Sembra un quadro di Brueghel e si coglie nei versi infatti anche il talento dell’autore, che accompagna alla passione per la poesia quella per la pittura.
L'Inverno
di Il Gabbiano
L'inverno si avvicina a lenti passi
Arriva prima la nebbia e poi la brina
Che ristagna nella valle
Fra il fiume e la golena
Ma ieri mattina ci siamo svegliati
Con le strade ed i tetti imbiancati
Dalla prima neve
E bello vedere i bambini che si rincorrono.
Gioiosi e in allegria con le palle di neve
Sui prati del quartiere.
Ma l'inverno rende ancor
Più affascinante questo territorio padano
Con la prima nevicata che spesso vien di notte.
Come la vecchia e simpatica befana.
Ma la nebbia avvolge con strani giochi di penombra.
I poggi e i silenziosi boschi
Le ville e le baite fumanti
E quando si dilegua improvvisamente dietro la curva.
Appare un paesaggio primordiale
Bellissimo e inaspettato
I deboli raggi del sole mattutini che riescono.
A penetrare fra un albero e l'altro
Man mano che il sole si alza e fa capolino.
Dietro le poche nuvole solitarie del mattino
Illumina le valli e le praterie e i grandi alberi.
Del bosco e le sottostanti colline
Se l'escursionista fa attenzione si intravede chiara.
E netta sul fondo la corona dei monti
Spruzzati di neve
Sì, di neve!
La prima neve della stagione gelata che scricchiola.
Sotto i nostri lenti passi sul sentiero
Ma passo dopo passo,
Curva dopo curva
Eccoci giunti sull'altopiano delle Fuchiade
Da dove lo sguardo si perde all'orizzonte
Da dove si ammirano le sottostanti e splendide
E maestose Pale di S. Martino
Immersi in un colore speciale
Un sole rosso cardinale
I camini delle baite nell'alto piano innevato
Emettono un fumo denso e nero
Come le taccole che volano nel cielo
Quando arriviamo al " Rifugio delle Fuchiade".
Siamo tutti stanchi, affaticati e anche affamati.
Mentre il sole nella sua lenta discesa
E' quasi rimasto dalla grande montagna quasi oscurato.
Ci sediamo sulla veranda della baita solitaria.
Che sorge sotto le pendici della montagna incantata.
Ma dal vano dalla cucina sottostante
Con la gioia di tutti gli astanti
Si diffonde nell'aria circostante
Il profumo gradevole e invitante
Dello squisito capriolo con polenta.
Quando ci alziamo dalla tavola lenta
Discende la penombra della sera
In quel paesaggio fragile e sommesso
Rischiarato dalle splendide luci del tramonto.
I grandi boschi d'abeti tutti'intorno
Diventano subito neri
L'aria e il cielo cambiano anch'essi colore.
Quasi per preparare una stupenda
Cornice alle alte e stupende Pale
Di San Martino
Che stanno raccogliendo
L'ultimo bacio del sole
Sul cimitero dell'autunno e della sera
Noi mettemmo una macchia lieve
Scendiamo sul sentiero alberato
Sul sentiero ovattato dalle prime e soffici nevi della stagione.
Da una campana di un villaggio lontano
Ci giungono i rintocchi soavi dell'Ave Maria.
Mentre la valle affonda
Nella penombra della sera.
Le note sono quelle di Adiemus di Enya: