L'armonia delle parole

Quando le parole, sapientemente accostate, sono armonia.

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lunedì, 28 settembre 2009

La recensione di Carmen Lama

Il cerchio infinito mini

Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
 
Tutta la natura, il mondo, l’universo intero, e perfino gli spazi interstellari danno al poeta Renzo Montagnoli occasioni continue di riflessioni poetiche, tanto da poter affermare che è proprio insita nel mondo la sua poetica.
Non saprei dire se Renzo osserva i quadri naturali che gli si presentano agli occhi dell’anima e ne descriva poi le bellezze poeticamente oppure se non si lascia sfuggire semplici spunti dai quali poi dipinge dei delicati quadri poetici con lievi tocchi di pensiero.
Nella nuova silloge, Il cerchio infinito, già dalla lettura delle prime poesie, e poi sempre più fino alla fine, si ha l’impressione di essersi improvvisamente messi nello stesso luogo dell’anima del poeta e di osservare dal suo stesso angolo visuale il mondo, ed è come essere trasportati in una dimensione del tutto nuova, soffusa di mistero, ma con un’audacia che solo un poeta può permettersi. L’osservatore attento coglie minimi particolari di ciò che lo circonda, in un silenzio e in una solitudine in cui tutto appare trasfigurato. Il poeta infatti è alla ricerca di comprensione, solleva il velo delle apparenze per trovare il nucleo profondo, l’origine e il senso di quel disegno perfetto che intravede solo in parte e che gli fa intuire la pienezza e la perfezione del sistema di cui fa parte. È a questo punto che l’anima è presa da un senso di vertigine e cerca degli appigli per tenersi salda. Ed è a questo punto che il poeta lascia il passo a qualcosa o qualcuno che è al di sopra delle sue possibilità di comprensione logica, per poter accettare serenamente la sua posizione nel mondo. Si rende conto del valore delle più piccole cose come parti indispensabili dell’insieme, pensa all’essere umano come a un minuscolo granello, a una minima particella se paragonato all’immensità dell’universo. Ma la sua visione del mondo va oltre queste considerazioni quasi intimistiche, soggettive, per espandersi all’insieme dello spazio e del tempo e per ritrovare in essi quell’incommensurabilità che fa sentire spaesati, straniati, ma nello stesso tempo fa acquisire una certezza in un certo modo consolatoria: non ci può mai essere una fine, nell’eterno ritorno ogni punto finale rappresenta anche l’inizio di qualcosa di nuovo. E così il poeta ricollega la vita degli esseri viventi tra di loro, fa appartenere l’anima al regno dell’eternità, perché se è vero che al momento è insediata in un corpo materiale che avrà una sua fine, il suo destino è di prendere una nuova dimora in un corpo a cui insufflerà nuova vita.
Nelle sue liriche, il poeta non utilizza rime tradizionali per non imbrigliare il suo pensiero che invece lascia fluire in un narrare continuo, che acquista il suo senso poetico non tanto e non solo dalla sinteticità del contenuto, quanto dalla trasposizione del senso degli aspetti narrati. Questi appaiono in superficie piuttosto familiari ma, nel profondo, e nel complesso di ciascuna poesia e di tutte le poesie della silloge, acquistano un sapore poetico del tutto nuovo. E questo fluire incessante del pensiero del poeta assomiglia a una interminabile colata magmatica del suo vulcano interiore, da dove prorompono le più profonde emozioni, insieme a un senso di malinconia legato strettamente con quel senso di mistero che avvolge ogni cosa del mondo. Fino a sfociare, alla fine, nella certezza di ritrovare una luce al termine del percorso umano dell’esistenza, attraverso la quale quel mistero ora solo intravisto, ma del tutto incomprensibile, si svelerà.
Anche il sentimento del tempo che trascorre e si porta via pezzi di vita, salvo restituirli in tutta la loro vividezza attraverso i ricordi, è reso con un’efficacia fuori dal comune quando se ne rileva in qualche modo una sorta di atemporalità: sembrerebbe una contraddizione in termini, ma cos’altro può significare l’acuta osservazione che un tempo che appare lunghissimo persino ad un bimbo è un istante per un anziano, o ciò che rappresenta la vita intera per un insetto è un istante per un essere umano? Il tempo ci sovrasta e ci vive, non siamo noi che viviamo il tempo o che viviamo nel tempo, perché la sua durata è così asincronica! Talvolta all’interno del nostro stesso animo, e quante volte non l’abbiamo sperimentato…!? E tuttavia, anche il tempo non avrà fine, e quello che per la nostra esistenza rappresenterà una fine, sarà l’inizio per un’altra esistenza e così all’infinito. Qui s’inserisce con forza quel bisogno individuale autentico, non indotto, di riempire intelligentemente il nostro tempo per dare un senso soddisfacente all’esistere, per quel che ci è possibile, prima di varcare la soglia dell’ultimo approdo, lasciando in altre mani il filo della continuità…
Ora è certo una mirabile scelta la tematica filosofica di questa silloge, compendiata magistralmente nel titolo, Il cerchio infinito, perché ciò che non ha misura, ciò che non ha mai fine e non si può neppure facilmente rappresentare né con la mente né men che meno racchiudere in parole e in concetti che forzatamente ne limiterebbero gli inesistenti argini, non si può che far continuamente “girare” soltanto all’interno di un cerchio infinito. In questo modo pare che anche la nostra mente e la nostra anima acquistino una tal dimensione, aperta, illimitata, in continua espansione, (esattamente, per quel che se ne sa, come l’universo), che ci appaga.
Un altro aspetto importante che si coglie dalla lettura delle poesie di questa silloge, già rilevato ma che vorrei ancora sottolineare, è il completo assorbimento dell’anima del mondo nell’anima del poeta e viceversa. C’è un’introiezione profonda della natura, dello spazio, del tempo, dell’universo, che si combina in un tutt’uno con il respiro del poeta e che si trasferisce pari pari al lettore ed è come se si venisse proiettati in una dimensione metafisica: è proprio da questa prospettiva, in cui mi sono ritrovata senza quasi rendermene conto, che sono riuscita a cogliere tutto ciò che ho scritto.
E la presente recensione è scaturita spontaneamente insieme e man mano che procedevo nella lettura delle poesie. Per questo, per le sensazioni che mi ha fatto provare, mi sento in dovere di ringraziare Renzo attraverso queste mie riflessioni, fuoriuscite dall’anima esattamente come il magma interiore che egli stesso non è riuscito a contenere ed ha travasato in versi poetici.
 
                                        Carmen Lama
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 17:30 | link | commenti (6)
categorie: il cerchio infinito
sabato, 22 agosto 2009

La recensione di Pina Vicario

Il cerchio infinito mini
Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
 
 
 
“...Invano freno il calendario/ dimentico i mesi/ ignoro gli anni.../ Così si esprime in una delle più belle poesie de “Il cerchio Infinito” Renzo Montagnoli, autore di questa silloge, tutta ispirata al senso del tempo. Il Tempo, che nella sua corsa costante, ininterrotta, incessante, condiziona la vita di ogni essere umano e di tutte le realtà possibili “... istanti di nulla nell’eternità di un tempo/ che immutabile scorre fra astri e pianeti.../
È il Tempo la misura di tutte le cose. E l’uomo rincorre il proprio Tempo, dilapidando immemore una successione infinita di istanti, ore, giorni, mesi, anni, mentre si affanna a realizzare pensieri, idee, progetti, e cerca di modificare gli eventi, pianificandoli in relazione alle proprie esigenze, alle quotidiane vicende umane, al naturale e insolito evolversi delle contingenze.
La complessità di questo tema e l’impossibilità di tradurre razionalmente il mistero che circonda la nostra vita ha visto appassionarsi filosofi come Aristotele, Kant, Heidegger; fisici come Einstein, Darwin e Newton; psicologi come Bonaventura, Piaget, Fraisse; e poeti come Ardengo Soffici, il quale nella poesia “Arcobaleno” ci dà in un solo verso la sua rappresentazione del Tempo: “L’eternità splende in un volo di mosca”.
Secondo Newton “Il tempo assoluto, vero e matematico, senza relazione con nulla di esterno, scorre uniformemente, e si chiama durata; il tempo relativo... è la misura... desunta dal movimento di una parte qualunque di durata; tale è la misura delle ore, dei giorni, ecc., di cui ci si suole servire in luogo del tempo vero”.
Dunque il nostro Tempo non può essere valutato in modo autonomo e indipendente, isolato cioè dalle nostre azioni, dai comportamenti, dallo spazio in cui operiamo. Il concetto di Tempo è infatti legato indissolubilmente alle nostre percezioni, ai nostri dubbi, alle nostre sensazioni ed è in stretto rapporto con le azioni da noi compiute.
La silloge di Renzo Montagnoli, monotematica, è un diario intimo incentrato soprattutto sulla segreta ansietà del Poeta nei confronti del trascorrere lento eppure tenace del Tempo. Il cammino dell’uomo, e del poeta in particolare, è violato, in un certo senso, dalle vibrazioni febbrili e pessimistiche inflitte dalla voracità di questo Tempo, che tutto logora, tutto trascina e tutto assorbe. È un mistero cosmico inquietante. L’esistenza è interamente spesa tra squarci di speranze “...sfida il vento d’inverno/ sperando in un’altra primavera.” e la fuga travolgente verso la fine.
“Gocce di vita/ microbici segni/ di un tempo senza ore/ di uno spazio senza limiti/ in un giorno/ che come nasce/ muore.../ ... Un battito di ciglia/ ed è già domani./
Montagnoli delinea così il suo concetto di Tempo.
La prima lirica, “Il cerchio infinito” che ha dato il titolo al libro, a una prima lettura potrebbe far pensare all’“eterno ritorno” di Nietzche. In effetti è l’affermazione risoluta della caducità di tutte le cose umane e terrene di fronte al costante, infinito ritorno di albe e tramonti, di giorni e di notti, del sole e del fiume che scorre: “...è già buio e poi sarà la luce/ fra atomi erranti/ in un tempo senza fine,/ in una catena di indissolubili destini,/ dove resta la polvere di anime spoglie,/ soffi di vita ritornati nell’eternità.”
È il Tempo l’unica eternità possibile. Ed è l’unico “eterno ritorno”.
 
                                               Pina Vicario
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:30 | link | commenti (4)
categorie: il cerchio infinito
martedì, 21 luglio 2009

La recensione di Milvia Comastri

Il cerchio infinito mini
Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
 
 
 
Ho ripreso a leggere testi di poesia solo da qualche anno, assecondando una sorta di esigenza dello spirito, percependo l’urgenza della mia anima di ricevere risposte a interrogativi che improvvisamente le si erano ripresentati davanti. In questa ricerca non sempre le parole dei Poeti mi hanno soddisfatto, non sempre sono riuscita, e riesco, a coglierne appieno il significato.
Ma quando, leggendo un poesia quasi una luce mi si allarga dentro, e la leggo e la rileggo e mi ci trovo bene, fra quei versi, fra quelle parole, ecco che le risposte arrivano, e la mia anima si sente soddisfatta.
E’ quello che è accaduto leggendo (e rileggendo) le sillogi di Renzo Montagnoli: con la sua prima “Canti celtici” e soprattutto con quest’ultima, Il cerchio infinito, che sento forse a me più vicina come tematica. Se in “Canti celtici” avevo condiviso la teoria che senza consapevolezza e rispetto del passato è impossibile costruire un presente e un futuro degni di essere vissuti, ne Il cerchio infinito mi ha affascinato l’esposizione della ciclicità del tempo, della vita, della natura, in una ripetitività che non avrà mai fine. 
 
Senza fine
Il sole di nuovo sorgerà
l’oriente s’accenderà di luce
in fuga la notte lambita
dal primo chiarore
d’un giorno nuovo.
Un lento scorrer d’ore
e infine il sole
che abbassa il capo
e lento se ne va.
Da ogni giorno che muore
un altro ne rinasce
un eterno rinnovo
nell’infinito cerchio della vita.
 
Un cerchio che non racchiude, non limita, non crea un confine, ma al contrario espande il concetto di tempo e di spazio in cui ogni singola anima si unisce all’altra, fino a creare un’unica anima infinita, che è quella dell’universo.
E’ questo che ho letto nei versi di Renzo Montagnoli. Poesie, sì, ma, con una definizione forse inadatta a un testo poetico, io le definirei: Vita, istruzioni per l’uso. Perché attraverso questo testo possiamo apprendere come porre uno sguardo particolarmente attento sulle cose che ci circondano,
e renderci conto che, anche se siamo infinitamente piccoli, la nostra anima fa parte di un tutto
che è infinitamente grande e mai avrà fine.
 
…Quel che io scrivo
è frutto dell’anima
ciò che io penso
è solo la sua voce.
Dentro di me
l’eternità.
(Dentro di me)
 
Non so se sono riuscita a esprimere le sensazioni che ho ricevuto dalla lettura de Il cerchio infinito.
Se leggere poesia mi fa sentire a mio agio, parlarne mi fa sentire come un elefante che si aggira in una cristalleria.
Non so neppure se ho interpretato bene ciò che l’Autore ha voluto esprimere. D’altra parte credo che nella poesia ogni lettore colga quello di cui necessita, a prescindere dalle intenzioni del poeta.
E a me, questa lettura ha dato tanto. Anche la speranza verso il futuro
 
Benché la luce sia quella
tenue e soffusa del tramonto
e in cielo l’azzurro si stinga
nel blu che annuncia la notte
mi prende una gioiosa malinconia
e forte è il desiderio
di abbracciare il mondo.
 
(Quando il poco è tanto)
 
E con questi versi dotati di una magica profonda semplicitàtermino la mia impressione di lettura de Il cerchio infinito. Spero di non aver lasciato cocci, ma di avervi fatto nascere il desiderio di leggere questa silloge. Forse siete ancora in tempo per farvi, e fare, un bel regalo da mettere sotto l’albero.
 
Renzo Montagnoli
Nasce a Mantova l’8 maggio 1947. Laureato in economia e commercio, dopo aver lavorato per lungo tempo presso un’azienda di credito ora è in pensione e vive con la moglie Svetlana a Virgilio (MN).
Ha vinto con la poesia Senza tempo il premio Alois Braga edizione 2006 e con il racconto I silenzi sospesi il Concorso Les Nouvelles edizione 2006.
Sue poesie e racconti sono pubblicati sulle riviste Carmina, Isola Nera, Prospektiva e Writers Magazine Italia, oltre a essere presenti in antologie collettive e in e-book.
Ha pubblicato le sillogi poetiche Canti celtici (Il Foglio, 2007), vincitrice dell’Edizione 2008 dell’Arcobaleno della vita, e Il cerchio infinito (Il Foglio, 2008).
E’ il dominus del sito culturale Arteinsieme    (www.arteinsieme.net)
Blog: armoniadelleparole.splinder.com/
 
 
Recensione di Milvia Comastri
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 06:50 | link | commenti (4)
categorie: il cerchio infinito
domenica, 31 maggio 2009

La recensione di Katia Ciarrocchi

Il cerchio infinito mini
Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
 
Renzo Montagnoli ne "Il cerchio infinito" ci porta a percorrere quello che è il cammino compiuto da ognuno nel “viale” tra vita-morte annullando tempo e spazio.
La meditazione sull’anima e sulla possibilità dell’immortalità personale domina lo scenario filosofico da sempre; le domande fondamentali sulla vita e sulla morte si presentano nell'essere umano in maniera forte e radicale. L'essere umano, oggi, si trova nel dentro di un contesto storico-culturale nel quale l’esemplare di vita, altalena tra materialismo e il bisogno diffuso e confuso di spiritualismo dell'altro.
“... Camminiamo insieme/nel breve arco di una vita/un ricordo che non muore/per chi ormai è alla fine di quel viale.”
Perché quello che per noi è un tempo breve per un altro essere è tutta una vita.
La capacità di scoprire in sé potenzialità illimitate, una forza che permette di elevarsi alle più alte vette dell’esistenza e di ambire all’aldilà infinito, di una vita oltre la vita, quella che rimane eterna nel tempo non tempo per l'anima.
“...Nessun progetto/a distrarmi dalla soddisfazione di gustare/il sapore della vita,/il profumo di un tempo tutto mio.”
Avere la consapevolezza che questa vita è solo un passaggio e avere la libertà di viverla intensamente in tutte le sue emozioni, che siano esse dolori o gioie, citando Monetti, "Libertà che permette di essere signore e sovrano della Terra come Dio lo è dei Cieli".
Ogni realtà oggettiva è permeata dal palpitare di questa vita che s’infila in ogni vuoto, pulsa, vibra con l’input incessante del suo dinamismo nel moto degli universi: “…Circondata da lucenti ancelle/fa sospirare innamorati/preghiere desideri/fantasie ideali/raccoglie in sé/turbamenti inconsci/di un mistero non ancora svelato/invano riflesso nell’acqua del mare./”, alla poetica dell'eternità si avvicenda una dissimile percezione del tempo, che è inteso come una richiesta di risposte alle domande eterne dell’essere umano, per rendere concreto il ritrovamento di una dimensione più complessa e problematica dell'esistenza.
“…Il mio sguardo correva lontano/immaginava oltre orizzonte/s’inerpicava su rapidi pendii/s’aggrappava alle nubi del cielo/correva con l’acqua dei fiumi/indugiava in pozzi nascosti/si spegneva nel dubbio del nulla/.”, lodevole manifestazione di un arcano che ha radici ben più profonde della ragione d’esistere.
L’uomo appartiene al tempo. Sbocciamo al mondo, passiamo in esso un tempo impercettibile, scompariamo. Vivere e divenire sono strettamente legati l’uno all’altro. Il tempo ci appartiene, e noi, ne possiamo disporre per come meglio crediamo; esso è inafferrabile e spesso per comprenderlo ricorriamo a metafore come quella del cerchio. Tutto è eternamente destinato a ritornare e non c'è “mai nulla di veramente nuovo sotto il sole”. Anche se siamo portati a vedere il tempo come un movimento lineare, dalla nascita alla morte sempre avanti mai all’indietro, “…Il tempo per lei è già passato./Senza più forza senza più voglia/si lascia cadere nell’ultimo volo/di una vita ormai finita./
Montagnoli con “Il cerchio infinito”, induce il lettore ad ampie riflessioni, riflessioni invase da onde ritornanti, verso dove? Verso il nulla o verso un possibile senso ultimo?
In fondo è questo che l’autore si chiede.
Una silloge che consiglio vivamente.
 
                            Katia Ciarrocchi
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:27 | link | commenti (1)
categorie: il cerchio infinito
giovedì, 15 gennaio 2009

La recensione di Laura Costantini

Il cerchio infinito mini
Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
 
 
Un nonno e un nipotino
A passeggio per un viale
Lungo all’infinito per il piccino
Breve come un istante per l’anziano.
La stretta della mano che si allenta
Il bimbo che fugge in avanti
Volgendosi all’indietro
L’immagine dell’altro che sfuma.
(Camminarono insieme)
 
Continua la riflessione di Renzo Montagnoli sulla sostanza stessa del tempo. Se in Canti Celtici il tema portante era il recupero del tempo passato attraverso il culto della memoria, in Il cerchio infinito il tempo è quel frammento di infinito racchiuso tra la nascita e la morte dell’essere umano. E’ quel brevissimo lampo di esistenza che chiamiamo vita e che ci costringe, nel suo essere limitata, a limitare la nostra esperienza con le briglie del rimpianto per tutto ciò che perdiamo, per il tempo che ci rimane estraneo.
Edita, ancora una volta da Edizioni il Foglio, questa silloge poetica testimonia il coraggio mai domo di Gordiano Lupi. In un’epoca che non ama la riflessione, l’introspezione e la consapevolezza, Il Foglio dà spazio, voce e pagina a poeti come Renzo Montagnoli che non ci risparmiano lo scontro frontale con la realtà di ciò che siamo nel profondo.
 
E in questo passar la mano
Alla serena quiete di ore senza fretta,
dolce è abbandonarmi
al ritmico respiro della natura,
vedere finalmente dentro di me.
(Dolce abbandono)
 
Creature destinate ad una breve parabola:
 
Guardo la tua alba
Nella luce
Del mio tramonto
(Il cerchio infinito II)
 
Creature costrette ad avvinghiarci al tempo residuo, nella speranza che ce ne sia ancora, da qualche parte:
 
tronco rugoso orbo di foglie
avvinghiato all’umida ringhiera
sfida il tempo d’inverno
sperando in un’altra primavera
(Il glicine)
 
Creature superbe, convinte di meritare sempre altro da noi stesse:
 
tutto vediamo
tutto vogliamo
tutto purché
non sia dove stiamo
(Nebulosa)
 
Eppure, ci dice il poeta, solo nel coraggio di accettarci fino in fondo, esseri limitati, pulviscolo nello scorrere del tempo, sta la chiave della nostra stessa esistenza:
 
ma gli squarci di luce
che s’aprono in me
sono il premio
della fatica
di conoscer la vita
di sapere chi sono
di vedere la cima
della sacra montagna
(La montagna sacra)
 
Lettura che impone pensieri a volte scomodi. Il tema ricorrente della fine della vita, personalmente, mi rende più affine la prima silloge di Renzo. Quella dove protagonista era lo spirito guerriero degli antichi Celti.
 
                                          Laura Costantini
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:13 | link | commenti (2)
categorie: il cerchio infinito
domenica, 28 dicembre 2008

La recensione di Bruna Alasia

Il cerchio infinito mini
Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
 
La morte ci accompagna da quando veniamo al mondo, ne abbiamo consapevolezza perché se ne parla, pure la sua percezione reale, quale condizione della transitorietà dell'esistenza, nasce da un processo di maturazione che costituisce di per sé un traguardo. Ciascuno di noi, a volte con timore, si è interrogato sul mistero della creazione e la mancanza di risposte è frutto di angoscia. “Il cerchio infinito”, senza pretendere di esaurire le domande fondamentali, ci accompagna a scandagliare  l'umano “passaggio” con una serenità che capovolge  tale ottica.
Renzo Montagnoli, autore della silloge poetica, scrive: “Credo (…) che non avremo mai certezze e  questo è un bene, perché altrimenti comprendendo il perché della vita, questa probabilmente non ci interesserebbe più”. La sete di conoscenza dell'uomo non è mai completamente soddisfatta, per ragioni insite nella sua stessa caducità, ma questa imperfezione porta al senso stesso del vivere, non devia in violenza per l' accettazione, o se vogliamo amore, dell' enigmaticità dell'esistere.
 
La relatività del tempo - un giorno per alcuni esseri viventi può rappresentare un intero ciclo - la relatività della distanza - dai tempi di Cristoforo Colombo  tale concetto è molto cambiato - perpetuano il segreto di un universo infinito in cui nulla è lasciato al caso.
Quale speranza e gratificazione? Renzo Montagnoli risponde:

   Lunga è l'ascesa

   giorno dopo giorno
   istante dopo istante.
   La via è sempre salita
   impervia e scoscesa
   solo con me stesso
   misuro i passi
   mai dritti
   ostacoli
   che intralciano
   canti di sirene
   tentazioni continue
   la terra che m'avvinghia
   vento e pioggia
   gelo e neve
   la cima più lontana
   mai arriverò.
   Ma gli squarci di luce
   che s'aprono in me
   sono il premio
   della fatica
   di conoscer la vita
   di sapere chi sono
   di vedere la cima
   della sacra montagna.


“Il cerchio infinito” è la seconda silloge poetica di Renzo Montagnoli, nel 2007 ha pubblicato “Canti celtici” (edizioni Il Foglio).  Nel 2006 ha vinto il premio Alois Braga per la poesia e il concorso “Les nouvelles” per la prosa.
   
 
                           Bruna Alasia
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:12 | link | commenti (1)
categorie: il cerchio infinito
lunedì, 01 dicembre 2008

La recensione di Mela Mondì

Il cerchio infinito mini
Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
 
Più che ad una riflessione, la poesia di Renzo Montagnoli mi attira verso una meditazione sulla teoria che sta a monte di essa, inviluppata nel “Cerchio infinito”, teoria che si enuncia apoditticamente e si analizza dialetticamente nella scomposizione del cerchio in due realtà: quella dell’anima (Cerchio I: ”tempo senza fine/ catena indissolubile di destini…/soffi di vita ritornati all’eternità”….) e quella del mondo-natura-cultura.
Dall’enunciato la poesia si sprigiona in una liturgia di sentimenti legati a ricordi, ad illusioni e disillusioni, ad accorate tristezza, a melanconiche nostalgie che sembrano naufragare in un mare di solitudine dove la speranza, in un mondo rituale, sempre uguale a se stesso, e dove ci sono soltanto il poeta e la natura, l’uomo e le cose, è àncora che come “goccia…lenta scivola sul petalo del fiore”.
Nel ”Cerchio infinito” sembra di trovarsi nel tempo circolare dei riti stagionali e dei misteri su cui gli Ioni costruirono le loro teogonie e le loro cosmologie, in un circolo che se per certi versi sembra quello della ragione divina nella quale ogni punto unisce principio e fine e chiude tutta la realtà (Eraclito), dall’altro lato sembra una retta dove il poeta, nel suo infinito procedere, trova la “Montagna sacra”.
Sulla via della retta verticalità la vita è sofferenza ,”la via è impervia e scoscesa” perché accadono gli incontri imprevisti,”canti di sirene…vento e pioggia/ gelo e neve”.
Non siamo nel cerchio magico dove comanda il fato e le creature sono passive, sulla verticalità c’è l’uomo partecipe, arbitro e libero nelle sue scelte e può costruirsi la sua storia. Può cambiare la sua relazione con il mondo.
Ma Montagnoli ci trascina dentro il suo “Cerchio infinito” dove aspettiamo di incontrare l’ “Essere” universale ma incontriamo sempre il mondo del molteplice, quel mondo de “La stazione”, del “desiderio”, dei “sogni evanescenti”, un mondo che ci richiama ”l’eterno ritorno” di nietzscheana memoria della lotta tra l’ESSERE ed il nulla e qui il poeta incontra il dolore e la noia perché esso si rivela come il mondo della disgregazione, della limitazione e della miseria. Così mi sembra che il poeta nel momento in cui sembra pronto per consegnarsi all’epos si trasforma in antieroe. Come Nietzsche con il suo “eterno ritorno” credeva di avere eliminato il divino dal mondo invece era proprio con il divino che si scontrava, Montagnoli si scontra nel “l’autunno è prossimo a venire”, e nel vedere arrivare “il silenzio delle cicale”. Senza il divino all’uomo non resta che contorcersi in un anello, sentirsi come blindato in una fortezza volante e contemplare il “caos perfetto” ed il tempo diventa tempo sconsacrato perché lo vive affidato al caso. Allora dobbiamo dire che nelle poesie di Renzo Montagnoli non si respira il divino?
Direi che il suo divino è del tipo parmenideo, ossia è ”Essere” come forma. Ora la forma (il cerchio,il circolo, l’anello, il triangolo, la retta….) ha di sé la caratteristica che esclude ogni relazione e fuori di sé ha il nulla.
In questo territorio metafisico i “ricordi” diventano “dei” e gli “dei” diventano “statue” da contemplare: Non operano. Riescono ad essere soltanto ingombranti.
Il vero Dio di Montagnoli se ne sta fuori sulla “Montagna sacra”, ossia sul suo Olimpo, fuori dagli eventi e quindi è un Dio che non opera. E un dio che non opera non è Dio.
Eppure alla fine si ha l’impressione che il poeta sia errabondo alla ricerca di una spiegazione attraverso i due percorsi di cui abbiamo detto all’inizio. In questo suo errare vagabondo mi sembra di vedere Nietzsche nella Silvaplana quando percepì quella situazione come vissuta e concepì la sua idea dell’ ”ESSERE” esclamando “Io sono la tua affermazione in eterno”.
Montagnoli ci dà l’idea che egli sia il fiume ”che ignora la sua età”, “un incessante fluire di acque mutanti” blindate “tra la limpida giovinezza…/e la pigra e lenta vecchiaia.”, e dove tutto genera primavere e lune sempre uguali a se stesse.
Se le cose stanno così, se tutto si rincorre in una rituale ripetizione, al poeta non resta che rassegnarsi.
Infatti , anche se la scoperta di Nietzsche sull’”ESSERE” fa si che il filosofo dica “Non voglio nulla di diverso da quello che è, non nel futuro, non nel passato, non per tutta l’eternità”, ma ci lascia allo stesso tempo presagire la sua teoria del super-uomo, i versi di Montagnoli ci rivelano un uomo rassegnato, blindato dentro il fato fino a sembrare egli stesso l’anello della ripetizione rituale che da poeta percorre tra sogno e realtà aspettando forse il tempo come flusso di coscienza, quella coscienza cioè che fa di ogni soggetto umano, un essere unico ed irripetibile ossia un essere storico.  
 
                                               Mela Mondì
 
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categorie: il cerchio infinito
lunedì, 10 novembre 2008

La presentazione del 9 novembre alla rassegna della Microeditoria di Chiari.

La presentazione de Il cerchio infinito alla Rassegna della Microeditoria di Chiari è avvenuta nel pomeriggio di domenica 9 novembre, una giornata foriera di cambiamenti climatici con minaccia di nebbia che per fortuna ho trovato al ritorno solo negli ultimi 5 chilometri che separano il casello autostradale da casa mia.
Prima di dire dell’evento vero e proprio mi corre l’obbligo di evidenziare che questa importante fiera del libro quest’anno mi è apparsa un po’ sotto tono, con affluenza limitata il sabato, ma per fortuna più corposa il giorno festivo.
Sempre restando ai numeri c’è da rilevare che purtroppo il numero dei libri venduti è diminuito, anche drasticamente, un fenomeno quasi generalizzato fra i numerosi editori presenti e indubbiamente dovuto alla crisi economica che comincia a farsi sentire pesantemente.
Delle mie opere sono state vendute tre copie di Canti celtici e altrettante del Cerchio infinito, poche, considerando anche che c’era un’offerta, valida per tutto il periodo della rassegna, in base alle quale l’acquisto di entrambi i titoli veniva a costare € 15,00 anziché € 20,00.
La presentazione è avvenuta in questo quadro non di rosee aspettative, di fronte a un pubblico non numeroso, anche se attento.
Pres. 1Ho parlato poco per scelta, ho letto quattro poesie, poi ho passato la parola a Sacha Naspini ed Emiliano Maramonte del Collettivo UBV che hanno presentato la raccolta di racconti Le sette vite di Dalila e Achille.Pres. 2
Pres. 3Indi Maurizio Cometto ha parlato brevemente dei suoi due volumi Il costruttore di biciclette e L’incrinarsi di una persistenza.
Ha chiuso il tempo dedicato dall’organizzazione alle Edizioni Il Foglio la giovanissima Valentina Bellini, che ha presentato il suo primo libro, Kia e il grande muro. Pres. 4
C’è da sperare che la congiuntura sfavorevole non abbia a durare molto, anche se ho fondati timori che i tempi di ripresa non saranno brevi, perché altrimenti la piccola editoria finirà con il trovarsi in difficoltà e tanti scrittori vedranno svanire i loro giusti sogni di pubblicazione.
In questo senso vi invito ad avere nei vostri acquisti un occhio di riguardo per queste piccole, ma indispensabili realtà, fuori dalle logiche, anche di basso livello qualitativo, dei grandi gruppi editoriali.      
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 14:14 | link | commenti (7)
categorie: il cerchio infinito
domenica, 02 novembre 2008

Presentazione alla Rassegna della Microeditoria Italiana di Chiari

Chiari1
L’anno scorso ho presentato in questa bella villa patrizia i Canti celtici, il mio poemetto sull’importanza del recupero della memoria per saper vivere il presente e anche per fare progetti per il futuro.
Poi ho scritto Il cerchio infinito, una silloge sul mistero della vita.
Con la presente annuncio che siete tutti invitati alla presentazione di questo mio ultimo lavoro e che si terrà sempre a Chiari (BS) nel corso della Rassegna della Micreditoria Edizione 2008.
L’evento avrà luogo Domenica 9 novembre alle 16,30, ovviamente a Villa Mazzotti, e al secondo piano, nello studio del conte, analogamente allo scorso anno.
L’ingresso è gratuito e partecipare può essere anche l’occasione per vedere, oltre ai tanti libri esposti, il parco e questa bellissima residenza.
La vostra presenza sarà senz’ombra di dubbio graditissima.
Grazie a chi interverrà e anche a chi non potrà o non riterrà di presenziare.
 
                                                        Renzo Montagnoli
Il cerchio infinito mini
 
 
Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
La vita, nel suo mistero, il tempo, nella sua incertezza, la distanza, nella sua imperfezione, sono il tema di questa silloge. È un tema unico, perché nell’universo tutto è infinito e nulla è lasciato al caso: il tempo, lo spazio, e, lasciatemelo credere, anche la vita (Dall’introduzione dell’autore).
L’elemento di novità che l’autore introduce è la concezione fisica di spazio-tempo nel loro significato comune di distanza, una distanza indeterminata nella quale l’uomo mortale trova la sua espressione di esistenza, cioè quella che chiama “vita”, in tutta la sua enigmaticità, incertezza, incompiutezza e soprattutto impossibilità a modificarla. (Dalla prefazione di Fabrizio Manini).
 
 
Per arrivare a Chiari e a Villa Mazzotti.
 
Dall'Autostrada:
E' possibile raggiungere Chiari dai caselli di Palazzolo S/O o di Rovato dell'autostrada A4 (Milano-Venezia).
Dal casello di Rovato é sufficiente seguire per Rovato centro, continuare per Coccaglio ed arrivare quindi a Chiari.
Troverete la Villa Mazzotti, con il suo grande parco, sulla vostra destra in prossimità del centro.
Dal casello di Palazzolo S/O e' sufficiente seguire per Palazzolo centro, prima di entrare in Palazzolo svoltare in direzione Brescia arrivando a Cologne, quindi seguire le indicazioni per Chiari.
 
 
Dalla Stazione:
La stazione ferroviaria di Chiari si trova sulla linea Milano-Brescia-Venezia.
Uscendo dalla stazione davanti a voi troverete un doppio incrocio con semaforo dove é segnalata la Villa Mazzotti, seguire l'indicazione svoltando a sinistra, oltrepassare l'incrocio successivo proseguendo per Viale Mazzini finché sulla sinistra vi troverete l'imponente cancellata della Villa e il suo parco.
 
 
In Aereo:
Gli Aeroporti più vicini a Chiari sono quelli di Orio al Serio, da dove potrete prendere l'autostrada A4 in direzione Brescia, e di Montichiari, da dove potrete prendere prima l'autostrada A21 in direzione Brescia e quindi la A4 in direzione Milano.
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:17 | link | commenti (4)
categorie: il cerchio infinito
sabato, 25 ottobre 2008

La recensione di Miriam Ballerini

Il cerchio infinito mini
Il cerchio infinito
di Renzo Montagnoli
Introduzione dell’autore
Prefazione di Fabrizio Manini
In copertina “Galassia M 104”
fotografata dal telescopio spaziale Spitzer della NASA
Elaborazione grafica di Elena Migliorini
Edizioni Il Foglio
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Poesia silloge
Pagg. 70
ISBN: 978-88-7606-196 – 7
Prezzo: € 10,00
 
“Il cerchio infinito” è la seconda silloge dell’autore mantovano Renzo Montagnoli. Dopo solo un anno di distanza dall’uscita del suo primo lavoro “Canti celtici”, il poeta ci presenta un libro piacevole sotto diversi aspetti: quello della poesia costituita da versi liberi di ampio respiro. Il loro senso, che come una spirale fatta di diversi cerchi riporta sempre al significato che Montagnoli ha voluto dare all’intero testo.
Di cosa ci parla l’autore? Ce lo spiega lui stesso nell’introduzione: “La vita, nel suo mistero, il tempo, nella sua incertezza, la distanza, nella sua imperfezione, sono il tema di questa silloge”.
Già nella prima poesia che porta lo stesso titolo del libro, troviamo la sera che acquieta e dà modo di pensare che comunque i giorni corrono. Da questo suo intimo pensiero passa a un ampio tutto “dove resta la polvere di anime spoglie, soffi di vita ritornati nell’eternità”.
Da sempre l’uomo si chiede perché si muore, cosa succede, dove si va a finire. Esiste una vita dopo la vita? E Dio? Temi grandi, troppo per noi piccoli esseri umani. E, come ben dice Montagnoli “Il problema è che l’uomo, per sua natura, tende a ridurre ogni cosa alla sua dimensione”.
I testi colpiscono il lettore, lo coinvolgono, tendono a condurlo a riflettere sulla propria esistenza.
Il poeta, uomo fra gli uomini, è vicino a chi legge, intimo, perché anche lui, come tutti, si pone gli stessi nostri interrogativi.
E lo fa compiendo un viaggio fra la natura sempre ben presente e solido valore:
 
PRIMAVERA
 
Raggio dopo raggio
s’infradicia il bianco
gocciolano allegre le grondaie
una carezza di sole
dà l’addio all’ultima neve.
………………………………
 
Confrontando l’età adulta a quella giovane, a come il tempo paia poco per chi ha già viaggiato tanto e molto per chi, invece, compie i primi passi:
 
CAMMINARONO INSIEME
 
Un nonno e un nipotino
a passeggio per il viale
lungo all’infinito per il piccino
breve come un istante per l’anziano.
……………………………………..
 
Oppure mettendoci di fronte a vite diverse per le quali il tempo ha una durata diversa, ma non per questo meno senso.
E l’ansia dell’uomo davanti al tempo che fugge, una paura che è solo umana, perché in natura lo si accetta e si compie il proprio destino, sia quello di una goccia d’acqua, minuscola o lo schermo ampio di un tramonto.
Alcune poesie sono delle vere e proprie meraviglie, ad esempio “Concerto d’anime” o “Dalla finestra”.
Montagnoli scrive con delicata attenzione e tenerezza, guardando al passato e, inevitabilmente, spingendo lo sguardo a quello che ancora deve venire.
Un libro che fa riflettere e riempie, ricco di “leggera” filosofia, recata alla portata di tutti.
 
Miriam Ballerini
 
 
 
 
postato da: RenzoMontagnoli alle ore 07:39 | link | commenti (4)
categorie: il cerchio infinito