L'armonia delle parole

Quando le parole, sapientemente accostate, sono armonia.

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domenica, 30 novembre 2008

Quassù, di Renzo Montagnoli

Non c’è posto migliore per ritrovare me stesso.
 
Quassù
Quassù
di Renzo Montagnoli
 
C’è un’aria di vita quassù
in questi boschi ombrosi
in queste piane soleggiate
nessun rumore in quota
solo il lento incedere del vento.
Come le cime silenziose
le mani si protendono al cielo
tanto è vicino
che par di toccarlo
di poter sfiorare con le dita
le poche candide nubi
che sonnecchiano nel meriggio.
Io e questa terra
io e questa amica natura
nessun altro a romper l’idillio
chiudo gli occhi
e ascolto la voce del creato
mille brusii di vita
timide voci di un mondo
che sfugge alla civiltà.
E’ un cuore pulsante
un’energia infinita
a cui lasciarsi andare
cullato dai pensieri
che rapidi s’involano
silenziosi e assorti
in un muto dialogo
con l’eternità.
 
Concludo con 'Air' dalla Suite No.3 in D major di Johann Sebastian Bach
 
http://it.youtube.com/watch?v=CyLo9-Voy5s
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 08:06 | link | commenti (9)
categorie: poeti e poesie

La miglior vita, di Fulvio Tomizza

La miglior vita
La miglior vita
di Fulvio Tomizza
Arnoldo Mondadori Editore S.p.a.
Narrativa romanzo
Pagg. 304
ISBN: 9788804485933
Prezzo: € 7,80
 
 
Fulvio Tomizza è riuscito con questo libro a dare una visione completa di un popolo spurio, che solo alla fine della prima guerra mondiale si è accorto di essere italiano o slavo, non per scelta individuale, ma in quanto questa suddivisione divenne forzata.
Questa gente, costituita per lo più da poveri contadini e che parlava un dialetto a metà fra l’italiano e il croato, non appena le terre su cui vivevano passarono all’Italia, si trovò improvvisamente, e non autonomamente, italiana. E così la nostra lingua divenne quella unica e ufficiale a tutti gli effetti, tanto che durante le messe al celebrante fu imposto di usarla, al posto del latino; a quelli che italiani non erano fu rivolto un deciso invito ad emigrare, ad andare nel neonato stato jugoslavo.
In forza di ciò quelle popolazioni decisero di essere italiane o croate, con fratture insanabili anche all’interno della stessa famiglia, e fu in quella circostanza che non pochi, magari aggiungendo solo una vocale, italianizzarono il loro nome.
E sarà un’altra guerra a rimescolare le carte, a far perdere definitivamente la propria identità a quella popolazione contadina, a quel mondo arcaico che in seno all’impero asburgico conviveva senza problemi, consapevole solo di essere una comunità.
Di questa tragedia, perché di tragedia si tratta, Fulvio Tomizza parla in La miglior vita, romanzo certamente non facile, da leggere con attenzione per poter comprendere attraverso il racconto di un sagrestano, Martin Crusich, non solo la realtà di questo microcosmo, ma anche, allargandone la visione, gli aspetti cruciali di un secolo.
Così ci narra di due grandi guerre, di cambiamenti di nazionalità, di esodi volontari oppure forzati, di una grande epidemia di vaiolo, di un terremoto, di una rivoluzione socialista, e questo partendo dal particolare, da quel piccolo paese di Radovani in cui Martin Crusich è ombra fidata dei ben sette parroci che si succedono, dalla figura solenne e ieratica di Don Stepe al personaggio tormentato di Don Miro, vittima di una passione, di cui si punirà autodistruggendosi con il vizio del bere e nulla facendo per curarsi dal cancro che lo ha colpito. Dopo di lui, stante il regime socialista, la parrocchia non avrà più il suo prete e nell’abitazione riservata ai sacerdoti si ritirerà Martin, testimone di un’epoca e custode ultimo della memoria.
Scritto così può sembrare poca cosa, ma questo romanzo, non solo è unico nel suo genere che potremmo definire epico di frontiera, ma è anche una storia di uomini complessi e semplici al tempo stesso, di sentimenti, di gioie e di dolori. Al riguardo, le pagine in cui viene descritto il trasporto a casa su un carretto trainato da un asino e alla cui guida c’è Martin del cadavere dell’unico figlio Antonio, partigiano morto combattendo, sono di una bellezza indescrivibile; non c’è il ricorso alla facile commozione, anzi questo viaggio, che è forse una metafora di un popolo così smembrato e che può ritornare alle sue case solo quando non è più in vita, è descritto con uno stile asciutto, senza indulgere a pietismi, ma proprio per questo tocca livelli di alta drammaticità che segnano profondamente l’animo del lettore, apparendo del tutto naturali.
Il romanzo termina con l’ultima annotazione di Martin Crusich, che avverte che la sua ora sta per arrivare, e che scrive: “ Scende sulla terra il vuoto dei cieli o su di noi si spalanca la miglior vita? Questo non sapevo, che il mondo muore a ogni morte di un uomo.” E’ un per chi suona la campana che conclude in modo superbo un romanzo di rara bellezza.
 
Fulvio Tomizza (Giurizzani di Materada, Umago, 26 gennaio 1935 – Trieste, 21 maggio 1999). Figlio di piccoli proprietari agricoli, dediti anche a varie attività commerciali, ottenuta la maturità classica, si trasferì temporaneamente a Belgrado e a Lubiana, dove iniziò a lavorare occupandosi di teatro e di cinema.
Ma nel 1955, quando l’Istria passò sotto l’amministrazione jugoslava, Tomizza, benché legato visceralmente alla sua terra, si trasferì a Trieste, dove rimase fino alla morte, tranne che negli ultimi anni trascorsi nella natia Materada.   
Scrittore di frontiera, riscosse ampi consensi di pubblico e di critica (al riguardo basti pensare ai numerosi premi vinti: nel 1965 Selezione Campiello per La quinta stagione, nel 1969 il Viareggio per L’albero dei sogni, nel 1974, nel 1986 e nel 1992 ancora Selezione Campiello rispettivamente per Dove tornare, per Gli sposi di via Rossetti e per I rapporti colpevoli, nel 1977 e nel 1979 lo Strega e quello del Governo Austriaco per la letteratura Europea per La miglior vita).
Ha pubblicato: Materada (1960), La ragazza di Petrovia (1963), La quinta stagione (1965), Il bosco di acacie (1966), L’albero dei sogni (1969), La torre capovolta (1971), La città di Miriam (1972), Dove tornare (1974), Trick, storia di un cane (1975), La miglior vita (1977), L’amicizia (1980), La finzione di Maria (1981), Il male viene dal Nord (1984), Ieri, un secolo fa (1985), Gli sposi di via Rossetti (1986), Quando Dio uscì di chiesa (1987), Poi venne Cernobyl (1989), L’ereditiera veneziana (1989), Fughe incrociate (1990), I rapporti colpevoli (1993), L’abate Roys e il fatto innominabile (1994), Alle spalle di Trieste (1995), Dal luogo del sequestro (1996), Franziska (1997), Nel chiaro della notte (1999).
Per ulteriori approfondimenti consiglio Fulvio Tomizza, un saggio molto bello e interessante scritto da Grazia Giordani.
 
Recensione di Renzo Montagnoli
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 08:02 | link | commenti (2)
categorie: consigli di lettura

Comunicato del 30 novembre 2008

Come i dieci comandamenti anche gli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sono puntualmente disattesi, in primis da chi dovrebbe farli rispettare.
 
Novità per ‘A Jatta, l’ultimo romanzo di Cinzia Pierangelini.
 
Il sogno importuno di Cristina Bove.
 
La radio, meglio ancora l’aradio…
 
Si cerca la vostra collaborazione, rispondendo ad alcune domande. Dove e qual è l’argomento? Su Letteratitudine a 8 domande su scrittori e politica.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:57 | link | commenti (2)
categorie: comunicati
sabato, 29 novembre 2008

Il ritorno dei tre moschettieri

I tre moschettieri
Il ritorno dei tre moschettieri…
 
Presenze e Assenze
MARTINA VOLEVA LE ALI
di Davide Vaccino
 
Martina parlava
con chi voleva:
sorrideva alla pioggia
mutandola in Sole
e corrugando la fronte
voleva l’amore.
 
Martina cercava
quel che voleva:
stringeva i pugni
e poi s’arrabbiava
se quel che voleva
non lo trovava.
 
Martina gioiva
come voleva:
brindava alla Vita
e poi s’intristiva
pregando il cielo
di lasciarle spiegare
ali più forti
per potere volare.
 
Ali più grandi
per fantasticare.
 
(da Presenze e Assenze
– Edizioni Il Foglio, 2008)
 
Il cerchio infinito mini 
OLTRE LA LOGICA
di Renzo Montagnoli
 
Corre lo sguardo
a cercar l’infinito
ma sempre ritrova
il lontano orizzonte.
Indugia il pensiero
a immaginar l’eternità
ma sempre ritorna
a quell’ultima data.
Nulla è più certo
di quel che di incerto
presiede a ogni cosa.
Non siamo che atomi
di un sistema
che sfugge a ogni logica
i microscopici tasselli
di un ordine ignoto
umili parti di un disegno
troppo immenso
per esser capito.
 
(da Il cerchio infinito
- Edizioni Il Foglio, 2008)
 
Il respiro della luna
SIAMO ANGELI
di Cristina Bove
 
Siamo angeli
di passaggio soltanto sotto i cieli
un'escursione lenta
nella luce e nei suoni
depositammo al margine le ali
 
per questo adesso camminiamo adagio
col dolore che segue i nostri passi
e labbra che non sanno pronunciare
la parola che sola è la salvezza:
AMORE, parola che contiene l'infinito
ed è mare ed è valle.
 
Grava la carne
palpita nel petto e assedia il cuore
quando con  braccia aperte i vasti spazi
anelito e respiro noi cerchiamo
 
e nelle forme i ventri, i seni, i fianchi
accarezziamo come promemoria
di quel che siamo con le nostre ali…
 
(da Il respiro della luna
- Edizioni Il Foglio, 2008)
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:31 | link | commenti (5)
categorie: poeti e poesie

Le novità di Samuele Editore

Bongiorno_rid
Bongiorno Antologia
Samuele Editore
www.samueleeditore.it
acquisti@samueleeditore.it
Collana I poeti di Pordenone
Poesia
Pagg. 72
ISBN 9788890367717
Prezzo: € 13,00
 
Modalità di acquistoprevio contatto con l’editore (acquisti@samueleeditore.it) con regolamento a mezzo bonifico bancario.
 
 

 
ASTENIA

Astenia di gennaio.
Ma non è questo, non è questo
il guaio. È il seme
sotto la neve, le piume
nel vento gelido,
le ultime foglie arse...

La natura mi interroga,
sta alla posta, mi spia:
studia la nostalgia.
Non provoca, non guata
minacciosa; è quasi grata
della mia paura.

A gennaio
l'assedio è questo vento
interno, questo lamento
che aggroviglia il telaio,
strappa i fili e progetta
un'altra tessitura...
 
 
SINTONIA

Ed è già primavera. Oh melassa
che imbrogli il più ingenuo degli uomini,
fatti avanti, che ho sete,
voglia di te! Più anni passano
-più rughe scavano, più il pantano
colonizza i polmoni-
più mi ingannano
i refoli, le canzoni
insensate delle auto, gli anni
statici che sibilano...

Per i tempi confusi che attraverso,
il treno che mi porta è fermo
-penna sopra il quaderno-
sulla gelida lastra dell'inverno.
 
Busetto_Grizzo_rid
Busetto Grizzo Antologia
Samuele Editore
Collana I poeti di Pordenone
Poesia
Pagg. 96
ISBN 9788890367700
Prezzo: € 13,00
 
Modalità di acquisto: previo contatto con l’editore (acquisti@samueleeditore.it) con regolamento a mezzo bonifico bancario.
 
 
Ettore Busetto (Pordenone 1909 - 1978) visse e lavorò a Pordenone divenendo una delle figure più rappresentative e più ricordate della città, anche a distanza di trent'anni dalla scomparsa. Fu impiegato all'Elettrica Trevigiana (oggi Enel) quindi nell'azienda commerciale da lui fondata. Negli anni 20 il primo contatto con il teatro, interesse che insieme alla poesia lo accompagnÒ per tutta la vita. A una prima esperienza nella filodrammatica del Circolo giovanile "Beato Odorico" segue la partecipazione nella filodrammatica del Dopolavoro che esordisce nel 1932. L'anno successivo il complesso consegue il primo premio al terzo concorso tra le filodrammatiche del Friuli con un'opera che vide Ettore Busetto protagonista. Nel 1940 viene chiamato a dirigere la filodrammatica del Dopolavoro del Cotonificio Veneziano. Esperienza che chiuderà; la sua partecipazione in ambito teatrale (ci ritornerà solo solo per declamare qualche lirica). L'amore per il teatro però non si esaurisce nel poeta che scrive un atto unico: "Le strade della vita". Nel 1949 fonda la Propordenone della quale accetta la direzione solo nel 1957, per un anno, durante un periodo di difficoltà per l'istituzione. Tra i molteplici suoi impegni sociali si ricorda il sostegno dato alla costituzione dell'Università popolare (poi circolo Humanitas), della filodrammatica (poi Gruppo Teatro), e la promozione della Rassegna di prosa. Nel 1975 riceve il cavalierato della Repubblica e nel 1976 il premio San Marco. Nel 1948 pubblica, cedendo alle affettuose insistenze di amici e ammiratori, pubblica "La Bossina” (ed. Cosarini, 1948). Nel 1970 è la seconda edizione de “La Bossina" (Propordenone, 1970) rimaneggiata rispetto alla precedente. Quattro anni più tardi il volume "I sentieri dell'infinito" (Propordenone, 1974). Altre liriche hanno sono state pubblicate su giornali e riviste locali riscuotendo un notevole successo.
 
A POESIA

O nobil arte di comporre in versi:
quel che la mente afferra, il cor traduce
captando ai cieli tersi
in controluce.

È buono il verso che, sgorgando puro,
dipana con sua magica chiarezza
ogni pensiero oscuro
ogni incertezza.

Ed è divino quando trae dall'ombra
la coscienza, che scioglie da suoi veli,
e quando ad essa sgombra
le vie dei cieli.

È il Prometeo, che porta in ogni cuore
il fuoco della vita, e che concede
la speranza all'amore
luce alla fede.

(1951 - Settembre)
 
OBLIO

La memoria cede
alla lusinga degli anni
e forse un giorno
mi dimenticherò
di vivere.
 
 
 
Umberto Grizzo (Pordenone 1901 - 1968) dopo un percorso di studi ginnasiali in un istituto religioso, interrotto per poca propensione alla carriera ecclesiastica, inizia a lavorare al Cotonificio Veneziano di Torre come operaio. Nel 1945, terminato il conflitto mondiale, inizia la sua attività sindacale che lo porta ad aderire alla Cgil e ad organizzare e dirigere il mandamento pordenonese dell'Acli. Conclusa l'esperienza sindacale nel 1948 in seguito alla scissione della Cgil in tre gruppi, da lui non condivisa, torna all'attività operaia in qualità di assistente tessile presso il Cotonificio Cantoni di Cordenons. Raggiunto il pensionamento nel 1961, si dedica alla scrittura dopo un percorso di studi e ricerche storiche sul territorio locale che lo hanno contraddistinto per tutta la vita. Pubblica quindi il "Saggio storico su Pordenone in versi" (tip. San Marco, 1961) e "Ridemoghe sora" (tip. San Marco 1967), raccolta quest’ultima di racconti scherzosi in dialetto pordenonese.
 
ETIMOLOGIA

Giacchè etimologia ci sorride
a lei cediamo il passo un solo istante
chè a nome greco ancor fortuna arride
con solo qualche piccola variante.

Il portò è qui etimologia e ystoria,
chè Naun -nave-, il fiume fa Naone.
Nel porto è, in seme, il loco e la sua gloria.
Diviene Portus-Naonis = Pordenone.

Così il Noncello ha divergente voce
perché radice e avverbio e nome pure.
Non-celo, oppur Naun-Cel che non è veloce
barca in Cellina. Ma... son congetture.

È nave in acqua fusa Naon-Cellina
a dare il nome o in altra che non cela?
A qual dei due verità s'inchina
e quando storia ai suoi cultor si svela?
 
Mentre il Cellina in letto alluvionale
scompare nella ghiaia e poi riaffiora,
il corso del Noncello è sempre uguale
e mai si cela... adesso... come allora.

Con l'ampio alveo alle sorgenti chiuso
da depressione che al Cellina adduce,
non più si pensa al corso lor poi fuso;
ma a fiume che al Cellina ci conduce.

Con l'uno o l'altro il nostro stemma accorda
con porte antiche sopra l'onda aperte.
E, nei mutati tempi, ciò ricorda
attività portuali più che certe.
 
Arrigo Bongiorno (Pordenone 1930, Trieste 2006) completò gli studi commerciali serali mentre di giorno lavorava. Fece il panettiere e il pasticcere con il padre a Torre, l'orologiaio, il garzone di macelleria, il ciabattino in uno stabilimento tedesco, e altro ancora. Nel 1951 uscì la sua prima raccolta di liriche "Orizzonte basso" (ed. Il Golfo di Trieste). Nel 1953 esordì come cronista al "Messaggero di Udine". Quindi fu responsabile della redazione friulana del "Piccolo" di Trieste iniziando l'itinerario giornalistico (si diplomò a Urbino nel 1956) che lo portò a Udine, Praga, Milano. Nel 1964 pubblica "La vana rivolta" (Vallecchi) che nell'anno successivo gli vale la medaglia d'oro (di questi anni il lungo carteggio con Diego Valeri e l’amicizia con Biagio Marin). Sempre del 1964 il Premio Nazionale di Poesia Alte Ceccato. Nel 1968 pubblica il saggio politico "L'utopia bruciata" (Sugar 1968) in seguito all’invasione sovietica della Cecoslovacchia. Segue "Il pane degli altri" sui problemi dell'emigrazione (La Situazione, 1971) e la raccolta poetica "Fughe interne" (L'Asterisco, 1970). A Milano nel 1980 pubblica l'"Inchiesta sulla poesia nel Friuli Venezia Giulia" e nel 1988 le poesie "Sotto la lente" (Edizioni Concordia). Ha curato per gli Oscar Mondatori, opere di Andric, Remarque, Koestler, Dostoevskij, Gogol', Campana. Sua la prima traduzione italiana de "Lo scherzo" di Milan Kundera (Mondadori, 1969). Conoscitore della politica dell'Est europeo ha ideato e curato una pagina speciale per il giornale "Avvenire" di cui è stato redattore agli esteri per 17 anni e che gli è valsa il premio Andrei Sacharov nel 1986 conferito dall'Associazione Nazionale per i Diritti dell'Uomo. Dello stesso anno il Premio San Marco. Il primo libro di racconti di Arrigo Bongiorno è edito da ProPordenone "La strada del mai" nel 2002, cui seguono "Forum" (Rubbettino, 2004) e il reportage nel passato "L'anima dei friulani" (Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2006).
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:24 | link | commenti
categorie: freschi freschi

Comunicato del 29 novembre 2008

L’aggiornamento di Arteinsieme.
 
Rino parla dell’Inquisizione spagnola e di Tomàs de Torquemada. Certo che se il domenicano spagnolo vivesse ai tempi attuali avrebbe una mole di lavoro del tutto improba…
 
Un nuovo e inedito racconto di Sabrina Campolongo.
 
Tre giorni che sono stato via e Grazia Giordani ha riempito il suo blog con due racconti (La bottiglia e La tazza) e poi, forse per associazione di idee, è passata dalla tazza al pitale, questo utilissimo oggetto oggi un po’ in disuso, ma che in passato, a volte, era una vera e propria opera d’arte. Ebbene, partendo dallo scopo del pitale, Grazia ha imbastito un raccontino breve, ma veramente D.O.C., e che potete trovare qui.
 
E poi c’è anche si lamenta! Guardate che splendida immagine è visibile dalla finestra di Valentina Demelas.
 
Uno spicchio di luna con contorno di stelle, tre poesie ed ecco Altre sere, altre notti.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:16 | link | commenti (1)
categorie: comunicati
lunedì, 24 novembre 2008

Agnese, ancora, di Giovanni Buzi

Agnese ancora
Agnese, ancora
di Giovanni Buzi
Edizioni Akkuaria
www.akkuaria.org
libri@akkuaria.org
Narrativa romanzo
Pagg. 171
ISBN: 9788863280500
Prezzo: € 12,00
 
Agnese vive in un paese sulle pendici dei Monti Cimini. Si sposa agli inizi degli anni Sessanta e ha presto un figlio, Luca. Il romanzo è visto attraverso i suoi occhi. Gli occhi di un bambino che apprende poco a poco, come ogni altro, a conoscere il mondo. Nella cucina, sempre calda e profumata di legna che arde e buone pietanze, si riunisce di pomeriggio il gruppuscolo delle amiche di Agnese le quali, tra una sferruzzata e l’altra, passano allo scanner l’intero villaggio, comprese loro stesse. Amori clandestini, rovesci di fortuna, possibili fidanzamenti, odi eterni, colpi di fulmine, terribili scandali, amori infiniti. Ma c’è anche chi nasconde segreti in quella cucina, Agnese per prima. Ma il suo è un segreto che tutti sanno e fanno finta d’ignorare. Come tenta d’ignorare Luca, finché sarà possibile.
 
Giovanni Buzi è nato a Vignanello (VT) il 10 marzo 1961 ed è uno scrittore e pittore italiano.
Attualmente insegna Lingua e Cultura Italiana al Parlamento Europeo di Bruxelles.
Ha insegnato Storia dell’arte contemporanea all’Académie des Arts di Bruxelles.
Ha all'attivo diverse pubblicazioni di romanzi, racconti e saggi. Ha ottenuto riconoscimenti in molti premi letterari, tra cui Lovecraft, Rill e Yorick.
Come pittore espone in Italia e all’estero dal 1985.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:39 | link | commenti (2)
categorie: freschi freschi

Il ritorno del Principe, di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato

Il ritorno del principe
IL RITORNO DEL PRINCIPE
di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Ed. Chiarelettere
ISBN 978-88-6190-056-1 (pagine 347) (€ 15,60)
 
Recensione a cura di Carmen Lama
 
Un’analisi storico-politica lucidissima, obiettiva, dettagliata e documentata, testimonianza di un Magistrato in prima linea, sulla “criminalità dei potenti (sic!) in Italia”: è un libro per capire i giochi politici nell’intreccio con la criminalità organizzata, con il mondo imprenditoriale, finanziario ecc…, un libro che svela i retroscena del potere, quello che non si vede e non è mai stato detto, né raccontato, “ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. Ci avviamo verso una democrazia mafiosa?” Verso un declino anziché verso lo sviluppo dell’Italia? “Gli italiani possono reagire, è già successo”, sostiene Scarpinato, con un pizzico di ottimismo che si vorrebbe non fosse clamorosamente ancora smentito dai fatti. Il Principe è una rievocazione dell’opera omonima del Machiavelli, che viene utilizzato in questo testo, come metafora del potere che si serve di qualsiasi mezzo, spesso violento o comunque di sopraffazione, per raggiungere i “propri” fini, legati ad interessi delle classi dirigenti e dell’alta borghesia affarista. È un libro da leggere per capire che non possiamo farci illusioni, ma che non dobbiamo neppure farci continuare a sfruttare e a depredare, dal basso, dall’alto e in crescendo. È un libro da leggere per capire che dobbiamo tenere gli occhi aperti e pretendere che al primo posto nell’agenda politica dei partiti e dei governi ci sia il rispetto della legalità e la sconfitta definitiva dei poteri mafiosi e criminali.
Una frase di Scarpinato, nella prima pagina della sua Premessa al testo è subito illuminante: “ Qui pensare non è un lusso, ma una necessità per evitare che ciò che non hai compreso in tempo ti piombi addosso all’improvviso, come in un agguato, cogliendoti inerme”. Vale per Palermo, sede in cui egli opera, ma vale anche per il resto d'Italia. E un’altra frase: “.. questo è un libro di storie “oscene” che nel loro intrecciarsi sui terreni della mafia, della corruzione e dello stragismo possono offrire una chiave per comprendere pagine importanti del passato e per decifrare il presente e il futuro… o forse la mancanza di futuro del Paese”. (Il termine ‘oscene’ è da intendersi nel suo senso etimologico, dal latino ob scenum, ciò che opera nel fuori scena). È un libro da leggere perché aiuta a pensare e a capire, perché apre uno sguardo più accorto sul senso della quotidiana messinscena dei politici, nei luoghi istituzionali e attraverso i luoghi mediatici, delle rappresentazioni per il pubblico. Abbiamo a che fare con un’oligarchia travestita da democrazia, ma ciò esula dalla parte politica di volta in volta al governo: fa parte del sistema di potere che non è ancora riuscito a passare nella modernità e nella postmodernità come altri paesi occidentali. Per questo motivo, il nostro Paese sembra destinato a scontare un’arretratezza che si perpetua dai tempi del Principe (di machiavelliana memoria), senza riuscire a raggiungere il livello di civiltà dei partner europei ed occidentali in senso lato. Perché il Principe “è ancora in una forma smagliante” nonostante secoli di vita!!! Il libro si chiude con un cauto ottimismo che sa più di pessimismo per il nostro futuro. Leggere per capire e per credere. Il costo è di appena Euro 15.60 (comunque ben spesi).
Saverio Lodato è giornalista e scrittore, lavora per “L’Unità”.
Roberto Scarpinato è Procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo, dove dirige il dipartimento mafia-economia. Ha lavorato con Falcone e Borsellino e si è occupatori alcuni dei più importanti processi di mafia degli ultimi anni. È stato uno dei PM nel processo Andreotti.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:36 | link | commenti (3)
categorie: consigli di lettura

Comunicato del 24 novembre 2008

Prima neve
Questa mattina, al risveglio, ho avvertito chiaramente un’atmosfera diversa, quasi rarefatta, e in un silenzio ovattato, in cui più marcati sono i sibili del vento, ho guardato fuori dalla finestra e ho visto la prima neve.
 
 
Rino Armato spazia a tutto campo nella storia e così questa volta si è interessato di Voltaire e in particolare del suo saggio Il secolo di Luigi XIV.
 
Mi permetto di segnalare il dono che mi ha fatto Laura Costantini, che ringrazio, con la sua bella recensione della mia silloge Il cerchio infinito.
 
E sempre in tema di recensioni Sabrina Campolongo ha letto e commentato Uno in diviso, di Alcide Pierantozzi.
 
Secondo voi, chi può aver scritto la frase che segue?
Il problema è che in una Italia di marchettari, che l’editoria soffra gliene frega niente a nessuno, o comunque a pochi: si pubblica non per meritocrazia, ma per il nome e le conoscenze che uno c’ha.
Facile, vero? Ma sì, è lui, proprio lui, toro scatenato Giuseppe Iannozzi con Riflessioni prostituite alla moderna editoria.
 
Parlar d’amore, quasi un gioco a cui partecipare partendo da tre situazioni sentimentali tratte rispettivamente da Cime tempestose, da Anna Karénina e da Per chi suona la campana. Dove? Ma da Giornalista curiosa.
 
Fra porte che cigolano, ululati notturni, lamenti ed ectoplasmi Simonetta Santamaria tiene banco su Letteratitudine con La letteratura del terrore.
 
L’invito (non pensate male…) di Natàlia.
 
Invece Cristina Bove se ne starebbe con in testa una lampada accesa…
 
Sere di poeti su rossiorizzonti con alcuni versi dedicati a ore che invogliano a riflessioni.
 
Prendo qualche giorno di pausa, insomma mi riposo un po’, staccandomi anche da Internet.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:32 | link | commenti (4)
categorie: comunicati
domenica, 23 novembre 2008

Alla corte del nonno masticando liquirizia, di Mela Mondì Sanò, edito da Agemina

Alla corte del nonno
Alla corte del nonno masticando liquirizia
di Mela Mondì Sanò
Prefazione di Salvatore G. Vicario
Edizioni Agemina
www.edizioniagemina.it
Narrativa romanzo
Pagg. 328
ISBN: 978-88-95555-10-2
Prezzo: € 19,00
 
 
 
 
Quando si legge un romanzo e si rimane affascinati sia dal contesto narrativo, sia dalla potenza comunicativa del linguaggio, si può parlare di opera del “genio”, di opera altamente significativa, intensa, mai enfatica, in poche parole, di “capolavoro”.
Mela Mondì Sanò, in questo romanzo “Alla corte del nonno masticando liquirizia”, concepito e scritto in lunghi anni di meditazione e di studio sul territorio nebroideo, sull’immobilismo - anzi sulla staticità dei costumi e dei personaggi che abitano i Nebrodi - sui caliginosi codici che regolano il feudalesimo, per anni imperante in terra di Sicilia, ha realizzato un’opera di ampio respiro, un’opera, che oltre al valore storico-culturale, ha anche una notevole importanza letteraria.
Si tratta di un vasto affresco storico-narrativo: un teatro umano, dove ricchezza e povertà, opulenza e miseria si intrecciano con le contraddizioni di una società, sfociata all’improvviso in una crescente e radicale trasformazione sociale. La tessitura finissima del romanzo, densa di temi, intrisa di vicende, di racconti nel racconto, è quasi una ricostruzione a più voci della VERITA'
Isabella, protagonista del romanzo, ritornata, dopo un lungo periodo di assenza, nella terra d’origine, in una notte di tregenda - tra lampi, tuoni, sradicamenti di piante, allagamenti - rievoca gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, vissuti in seno ad un nucleo familiare, dove ogni singolo personaggio vive chiuso nel proprio egoismo, avulso dalla realtà degli altri congiunti.
Intorno alla donna, anche in quella terribile notte di nubifragio, gravitano cugini e parenti pronti a vomitare veleni e cattiverie, per lei inattesi e inesplicabili.
La bellezza del paesaggio nebroideo, contrapposto ai caratteri chiusi, ostili, sibillini, dei vari componenti parentali costituiscono l’enigma, il filo conduttore di tutta la narrazione, che solo alla fine vedrà chiariti i vuoti, i buchi neri di tutta un’esistenza vissuta lontana da una verità, alla luce della quale poi - , come in un immenso gioco di ricomposizione - tutti i misteri trovano la loro giusta collocazione.
Il “Nonno”, coprotagonista di rilievo, figura patriarcale, uomo di cultura sfuggente e controverso, politico accondiscendente e ferreo nelle decisioni, massone, personaggio dai costumi comodi, convenienti, e tuttavia ben celati, costituisce la chiave di volta per la soluzione di ogni enigma.
Un romanzo che nulla ha da invidiare alla grande narrativa di tutti i tempi.
 
 
Mela Mondi Sanò è nata a Torrenova (ME).
Laureata in Pedagogia, abilitata in Scienze umane e Storia, ha lavorato nella scuola: prima come insegnante e poi come capo d’Istituto.
I suoi interessi culturali sono molteplici. Infatti ha scritto e pubblicato di pedagogia, di matematica, di storia.
La stampa e la televisione si sono occupate di lei per le iniziative socialmente significative che ha espresso fin da giovane, quando nel 1957, unica donna siciliana, si presentò a “Lascia o Raddoppia” e vinse il massimo premio.
Nel 1984 ha pubblicato “Da Pietra di Roma a Torrenova” (ed. Pubblisicula ), un libro che aiuta a scoprire l’identità di un paese istituito a Comune autonomo.
Ha ricevuto riconoscimenti nel campo della poesia. Nel 1994 ha ottenuto il premio internazionale di poesia “L’Acàlypha” con il libro “Razza della mia terra” ed. Agemina.
Impegnata nel sociale ha conseguito:
negli anni 1970/80 la specializzazione nell’educazione degli alunni stranieri;- nel 1996 il diploma triennale in formazione politica al Centro Arrupe di Palermo.È stata consigliere nazionale e poi presidente provinciale del M.I.E.A.C.
(movimento di impegno educativo dell’A.C.).
“Alla corte del nonno masticando liquirizia” è il suo primo romanzo. Ambientato sui Nebrodi, ci permette di conoscere ed apprezzare le bellezze storiche e naturalistiche di questo territorio oggi conosciuto come il Parco Regionale dei Nebrodi.
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:29 | link | commenti (2)
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