
Al farang, ora, il gioco è venuto a noia. Vuole provare qualcosa di più, vuole vedere negli occhi della bambina il terrore, vuole toglierle quel sorriso dal volto che non sopporta.
 
Darinee sorride con i suoi denti candidi quando l’uomo le avvolge la calza di nylon attorno al collo, drappeggiandola come fosse una sciarpa.
La calza, stretta in modo repentino, fissa come in una foto quel sorriso e negli occhi spalancati solo un’ombra di stupore.
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:40 | link | commenti (5)
categorie: narratori e racconti

Comunicato del 25 marzo 2008

Concorsi letterari, su Historica Il Foglio Letterario.
 
La nuova veste del blog di Cinzia Pierangelini.
 
La fantasia! Cristina Bove si è inventata anche La Primavera di Euridice.
 
Edio Vassalli e il suo bel libro di poesie Mezzanotte presto arriva.
 
Facciamo il punto: le letture di Laura.
 
Satisfiction: Luca Di Fulvio e la gang del pensiero.
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:36 | link | commenti (1)
categorie: comunicati
venerdì, 21 marzo 2008

La primavera

Benvenuta, primavera!
Oggi inizia la primavera astronomica.
 
La primavera
La primavera
di Renzo Montagnoli
 
Raggio dopo raggio
s’infradicia il bianco
gocciolano allegre le grondaie
una carezza di sole
l’addio all’ultima neve.
Nell’aria ancor fresca
la primavera s’annuncia
fra crochi esitanti
che sporgono il capo
e la gioia di vivere
di rondini tornate
dai caldi deserti d’oltremare.
Un vecchio in panchina
scalda le dolenti giunture
e la bocca sdentata
s’apre in un rapido sorriso.
Un’altra primavera
un’altra stagione
rubata all’eternità.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:55 | link | commenti (14)
categorie: poeti e poesie