L'armonia delle parole

Quando le parole, sapientemente accostate, sono armonia.

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mercoledì, 28 gennaio 2009

Comunicato del 28 gennaio 2009

Storia e arte: Vincent van Gogh.
 
Non è proprio una commemorazione del giorno della memoria, ma c’è un collegamento indiretto in Pubblicare senza limiti? Il caso Céline. Su Letteratitudine.
 
 
 
Sul Giorno della memoria:
 
Un accostamento fotografico che fa riflettere.
 
Non fu solo Schindler.
 
Due poesie per ricordare.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:49 | link | commenti (1)
categorie: comunicati
martedì, 27 gennaio 2009

Il giorno della memoria, di Renzo Montagnoli

                        Il giorno della memoria
                            di Renzo Montagnoli
 
Oggi, 27 gennaio, è il giorno della memoria, ricorrenza introdotta dal nostro paese con una legge del 2000 in adesione a una proposta internazionale volta a ricordare le vittime del nazismo e del fascismo, con particolare riguardo a coloro che furono eliminati sistematicamente solo per il fatto di appartenere a una razza, oppure di avere un diverso credo religioso o un orientamelo sessuale particolare.
Infatti, nel corso della seconda guerra mondiale, ma anche negli anni immediatamente precedenti, la Germania adottò un piano volto a sopprimere ebrei, omosessuali, zingari, testimoni di Geova, Pentecostali, Untermenschen (cioè sottouomini, come venivano considerati i russi). Nel girone infernale rientrarono anche i disabili e i dissidenti politici.
Quante furono le vittime? E’ difficile quantificarlo con esattezza, ma la stima è di circa 16 milioni di esseri umani uccisi con esecuzioni sommarie o periti per stenti. Di questi circa sei milioni furono ebrei, oggetto di persecuzioni anche in passato.
E’ giusto ricordare perché un simile orrore non abbia più a ripetersi, ma secondo me non si possono tacere tutti quelli eliminati unicamente perché componenti di un’altra razza, e allora preferisco pensare che oggi vengano ricompresi anche il milione e trecentomila armeni che i turchi in vario modo soppressero, nonché i milioni di nativi americani uccisi dai conquistadores spagnoli e dai coloni degli Stati Uniti e del Canada, sempre dimenticati, ma erano genti che vivevano sulla loro terra, avevano tradizioni, delle civiltà che finirono per soccombere alle violenze degli invasori. 
La storia dell’uomo è purtroppo costellata da genocidi, fin dai suoi primordi, e il fatto che l’ultima grande strage sia accaduta non più di una settantina di anni fa lascia dei dubbi sull’evoluzione della specie.
Del resto, fino a quando ammetteremo le guerre per risolvere i contrasti, gli olocausti saranno sempre possibili, a riprova che l’uomo, a volte, riscopre in se stesso una bestialità non riscontrabile nemmeno fra gli animali.
Se oggi è un giorno della memoria, questa è corta per alcuni, individui che si affidano a un negazionismo farneticante per difendere il loro concetto aberrante di supremazia della razza. Non sono casi sporadici, anzi stanno diventando sempre più frequenti; questi signori, ma signori è un termine troppo rispettoso nei loro confronti, cercano il mito della superiorità per ovviare alla loro debolezza, per riscattare ai loro occhi le inesistenti qualità umane che li contraddistinguono.
Il razzismo serpeggia nell’ignoranza e purtroppo questa si sta espandendo in un mondo in cui gli interscambi sono sempre più frequenti; la paura del diverso poi viene abilmente giocata da governi per distogliere l’opinione pubblica dai veri problemi. E’ come una calunnia che poco a poco fra presa sugli individui, alimentando nei più l’indifferenza e in altri la violenza, due miscele esplosive che, combinate, possono giustificare qualsiasi azione, anche la sistematica eliminazione di esseri umani.
Occorre quindi vigilare, non prestare facilmente ascolto a campagne più o meno larvate che inducono l’insorgenza di un concetto razziale, perché oggi può toccare ad altri, ma domani potrebbe toccare anche a noi di essere vittime di un genocidio.
 
 
 
 
P.S.:
 
L’immagine fotografica che segue è una scultura in materiale refrattario opera di Mara Faggioli e dedicata all’olocausto. Rappresenta uno dei tanti bimbi dei lager sottoposto alle crudeli sperimentazioni del famigerato Dr. Menghele. Chi era costui?
Così lo descrive Mara:
Il Dott. Josef Mengele fu certamente tra i peggiori criminali nazisti.
Ad Auschwitz effettuò atroci, orribili ed agghiaccianti esperimenti sui bambini, in particolare sui gemelli.
Prelevava, senza anestesia, parti di fegato o di altri organi vitali, praticava iniezioni di virus e trasfusioni incrociate, iniettava metilene blu negli occhi, al fine di mutarne il colore, ma l’unico risultato, dei suoi folli e insensati esperimenti, era quello di procurare la cecità dopo atroci e inutili sofferenze.
Ed altro ancora……..
Penso che si possa notare in quella posizione fetale tutto il dolore di un bimbo a cui è stata negata la vita così atrocemente.
 
Il giorno della memoria
 
A un bimbo del lager
di Renzo Montagnoli
 
Non più lamenti
né sofferenze.
Finalmente libero
da un mondo
senza futuro
ritorno a te,
mamma,
puri spiriti
nella pace
dell’eternità.
 
 
(Liberamente ispirata
alla scultura di Mara Faggioli)
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 18:57 | link | commenti (37)
categorie: editoriale

Per non dimenticare, di Renzo Montagnoli

Per non dimenticare                   
                      Per non dimenticare
                            di Renzo Montagnoli
                                     
 
                                     
 
Sergio Levi guardò a lungo il soffitto candido come la neve, verso il quale saliva il fumo della sigaretta in cerchi grigiastri, sempre più larghi mano a mano che s’allontanavano da lui, fino a spezzarsi diventando evanescenti.
Altri colori avevano segnato la sua vita, un insieme di tinte sbiadite che ricorrevano spesso nei suoi pensieri: il bianco sporco della neve, segnato dal rosso opaco del sangue rappreso, il grigio di un cielo sempre opprimente.
E poi c’erano gli odori, puzze che sembravano radicate nelle sue narici: olezzi di corpi rivestiti di stracci, tanfi di escrementi e quel fetore, così acre, di carne bruciata.
Guardò il tatuaggio al polso: quante volte aveva cercato di toglierlo, usando persino una spazzola dalle setole dure! Di una cosa era ormai certo: quel numero scritto con inchiostro indelebile era sceso sempre più in profondità ed era ormai radicato nel suo animo.
Prese carta e penna e cominciò a scrivere.
 
                                     
 
“C’è stato un tempo felice, in cui gli uomini erano uomini e la vita scorreva tranquilla e serena, un tempo di cui la memoria ha una presenza ormai di sensazione, senza nitidezze, perché quello che accadde dopo ha cancellato anche il passato. Rivedo invece nitido, come fosse oggi, in ogni suo istante un’epoca durata quasi due anni, che sembrano pochi, ma che, per chi l’ha vissuta, sono un’eternità.
Una tradotta militare in un giorno di ottobre del 1943 arranca sferragliando. Gente ammassata nei vagoni, senza cibo, senza acqua, in un fetore opprimente di feci e di urina, qualcuno che, morto, si va già decomponendo; la disperazione è palpabile, fra urla che poco a poco si esauriscono in un rantolo.
-          Dove pensi che ci portino, Sergio?
-          Dicono in un campo di lavoro, forse in Germania.
-          Ma perché?
-          Perché siamo ebrei, ma non è questa la risposta giusta; un uomo può forse odiare un altro uomo che conosce, ma non una razza; il motivo deve essere ben più profondo e non può nemmeno essere il timore, visto che siamo inermi.
-          E allora cos’è?
-          Adesso non lo so e forse un giorno avrò la risposta, ammesso che ci sia.
 
Il treno si ferma davanti a un cancello che porta un’insegna “Arbeit macht frei” , il lavoro rende liberi, un’idiozia come mai ho avuto occasione di leggere, perché noi eravamo liberi, liberi di vivere, di sognare, e ora invece siamo prigionieri delle nostre paure, dei timori di un futuro senza sogni.
All’intorno, una recinzione di reticolati, intervallata da torrette occupate da sentinelle, e dentro tanti vecchi capannoni, tutti uguali, grigi tanto che si confondono con il cielo.
La neve, sporca, crepita sotto i nostri passi e ovunque guardie che urlano, cenciosi che si trascinano osservandoci con occhi vuoti: più che in un campo di lavoro mi sembra di essere precipitato nell’inferno.”
 
 
 
  
Sergio Levi si fermò un attimo, appoggiò la penna e si prese la testa fra le mani, perché quello che aveva appena scritto non era un ricordo riaffiorato, ma solo uno dei tanti incubi che accompagnavano le sue giornate. Ci sono cose che non solo non si possono dimenticare, ma che prepotenti riaffiorano in ogni momento, tanto hanno segnato la vita di un essere umano.
Riappoggiò le mani sul tavolo, riprese la penna e tornò a scrivere.
 
“Il lavoro? Quanto più di massacrante ci possa essere, con le guardie sempre pronte a frustarti per un niente, quando non accade di peggio.
C’è stato un giorno che ci hanno portato a far legna in un bosco; uno sventurato come me, un ometto quasi scheletrito, si è fermato un attimo per raccogliere due o tre more, ma non ha fatto in tempo a portarsele alla bocca che una guardia lo ha afferrato, l’ha sbattuto per terra e gli ha schiacciato la testa saltandole sopra. Abbiamo guardato appena, con l’angoscia di fare la stessa fine, e quando abbiamo terminato il lavoro siamo tornati al campo, abbiamo lasciato in mezzo alla neve quei poveri stracci, niente di più di un oggetto buttato via.
Ormai la morte non fa più paura, perché siamo già tutti morti.
Quelli che vegetano in questo posto non sono altro che ombre, divise logore che rivestono un corpo vuoto di carne e di volontà.
Il tempo non esiste più e le uniche ore sono quelle degli appelli, lunghe, interminabili, fermi in piedi sotto il sole rovente dell’estate, sotto la pioggia fetida dell’autunno e la neve fredda dell’inverno.
Quello che più mi stupiva all’inizio era perché nessuno si ribellasse. Atavica paura della morte? Autoconvinzione che effettivamente un giorno saremmo stati di nuovo liberi?
Il motivo di questa sorda rassegnazione non rientrava nelle mie comprensioni, né in quelle degli altri, ma ora so. Chi ci ha incarcerato ci ha resi prigionieri di noi stessi, ha annullato le nostre personalità, ci ha svuotato di ogni volontà, ci ha tolto la possibilità di sognare e di sperare. L’ambiente, le privazioni, l’assoggettamento ci hanno ridotto a considerare la schiavitù come un fatto completamente normale e poco a poco il passato era come se non fosse mai esistito.
Le conversazioni fra noi sono pressoché scomparse e d’altra parte che mai avremmo da dirci?
L’imbarbarimento è avvenuto senza che ce ne accorgessimo e il fatto che uno di noi un giorno abbia afferrato un passerottino intirizzito e che ancora vivo lo abbia divorato non ci ha fatto nessuna impressione, perché i sentimenti sono stati da tempo cancellati.
Ricordo un episodio del gennaio del 1945; c’era un freddo polare e qualcuno mi ha mormorato all’orecchio – E’ morto il rabbino. Ho risposto – Ah sì. Solo queste due sillabe, senza inflessione, senza angoscia, come se mi avessero detto che ora era. 
E quando un giorno di fine aprile del 1945 le guardie sono fuggite e sono arrivati gli americani li ho guardati con indifferenza, ho rosicchiato le loro zollette di cioccolata come quando mettevo sotto i denti le vecchie carote ammuffite, non ho capito che mi era stata ridata la libertà. Loro ci hanno guardato con sgomento e noi abbiamo rivisto dentro quelle tute mimetiche, quegli elmetti le guardie che regolavano inesorabilmente il nostro tempo.
Ci hanno fatto visitare dai medici e abbiamo obbedito, ma senza gioia o timore, solo perché eravamo abituati a obbedire.
Rammento Salomon, un sopravvissuto, che mi ha detto – Non sarà una visita per selezionarci, per decidere chi può ancora vivere?- Ha detto proprio così, senza emozione, come se avesse parlato della cosa più naturale di questo mondo, e io non gli ho risposto, perché ormai non m’importava più di nulla.
Il ritorno a casa ha visto l’emozione dei parenti che non hanno vissuto questo inferno, e non certo la mia.
C’è voluto un po’ di tempo per rendermi conto che qualche cosa era cambiato, che gli appelli omai c’erano solo nei miei sogni. Sì, sogno anche a occhi aperti e sempre le stesse cose: sono sempre là, vestito di stracci, chino su me stesso.
Il tempo ha riempito la mia carne, ma quello che c’è dentro no.
La vita scorre con la stessa assenza di emozioni di allora, e una giornata finalmente ho capito il perché della nostra condizione.
Guardavo un telegiornale e parlavano di una delle tante guerre in Africa, di eccidi incredibili; hanno mostrato un soldato bambino che prendeva a calci uno che aveva forse la sua età, lo picchiava e quello stava fermo, rassegnato. Le sue colpe? Quelle di appartenere a un’altra tribù; ma in effetti è la violenza sul più debole e che cela un essere ancor più debole, è il desiderio del più forte di dimostrare a se stesso che lui può tutto e gli altri niente.
Che speranza può avere l’umanità se ancora ragiona in questi termini?
La mia esistenza è ormai distrutta, lo è da quando inconsciamente ho accettato di essere parte passiva di questo modo di intendere la vita; la mia prigionia non è finita in quel giorno di aprile del 1945, ma è continuata implacabile in tutti questi anni, in tutti questi incubi e in questa realtà che un giornalista televisivo ha presentato al pubblico.
Ecco perché scrivo queste righe: per non dimenticare, affinché chi è ancora libero dentro di sé possa non cadere in questo tragico errore.
Per me è troppo tardi; il cerchio si chiude ogni giorno di più.”
 
Un colpo di pistola rintronò nella stanza.   
  
 
 
  
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 08:44 | link | commenti (9)
categorie: narratori e racconti

Un Gioco d'Azzardo, di Corrado Guzzon

Un Gioco d
Un Gioco d’Azzardo
di Corrado Guzzon
Prefazione di Renzo Montagnoli
Edizioni Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Collana Autori Contemporanei di Poesia
diretta da Fabrizio Manini
Pagg. 85
ISBN: 978 88 7606 213 1
Prezzo: € 10,00
 
Anziché le classiche dediche all’inizio della silloge sono riportate tre riflessioni, o meglio tre aforismi.
Uno è del poeta che sull’autore ha esercitato il maggiore influsso, cioè Charles Bukowski, un altro è di Andrea G. Pinketts, mentre il terzo è di Guzzon stesso, tratto dalla sua silloge Un Deca sul Bancone.
Quest’ultimo è il più interessante per definire la filosofia del poeta e testualmente recita “Gli anni se ne vanno prendendoti in giro”.
 
Un’amara presa di coscienza sugli sforzi dell’uomo per dominare il trascorrere del tempo: gli anni volano, quasi sbeffeggiandolo, e allora l’importante è non prendere mai troppo sul serio le cose e, soprattutto, se stessi.
 
                                                                                                     (Dalla prefazione di Renzo Montagnoli)
 
 
Il mio azzardo va letto come una sfida, una prova che è giusto tentare.
Parlo del gioco in sé, dell’amore - un lancio di dadi in attesa del numero vincente -, di scelte esistenziali che occorre rischiare, per dare luce ai propri giorni e superare per sempre certe monotonie.
 
                                                                                                                          (L’autore)
 
Corrado Guzzon è nato a Monza nel 1966.
Ha pubblicato due libri di poesia:
 
DOVREI VIVERE IN UNA VASCA
(Edizioni Clandestine, 2006)
 
UN DECA SUL BANCONE
(Cicorivolta Edizioni, 2007)
 
Scrive da molti anni. È socio del Gruppo Scrittori Ferraresi e molte delle sue poesie sono state pubblicate in diverse riviste, fra le quali UnPoDiVersi, e, più recentemente, L’Ippogrifo, entrambe gestite dal G.S.F.
È stato vincitore del primo premio nel Concorso Nazionale di Poesia anno 2008 “Premio Lasarat - Città di Broni (PV)” sezione Italiano.
“UN GIOCO D’AZZARDO” è la sua terza raccolta.
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 08:41 | link | commenti
categorie: freschi freschi
domenica, 25 gennaio 2009

Il messaggero d'amore, di Renzo Montagnoli

Convengo su fatto che gli auguri di buon anno sono un po’ tardivi, ma possono anche leggersi come un buon giorno, perché ciò che conta è il contenuto della missiva di questo particolare messaggero.
 
Il messaggero d
 
Il messaggero d’amore
di Renzo Montagnoli
 
Sussurra il vento
storie raccolte per strada
un amore all’improvviso sbocciato
un altro finito fra lacrime amare.
 
Mormora il vento
parla di sogni affidati al cielo
speranze di uomini qualunque
desideri che mai s’avvereranno.
 
Sospira il vento
ricordi volati via
da una finestra aperta sul cuore
orfani ormai di una madre distratta.
 
Geme il vento
pianti di bimbi senza più lacrime
deserti di umanità dolente
anime perse vaganti senza meta.
 
Accarezza il vento
la mia pelle percorsa da un brivido
di una tenerezza di madonna
e si scioglie il cuore in quest’atto d’amore.
 
Affido al vento
la mia serenità affinché la porti con sé
e ristori anime inquiete
dia sollievo a chi soffre
faccia nascere scintille di speranza
e mi riporti risa di bimbi
dolci parole di innamorati
un immenso canto alla gioia
perché il mondo sia finalmente migliore.
 
Buon anno, umanità.
Ascolta il vento
e poi solo il cuore.
 
 
Leggetela ascoltando questa melodia:
 
http://it.youtube.com/watch?v=fZIwcbLiIx4
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:34 | link | commenti (6)
categorie: poeti e poesie

Letteratitudine il libro, a cura di Massimo Maugeri

Letteratitudine il libro
Letteratitudine
il libro
a cura di Massimo Maugeri
Azimut Libri
www.azimutlibri.com
Collana Ex-aggero
Pagg. 280
ISBN: 978-88-6003-093-1
Prezzo: € 15,00
 
 
 
Può un blog diventare un libro? E’ quello che si deve essere chiesto Massimo Maugeri, dominus di Letteratitudine, uno dei più noti blog letterari italiani.
Ha realizzato, così, attraverso un certosino e oculato lavoro di scelta un volume che presenta più di un motivo d’interesse come espliciterò nel corso di questa recensione. Fare il libro non è stato certo facile, ma trovare un editore disposto a pubblicarlo e a rischiare non penso sia stato così semplice. Invece ha incontrato l’entusiasmo di Guido Farneti, di Azimut Libri, che peraltro, d’intesa con il curatore, ha finalizzato la pubblicazione a una lodevole iniziativa. Infatti, sia i diritti d’autore che i proventi dell’editore saranno interamente devoluti alla Comunità delle Sorelle Missionarie della Famiglia Ferita e alla Casa Famiglia per bambini orfani “GIOVANNI PAOLO II”, che presta la sua opera di assistenza in Bosnia Erzegovina, luogo tristemente famoso perché è stato teatro di una guerra sanguinosa.
Ma al di là di questa iniziativa meritoria il libro ha altri motivi di interesse che ne consigliano l’acquisto e, ovviamente, la lettura.
Già l’idea del curatore di far parlare il blog stesso, come se fosse un’entità autonoma, riesce infatti a fornire in modo accattivante la descrizione delle sue sezioni, insomma quella che è la sua struttura, un po’ come se faceste visita agli Uffizi e fosse il palazzo stesso a intrattenervi.
Se Letteratitudine blog è veramente interessante per gli argomenti letterari trattati, per gli ospiti che li introducono e per gli interventi dei frequentatori, Letteratitudine il libro lo è egualmente, perché la scelta dei temi svolti in un biennio, nonché i commenti agli stessi sono stati effettuati con una particolare attenzione che rende veramente piacevole la lettura.
Non pochi si ritroveranno negli interventi, ma questo finirà con il rappresentare, grazie al filo logico seguito da Maugeri, un’occasione in più per rileggere, rileggersi, magari anche verificare se ancor oggi si sarebbe scritto così.
Diviso in quattro parti, precedute da un’introduzione, il libro si presta a un’agevole, oltre che piacevole, lettura e anzi i temi e gli interventi possono costituire un motivo di ulteriore approfondimento, foriero di benefici effetti anche per futuri dibattiti sul blog vero e proprio. In ogni caso, anche chi non è aduso a Internet troverà che le dissertazioni letterarie portano a un contributo di conoscenza spesso di consistente spessore, in uno scambio di opinioni di cui tutti i partecipanti hanno ritratto benefici in termini culturali, gli stessi benefici che ora sono a disposizione del lettore.
Delle scelte fatte da Maugeri quelle che mi sono piaciute di più (è questione di gusto personale, tanto per intenderci) sono state fra i dibattiti Il potere libresco e salvifico del web e fra gli autori e libri presentati l’incontro con Dacia Maraini per Il treno dell’ultima notte.
Quindi mi sento di caldeggiare vivamente la lettura di questo libro che può essere acquistato anche presso l’editore stesso inviando una mail a uno di questi due indirizzi:
guido.farneti@azimutlibri.com
 
guido@azimutlibri.com
 
Le modalità di pagamento sono molteplici e il volume viene recapitato senza aggiunta di spese postali.
Dimenticavo una cosa, non meno importante peraltro.
Se vi va di fare un salto su Letteratitudine l’indirizzo web è il seguente:
http://www.letteratitudine.blog.kataweb.it/
Basta cliccarci sopra e vi assicuro che dopo ci ritornerete spesso.
 
Massimo Maugeri, scrittore siciliano, collabora con le pagine culturali di importanti quotidiani e magazine. Suoi articoli sono apparsi su «Il Mattino», «Il Riformista», «La Sicilia», «Il Corriere Nazionale». Suoi racconti sono stati pubblicati su prestigiosi giornali e riviste letterarie. Il romanzo Identità distorte (Prova d’Autore, 2005) ha vinto il Premio Martoglio ed è stato finalista al Premio Brancati. Fa parte della redazione del blog letterario collettivo La poesia e lo spirito.
Ha ideato e gestisce il frequentatissimo Letteratitudine.
Recensione di Renzo Montagnoli                     
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:32 | link | commenti
categorie: consigli di lettura

Comunicato del 25 gennaio 2009

Grazia Giordani presenta un brano tratto da suo romanzo Hena, edito nel 1992 e ormai non più in commercio. Hena, di cui è presente nell’articolo una fotografia, una bella signora con un’acconciatura d’epoca, era sua madre e nel libro si parla della famiglia di Grazia. Posso immaginare che sia stato scritto per una soddisfazione personale, per immortalare ricordi che altrimenti con il tempo sarebbero andati perduti, ed è in questa memoria, frutto di esperienze e riflessioni, che si finisce con il ritrovare il senso della nostra presenza. La nostra vita è un libro bianco di cui ogni giorno riempiamo le pagine con i nostri gesti, con le nostre parole, con le nostre azioni e anche con i ricordi.
 
A passo di danza, piegando le ginocchia, Cristina Bove si esibisce nel Plié. No, non è in tutu, ma il suo è un plié immaginato, è un Plié poetico. 
 
Ofelia e la Luna di Paglia. Cos’è? Leggete qui.
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:26 | link | commenti (2)
categorie: comunicati
sabato, 24 gennaio 2009

Itaca, di Fabrizio Corselli

Il viaggio di ogni uomo per raggiungere la sua Itaca.
 
itaca
Itaca
di Fabrizio Corselli
 
 
Volteggi d'arpa
inattesi sulle onde
del grande mare.
 
Come un faro illumina
la rotta invisibile.
 
Con le sue note
accompagna le navi
e i rematori
 
in perigliosi viaggi.
Agognato l'approdo.
 
Libera vaga
di quell'avventuriero
l'anima pura
 
fra più isole sperdute
e dimentiche terre.
 
Calypso la ninfa
di Odisseo, irretisce
la gioia mortale:
 
illusione arenata
su un fondale sabbioso.
 
Sciabordii d'acqua
rievocano i primordi
d'un lungo viaggio.
 
Penelope ora attende
la vela all'orizzonte.
 
Due quei delfini
che accompagna il keleustes
con un accordo
 
che tuttora riemerge
dagli abissi dell'Egeo.
 
Dolce la nenia
che scuote la tempesta
con empia voce
 
al pari di ippocampi
dal convulso garrese.
 
Grigi gabbiani
sopra l'albero maestro,
terra oltre la prua.
 
Solo silenzio si ode
nel raggiungere Itaca.
 
 
Melodia, sentimento e nostalgia nella musica che ho scelto:
http://it.youtube.com/watch?v=MTyTwIl_91E
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:27 | link | commenti (4)
categorie: poeti e poesie

Tu non dici parole, di Simona Lo Iacono

Tu non dici parole
Tu non dici parole
di Simona Lo Iacono
Giulio Perrone editore, pagg. 200, € 15,00
 
 La Lo Iacono affronta i grandi temi della vita, della morte, dell'amore. La spiritualità, la fede, il bene e il male. Siamo in Sicilia, nel 1638, a Bronte. La plebe deve difendersi dalle carestie, dall'ignoranza, dalla fame e, per ultima, dal clero che sull'ignoranza del popolo edifica il proprio potere. Suor Francisca Spitalieri coltiva la sua unica ricchezza: le parole belle. Le cerca, le trova, le ruba, le regala per lenire sofferenze, per insegnare alla gente a difendersi dai soprusi. Le parole sono temute dai potenti, sono portatrici di un mistero arcano, sono magia e incanto, bestemmia e purezza. Chi non ne sa fare uso le combatte. E l'arcivescovo Angimbè per sbarazzarsi di Francisca la condanna al rogo. La Lo Iacono utilizza questa metafora per lanciare un messaggio, sembra voglia ricordarci che la comunicazione è la condizione primaria dell'essere umano. I pensatori danno fastidio ai potenti. Le opere di Pitagora furono bruciate ad Atene, nel lontano 411 A.C. Il primo imperatore Cha Huang-ti ordinò la distruzione di tutti i libri esistenti in Cina; così come i nazisti bruciarono i libri contrari allo spirito germanico. L’imperatore Caligola condannò al rogo i libri di Omero e Virgilio. Diocleziano fece bruciare tutti i libri dei cristiani. ”Tu non dici parole” è un romanzo sospeso tra misticismo e superstizione, tra reale e fantastico, tra verità e leggenda, tra mistero ed esoterismo, che attrae nel suo vortice lento ed ammaliante.   Il clima sospeso e rarefatto, impregnato di mistero; il ritmo incantatorio, una scrittura lirica e visionaria di presa immediata, che incide nell'animo dei lettori, lo stile personalissimo e inconfondibile, ne fanno il prezioso atto di battesimo di una scrittrice destinata a far parlare di sè.
Simona Lo Iacono, nata a Siracusa nel 1970, laureata in giurisprudenza, ha curato una collaborazione con giornali letterari del catanese e del siracusano specializzati in letteratura. Da 11 anni è giudice presso il tribunale di Siracusa. Attualmente dirige la sezione distaccata di Avola. Ha partecipato a vari concorsi letterari e ha pubblicato alcuni racconti e poesie in antologie. Un suo racconto, “I semi delle fave”, ha vinto il premio edito dal convegno “Scrivere donna 2006” ed è stato pubblicato da Romeo Editore nella collana “Scripta manent”. Cura una rubrica che riguarda i rapporti tra diritto e letteratura sul blog “Letteratitudine” di Massimo Maugeri, scrive recensioni e saggi letterari.
 
                                         Salvo Zappulla
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:24 | link | commenti
categorie: consigli di lettura