L'armonia delle parole

Quando le parole, sapientemente accostate, sono armonia.

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mercoledì, 29 aprile 2009

Campi di grano, di Anileda Xeka

Non c’è stato bisogno di scrivere molto, anzi sono stati sufficienti solo due sapienti colpi di pennello per vedere apparire davanti ai nostri occhi l’immagine agreste.
 
Campi di grano
di Anileda XeKa

Lentamente
scivolano dalle colline
petali di rugiada
e papaveri rossi.

Un cielo biondo
dondola all’orizzonte.
Campi di grano
Se la poesia è breve, l’accompagnamento musicale è lungo, ma veramente bello:
 
http://www.youtube.com/watch?v=a0E8piRbj-g&feature=PlayList&p=B13339359F64592A&index=15
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:32 | link | commenti (7)
categorie: poeti e poesie

Una piccola storia ignobile di Alessandro Perissinotto

Una piccola storia ignobile
Una piccola storia ignobile di Alessandro Perissinotto, Rizzoli
Tutte le sfumature del giallo

Non fa meraviglia il buon posto in classifica – decretato dal giudizio dei lettori – guadagnato dal nuovo romanzo di Alessandro Perissinotto. Intendiamo dire che chi legge il genere noir ha saputo esprimere un giustificato interesse poiché Una piccola storia ignobile (Rizzoli, pp.247, euro 17) è un giallo ben costruito, in quanto attraversato anche da risvolti sociali e soprattutto dallo sguardo lungo e acuto di un autore non indifferente ai problemi contemporanei della nostra vita. Vincitore del Premio Grinzane Cavour 2005 per la narrativa con Al mio giudice, l’autore torinese - docente presso la facoltà di scienze dell’Educazione nell’ateneo della sua città – ha confermato la sua brillante capacità di narratore, capace di immedesimarsi nella psicologia femminile di Anna, la protagonista, una psicologa detective per caso, per bisogno di danaro, visto che i suoi guadagni sono esigui, maggiormente ristretti dal divorzio da un marito immaturo, infedele eppure sempre molto presente nei suoi pensieri. Anna, per impellenti necessità economiche accetterà dunque l’incarico di indagare – conferitole da una donna di successo della Milano bene – sulla vita della sorellastra Patrizia, finita sotto le ruote di un‘auto pirata. Il cadavere della sventurata ragazza è scomparso. Questo è il primo grosso mistero che impegnerà l’indagine della nostra psicologa-detective. Seguendo la regola aurea dei gialli di qualità, i sospettati o sospettabili sembrano balzare fuori dalla pagina sotto i nostri occhi, inducendoci a pensar male del dottor Maestri, medico curante di Patrizia ormai in agonia; a diffidare di Imperiale, il datore di lavoro, proprietario della fabbrica presso cui la ragazza prestava servizio; di Pasquale Avvisato, un giovane siciliano di cui parlerà la trasmissione televisiva Chi l’ha visto? misteriosamente scomparso e a sua volta parrebbe legato d’amicizia alla ragazza. Sospettiamo persino di Marco un aitante medico che intreccia una relazione abbastanza squallida con la protagonista della narrazione, incline ad accontentarsi di una storia di ripiego, di un piuttosto che niente, visto che quello che le sembrava essere l’amore vero l’ha lasciata con l’amaro in bocca. E forse dentro l’area della “piccola storia ignobile” vive anche l’umiliazione dei propri sentimenti traditi, dell’accettazione di un lavoro non adeguato per sopravvivere, non adeguato al punto da costringere la nostra detective a scavare nell’arida terra di un’insidiosa periferia, frequentata da malavita e prostitute, alla ricerca di un cadavere scomparso dalla propria bara. Affiancati ad Anna, viaggiamo tra Bergamo Alta, dove la detective divide la vita con la deliziosa micia Morgana – dopo il divorzio da Stefano – e la livida provincia milanese, avvolta da un perenne sudario di nebbia. Proprio qui, nella boscaglia del parco Agricolo Sud di Milano, divideremo con Anna la fisicità della sua paura, quando sola, in piena notte si dedica agli scavi per appurare la verità. A catturare la nostra attenzione non sarà solo l’esame attento dei fatti accaduti che scorrono sotto i nostro occhi come i fotogrammi di un film, ma anche e soprattutto l’analisi psicologica dei personaggi dipinti con uno stile narrativo più che mai avvincente. Anche quelli marginali, minori, posizionati sullo sfondo, hanno un loro carattere ben delineato ed espresso con dialoghi appropriati. I temi della solitudine e dell’incomunicabilità trovano uno spazio esistenziale molto forte nella narrativa di Perissinotto che sembra conoscere a fondo queste voragini dell’animo umano, coagulate attorno alla figura della protagonista che non sa dialogare con la madre da cui si sente disapprovata per il divorzio dal marito, che ha per unica vera amica la sua gatta, insoddisfatta dalla storia di sesso con l’aitante Marco con cui sta ricalcando all’inverso la vicenda che l’ha indotta a divorziare da Stefano. Il finale – dopo gli indizi sapientemente disseminati nella pagina dall’autore – è talmente sorprendente da apparirci un poco anche inverosimile: un vero coup de théâtre quale degna chiusura di una storia così intrigante che ci ha fatto riflettere sui valori alti della vita.
Grazia Giordani
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:28 | link | commenti (2)
categorie: consigli di lettura
martedì, 28 aprile 2009

Che l'estate sia qui, di Maria Allo

Immagini, colori, atmosfere e aromi, un amalgama ben riuscito.
 
Che l
Che l 'Estate sia qui
di Maria Allo

Lo sa il mare
E il suono delle onde
Appassionate
S'inerpica negli anfratti
Tra gli scogli
Ascolta il passo
Di fermenti inermi

Che l'estate sia qui
Lo sa il cielo
Coi deliri d'ali
All'orizzonte
E scambi di magie
All'infinito

Ascolto
Le tue chiuse
E poi maremme
Dialoghi forse perduti
Di Moire infami
Parvenze di incredibili
Cammini
Semi di ragioni e poi misteri

Che l'estate sia qui
Lo sa
Questa rivolta di fiori nel poggiolo
Ultima stesura della primavera
Sopra la balaustra
Di luce nuova
E respiro di loto

E tu affonderai nel divenire
Estate
Io nuda nel tuo seme
Senza nessuna carità di suono
Canterò al vento
 Caròlevane
 
E con l’estate il presto di questa stagione di Vivaldi:
http://www.youtube.com/watch?v=98IvxVv3hp0
 
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 09:04 | link | commenti (6)
categorie: poeti e poesie

Una rosa dal mare, di Romano Battaglia

Una rosa dal mare
Una rosa dal mare
di Romano Battaglia
Bur Biblioteca Universale Rizzoli
Narrativa romanzo
Pagg. 160
ISBN: 8817138517
Prezzo: € 7,20
 
 
Se ti chiedono qual è la cosa
Più importante della tua vita,
tu rispondi,
prima, dopo, sempre:
L’amore.
Silvia una donna che vive il grande amore, l’unico della sua vita, per intensità purezza ed essenza. Un Amore che le colmerà il cuore, la bocca e il corpo nonostante tutto.
Una storia vera narrata con maestria da Battaglia, l’autore si impegna solo a trascrivere le memorie di un amore reale dall’esito struggente.
Battaglia riceve una lettera dalla protagonista:
Sono una donna di quarantatreanni e forse sono giunta alla sera della vita. Ecco proprio in questi momenti ti domandi, senza fare bilanci, se i talenti che il Signore ti ha dato li hai saputi far fruttare. Se hai seminato grano o gramaglia e in quale terreno. Se quel grano lo hai saputo raccogliere oppure è stato lasciato seccare al sole. Mille sono gli interrogativi ai quali non puoi dare una risposta…

di tutti questi anni ho poco da dire, c’è solo una piccola, grande storia d’amore che le vorrei raccontare. Breve ma intensa. Bella e struggente…
Non voglio che questa storia si perda nel nulla, o, peggio ancora, nel silenzio dell’indifferenza…
…Ecco io glielo vuole regalare questo mio pezzetto di esistenza. Lo accetti come dono e non me lo faccia perdere…
Silvia e Roberto colleghi di lavoro si riconoscono lentamente:
” L’amore ce lo siamo creati momenti dopo momento, giorno dopo giorno, senza che ce ne rendessimo conto…
Titubanti e incerti nell’accettare il sentimento che cresceva in loro, si incontravano qualche volta all’angolo della strada per percorrere insieme il tragitto che li conduceva a casa. Roberto un uomo sposato e Silvia una donna separata in perenne lotta con le difficoltà adolescenziali di un figlio che cresce nel tumulto di una non famiglia, ma il loro amore che si sviluppa tra gli odori della natura nei pochi attimi rubati porta nei loro cuori un’armonia diversa, un ritrovare la gioia nell’essenzialità delle piccole cose.
Attimi vissuti in pieno dove, nel tempo a loro concesso il mondo era lasciato fuori, affinché nulla potesse intaccare tanta bellezza. Quanti di noi riescono ad amare con tale intensità? Quanti riescono a donarsi così completamente all’altra persona? Purtroppo, oggi sono certa, che pochi forse nessuno riesce in questo.
Ma la vita non è sole rose, ci son le spine che ne denotano la bellezza e l’amaro insieme. Roberto si ammala, Silvia vive la lunga agonia, Roberto stanco e sfinito, si lascia morire come se non avesse più nulla per cui sperare, Silvia non smetterà mai di amarlo…
“Ci vediamo domani ? . “Si certo”. Sapevamo che non era vero. Era la prima bugia che ci dicevamo
Struggente, narrato con la maestria che contraddistingue Battaglia, che io definisco un poeta dell’anima. La capacità di fare interagire i protagonisti con la natura, con la bellezza e l’armonia è un filo conduttore di tutti i suoi romanzi.
Questa “testimonianza”, così voglio definirla perché si tratta di una storia vera, è la riprova che pochi sono gli eletti a conoscere e far crescere un sentimento tanto puro quanto difficile quale l’amore, qui non si parla di infatuazione qui si parla di essenza e armonia in cuori puri e purificati dalle intemperie del vivere.
L’autore sceglie una linea diversa dal solito narrare, c’è un connubio perfetto tra prosa e poesia, facendo aderire poesie di autori quali Gibran, County Cullen, Tagore e poesie tratte dai quaderni di Silvia a Roberto, che la stessa protagonista ha portato a Battaglia il giorno che si sono incontrati , in un antico caffè tutto in legno vicino alle Versiliana, dove attraverso le ampie vetrate si vedeva la spiaggia, e poi, il mare.
Narrazione essenziale, senza fronzoli alcuni, un ritmo che parte lentamente fino a raggiungere picchi incredibilmente alti ed emozionanti. La capacità incredibile di Battaglia nel riuscire a far vibrare ogni piccola corda emozionale è quello che lo contraddistingue e in “Una rosa dal mare” si raggiunge l’apice.
E’ una testimonianza che ci fa capire che cos’è il vero amore e soprattutto ci induce a riflettere sulla nostra capacità di amare.
Romano Battaglia é nato in Versilia a Marina di Pietrasanta.
In qualità di inviato speciale del Telegiornale é autore di numerosi servizi in Italia ed all’estero. E’ stato compagno di Antonio Cifariello nella realizzazione del documentario della RAI sul lavoro italiano nel mondo “Dalle Ande all’ Imalaya”. Ha fatto parte della redazione dei telegiornali sulle tre reti RAI; ha collaborato e condotto numerosi programmi televisivi di grande successo, quali: “TV sette”, “Cronache Italiane”, “TG l’una”, “A Nord a Sud”, “Bell’ Italia” ed altre rubriche culturali.
Scrive per “Il Giorno” e “La Nazione” Romano Battaglia ha una grande vocazione: la pittura. Da tutta la vita dipinge i bovi bianchi che per secoli hanno arato i campi nella sua terra di Versilia.
Katia Ciarrocchi
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 09:01 | link | commenti
categorie: consigli di lettura
lunedì, 27 aprile 2009

Le donne che..., di Beatrice Zanini

Io, personalmente, vedo le donne in modo diverso, anzi le metto su un piedistallo, però so che per molte ciò che scrive Beatrice è realtà.
donne 
Le donne che…
di Beatrice Zanini
 
Le donne che si accontentano
sono le donne a cui tutto è stato tolto
il sogno materno, l'ultimo.
Sono le donne che respirano
nascoste dietro a una vetrina,
quelle che rubano gli abbracci
e prestano sorrisi,
sono le madri mancate
le mogli scontate,
di minime attenzioni
e di carezze centellinate.
Sono le donne che piangono composte
che stendono al sole i panni bagnati,
asciugano lacrime sotto la pioggia
e mangiano pane condito e dolore.
Le donne che si accontentano
e che si sono accontentate,
sono le piccole donne che
ti hanno cresciuto, protetto e difeso:
quanto amore hanno donato
per poi restare sole...
 
Come accompagnamento un dolce dolce Zucchero:
 
http://www.youtube.com/watch?v=QwlaEH1Vchc
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:11 | link | commenti (11)
categorie: poeti e poesie

Il pianoforte a coda, di Valentino Rocchi

Il pianoforte a coda
Il pianoforte a coda
di Valentino Rocchi
Giraldi Editore
www.giraldieditore.it
Narrativa romanzo
Pagg. 376
ISBN: 9788861552470
Prezzo: € 14,00
 
Mi sono abituato ai temi e alle ambientazioni che Rocchi usa trattare nei suoi romanzi. Infatti, fatta eccezione per lo storico 1504 – Notte all’Hostaria La Guercia, che, secondo me, oltre a essere il migliore che ha scritto in assoluto è un capolavoro, è presente sempre quell’ambiente rurale della piccola proprietà contadina o della mezzadria, che gli è evidentemente così caro da renderlo sempre in modo notevolmente efficace, pur nelle differenze delle storie, ambientate o a cavallo fra le due guerre, o nell’epoca immediatamente successiva alla fine della seconda. I suoi personaggi sono loro stessi legati alla terra, a un modo di vita quasi patriarcale ed esprimono, pur negli inevitabili difetti propri di ogni essere umano, qualità positive, in particolar modo quella della continuità, che può tradursi anche nel cambiamenti di un’attività, ma con gli occhi e con il pensiero sempre rivolti al mondo dei campi, ai suoi ritmi, alle sue fatiche, ma anche alle gioie di essere in sintonia con la natura.
Costituisce quindi una vera sorpresa il suo recentissimo Il pianoforte a coda, perché è completamente diverso da tutti gli altri. Infatti è ambientato in questi anni ed è la storia di un impiegato di banca che desidera più libertà e lascia il posto per fare l’ambulante, anche perché si invaghisce di una misteriosa e bella, ricca ereditiera.
Non mancano frequenti colpi di scena, con un’alternanza di passaggi dal giallo al rosa e addirittura con un’intrusione, felicissima questa, nel mondo dell’alta finanza.
E poi sono presenti tanti personaggi, ben delineati, variegati nelle caratteristiche, forse troppo caratterizzati in quelle positive o in quelle negative, sì da rappresentare più che una realtà dei simboli.
Assai piacevole da leggere Il pianoforte a coda si rivela in realtà una bella storia d’amore, anzi di un amore che matura gradualmente, per arrivare poi all’apoteosi nel finale.
Il testo, nel suo insieme, risulterà particolarmente gradito al lettore, perché offre la possibilità di trascorrere piacevolmente alcune ore senza che si debbano provare particolari e accentuati patemi d’animo, pur in presenza di spunti di riflessione sui quali in seguito, a libro ormai chiuso, si potrà indubbiamente ritornare.
Il pianoforte a coda è un buon romanzo e ne consiglio la lettura.
 
VALENTINO ROCCHI, nato a Savignano sul Rubicone, risiede sin dall’infanzia a Pesaro. È socio corrispondente della Rubiconia Accademia dei Filopatridi di Savignano sul Rubicone.Si è avvicinato alla narrativa, con libri di ampio respiro e di trame avvincenti, dopo una vita di intenso lavoro. Ha pubblicato: “Una Storia a Castelvecchio” (Società editrice Il Ponte Vecchio – Cesena); “L’Eredità di Venanzio” (Guaraldi - Rimini) Vincitore del Premio letterario “Il Pungitopo” 2001.“Notte all’Hotel La Guercia” (Argalìa Editore);“Gli uomini di Bluma” (Giraldi Editore) II Classificato al Premio “Palazzo al Bosco”, 2002;“La saggezza di Toni” (Giraldi Editore);Esce nell’anno del V centenario della morte di Pandolfo Collenuccio, uomo di corte e di legge, dalla vita straordinariamente avventurosa: “Notte all’Hostaria La Guercia”, Pandolfo Collenuccio, uomo di corte del XV secolo, (Giraldi Editore) ambientato nel XV secolo, di cui è l’autore è profondo studioso e conoscitore; nel 2008 “La Magia del fuoco” (Agemina) e “1504 – Notte all’Hostaria La Guercia” (Agemina); nel 2009 “Il pianoforte a coda” (Giraldi Editore) .
 
Recensione di Renzo Montagnoli
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:08 | link | commenti
categorie: consigli di lettura
sabato, 25 aprile 2009

Una data importantissima, di Renzo Montagnoli

Una data importantissima
Una data importantissima
di Renzo Montagnoli
 
Oggi si festeggia l'anniversario della Liberazione del suolo italiano dal giogo nazifascista, una data quella del 25 aprile di alto valore non solo simbolico, ma che ha progressivamente perso la sua valenza per l’incuria degli italiani che, con il trascorrere del tempo, l’hanno ridotta a una semplice e retorica commemorazione.
Eppure dovrebbe sempre restare ben impressa nelle menti, affinché tanti civili e partigiani trucidati durante la resistenza non siano caduti invano.
In fondo, se siamo qui a parlarne, se possiamo ancora esprimere le nostre opinioni al riguardo, lo dobbiamo a questi eroi spesso sconosciuti, facenti parte dell’unico movimento popolare rivoluzionario nella storia del nostro paese. La repubblica, la democrazia sono il risultato della guerra sanguinosa che ha visto da un lato, fra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945, i tedeschi e i loro alleati fascisti e dall’altro formazioni di ribelli sorte spontaneamente per liberare il suolo italiano dalla tirannide nazista.
E’ da un po’ di tempo che c’è il tentativo di parificare i partigiani alle milizie facenti parte della Repubblica Sociale Italiana, riconoscendo uguale dignità, un progetto abominevole perché proprio quelli che lo propugnano non potrebbero farlo senza il sacrificio di tanti combattenti per la libertà che ci hanno donato quanto di più prezioso ci possa essere, proprio quella libertà per la quale molti hanno dato la vita. Viceversa, i repubblichini tendevano a difendere lo status quo, coadiuvando in modo spregevole e senza alcuna dignità l’occupante tedesco.
Ora, mi sembra di facile comprensione come questa proposta sia inaccettabile per la sua illogicità e per il fatto che viene avanzata dai simpatizzanti di quell’ideologia fascista che ha dapprima soffocato la libertà e poi ha portato il paese al disastro con una guerra del tutto insensata.
Certo, questi nostalgici propongono, nel mentre ci si attenderebbe una risposta corale dagli altri, dagli eredi di quei combattenti per la libertà a cui dobbiamo tutto.
E invece si va non oltre delle semplici dichiarazioni di dissenso, sterili, come queste persone incapaci di trasmettere il seme della democrazia e della libertà alle future generazioni.
Occorre anche dire che con il trascorrere del tempo tanti nobili ideali, che sono stati sanciti nella nostra Costituzione, si sono affievoliti, quasi perdendosi per strada. La gente sembra avere paura della libertà, di un dono così prezioso da esercitare e da difendere con convinzione ogni giorno. Sto assistendo a un’Italia che si racchiude su se stessa, indifferente alla sua sorte, sciatta, volgare, contenta di scivolare moralmente sempre più giù, un popolo senza capacità di discernere fra il giusto e lo sbagliato, fra il vero e il falso, fra il bene e il male, ma disposto a mettere il suo destino in mano al primo venuto, purché questi li voglia comandare.
E’ un’amara realtà, fatta di furbizie, di sgambetti, anche di vigliaccheria, di rincorsa dell’interesse proprio con qualsiasi mezzo, senza il benché minimo spirito di solidarietà, e non inganni l’opera encomiabile di questi giorni della protezione civile, perché non è l’occasione di un evento che può effettivamente compattare un popolo, ma è la quotidianità che è la cartina di tornasole e questa evidenzia invece un’uniforme inclinazione a tirare a campare, avendo l’occhio sempre rivolto al proprio orticello.
Se così non fosse, le case d’Abruzzo sarebbero state costruite a regola d’arte e non si sarebbero sbriciolate a una scossa di per sé non devastante.
Non conta la solidarietà ogni tanto, questa deve essere sempre presente e allora non c’è da meravigliarsi se la ricorrenza del 25 aprile è diventata l’elogio della retorica, perché si è dimenticato il significato vero di quella data, un’ignoranza del passato che fa temere non poco il nostro futuro.
    
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:27 | link | commenti (10)
categorie: editoriale